martedì 12 giugno 2012
Tutti in barca!
Il sondaggio: Bersani al 31%, Vendola al 23 da Segnalazioniil Fatto 12.6.12
Ormai
appare certo: il Pd convocherà le primarie per scegliere il candidato
premier del 2013. Non sono ancora chiare le modalità di voto, ma
probabilmente si tratterà di primarie aperte a tutti i simpatizzanti del
centrosinistra e non solo agli iscritti Pd (“Primarie d’area” sono
state definite). Ma quali percentuali di voti si potrebbero aggiudicare i
candidati finora annunciati, ovvero Pierluigi Bersani, Nichi Vendola e
Matteo Renzi? Il sito “ilretroscena.it ” ha pubblicato ieri un
sondaggio realizzato dalla società Digis che dà indicazioni a riguardo e
sonda il campo anche su un eventuale gradimento di Antonio Di Pietro –
che per ora sembra fuori dalla “foto di Vasto”.
Per il sondaggio, tra
gli elettori di centrosinistra in generale, il segretario Bersani
porterebbe a casa il 31 per cento dei voti e risulterebbe quindi primo
(anche se con una percentuale ben lontana dal 50 per cento); segue Nichi
Vendola con il 23 per cento e Matteo Renzi con il 19; Antonio Di
Pietro, invece, si fermerebbe al 16 per cento. Diverso lo scenario se il
regolamento prevedesse il voto solo per gli iscritti al Pd. In questo
scenario, Bersani, sempre primo, salirebbe al 42 per cento, ma un balzo
in avanti si registrerebbe anche per Matto Renzi che potrebbe
conquistare il 28 per cento dei voti mentre Nichi Vendola si fermerebbe
al 16 e Antonio Di Pietro all’8. Naturalmente, come tutti i sondaggi,
questi dati vanno presi con le molle, anche perchè mancano ancora alcuni
mesi al voto e tutto, tra candidature, regolamenti e contesto politico,
può ancora succedere.
intervista di Claudia Fusani l’Unità 12.6.12
L’incognita Vendola
Il segretario Pd: quando rimetteremo mano allo statuto faremo come in Francia
Sulla crisi in Europa: «Ancora non si vede un gesto forte per fermare la speculazione»di Maria Zegarelli
l’Unità 12.6.12
di Alfredo Reichlin l’Unità 12.6.12
L’utile lezione della Fiom
di Mario Tronti
l’Unità 12.6.12
Caro
direttore, vorrei tornare sull’iniziativa che ha visto, sabato scorso,
un appassionato confronto tra la Fiom e i rappresentanti della sinistra
politica. È stato un evento importante.
SI È PARLATO DI CONTENUTI DI
UN POSSIBILE PROGRAMMA DI GOVERNO, CHE È IL VERO PUNTO DA METTERE
ALL’ORDINE DEL GIORNO, senza inseguire il vizietto mediatico di
raccontare l’ultima uscita polemica di questo o quel leader. Il
sindacato dei metalmeccanici ha avuto la sensibilità di cogliere
l’urgenza di questo problema, chiamando a raccolta politici,
intellettuali, esperienze associative, il miglior impegno civico che c’è
in giro: e tutto questo, devo dire, nelle migliori tradizioni della
sinistra italiana. Il dialogo, il confronto, se è necessario, lo scontro
tra forze sociali e forze politiche, sui problemi veri delle persone
che lavorano, è il terreno da cui ripartire, in questa confusa fase
della vicenda nazionale.
Il segretario Landini ha messo con forza sul
tappeto l’agenda delle decisioni da prendere sui seguenti temi: la
necessità di una legge sulla rappresentanza sindacale, le iniziative da
prendere per la cancellazione dell’articolo 8, i nuovi livelli di
conflitto che apre questa riforma del mercato del lavoro, il destino
degli ammortizzatori sociali, il discorso sul reddito di cittadinanza,
la revisione dell’ultima riforma delle pensioni, il riequilibrio
fiscale, il dramma dell’occupazione, giovanile e adulta, lo squilibrio
sempre più accentuato dei salari operai, come le statistiche del giorno
dopo hanno ancora evidenziato, e poi nuovo modello di sviluppo, politica
industriale, vedi Fiat, vedi Finmeccanica, e ancora, riforma della
scuola, e ancora, e non certo da ultimo, Europa. Sono temi, nazionale e
sovranazionali, intrecciati al decorso di una crisi, che non si risolve,
che si aggrava. Bersani, Vendola, Ferrero, Diliberto, lo stesso Di
Pietro, a modo suo, si sono misurati, non si sono sottratti, hanno
discusso, alcuni assumendo in toto il pacchetto Fiom, altri
distinguendo, dicendo dei si, dei no, dei forse. Ma meno male! Non c’era
sul tavolo il giochetto delle primarie: chi scende in campo, con chi,
contro chi. E cioè, come si dice, non si guardava il dito, invece che la
luna.
Con la Fiom si può essere d’accordo, o no, sulle singole
proposte. Ma quando si definisce, come ha fatto Airaudo subito
all’inizio, un sindacato autonomo dai partiti, non indifferente alla
politica, non si può che ammirare. Un sindacato non ha bisogno di farsi
partito per fare politica, come qualcuno ingenuamente gli propone, fa
politica, la migliore che si possa fare, facendo bene il sindacato, cioè
difendendo gli interessi dei lavoratori. Lo slogan dell’incontro era
molto bello: «Il lavoro prende la parola: è ora di scegliere». Sono
convinto di una cosa: che rimettere il lavoro al centro è oggi il modo
più efficace per rimettere al centro la politica. Sono le due dimensioni
altamente umane che hanno perso di dignità. Riconsegnargliela, questa
dignità: ecco la base di un programma di governo.
di Stefano Feltri il Fatto 12.6.12
di Massimo Franco
Corriere 12.6.12
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