domenica 22 luglio 2012
Balibar da Althusser alla teoria della cittadinanza
Risvolto
Se le categorie politiche fondamentali fossero rappresentabili sotto
forma di corpi geometrici, la cittadinanza sarebbe uno di quei poliedri
rotanti a superficie riflettente che creano insieme effetti luministici e
zone d'ombra. Con sapientissimo discernimento Etienne Balibar scruta
una a una le facce di quel solido, più numerose - e molto più incrinate -
di quanto si potrebbe supporre. Il significato dell'essere cittadini
era infatti tutt'altro che univoco e pacificato, già agli albori della
politica in Occidente. E la modernità lo ha mostrato ancor più
enigmatico e conflittuale. Indissociabile dalla democrazia, e dalle
rivendicazioni di uguaglianza e libertà da cui essa trae origine, la
cittadinanza si ridefinisce ogni volta all'interno della contraddizione
irrisolta tra vocazione universale dei principi e dispositivi selettivi
che regolano l'appartenenza a una comunità politica. Non tutti sono
cittadini, ancne all'interno di uno stesso Stato-nazione. Fu detto che
"alcune persone sono nella società senza essere della società". La
dinamica di inclusione ed esclusione continua a generare drammatiche
asimmetrie, a operare aperture e chiusure soprattutto oggi, in un
momento di particolare fragilità dello spazio pubblico e di
trasformazione della sovranità nazionale. Troppe antinomie dunque nella
cittadinanza? Balibar non se lo nasconde, ma sa che rinunciarvi
equivarrebbe a negarsi la possibilità di ideare nuovi modi di autonomia
collettiva, in una parola di democratizzare la democrazia.
Ermanno Bencivenga Domenicale 15 luglio 2012
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