Continuiamo a restare in attesa dello sciopero generale previsto "entro maggio" [SGA].
di Eugenio Scalfari Repubblica 21.10.12
Con la Cgil «l’Italia che non si arrende» Piazza San Giovanni piena. Camusso: la politica del rigore ha fallito, ora si cambi rotta Il 14 novembre di nuovo in marcia con i sindacati europeidi Massimo Franchi l’Unità 21.10.12
Assumiamo che Pier Luigi Bersani non riesca a vincere le primarie del Pd al primo turnodi Angelo Panebianco Corriere 22.10.12
Melandri Maxxi arroganza
di Rocco Moliterni
La Stampa 22.10.12
Nei
giorni scorsi dopo la nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del
Maxxi, più che le proteste scontate della destra (ma a parti invertite
cosa avrebbe detto o fatto la stessa Melandri se avessero nominato
Bondi, in qualità di ex ministro «che ha aperto il museo»?), ha sorpreso
l’arroganza della neo-nominata. Un’arroganza che in alcune occasioni ha
toccato punte surreali come quando ha sostenuto che quello che contava
non era il giudizio di politici invidiosi ma di un’archistar come Zaha
Hadid. Ora la Hadid avendo ricevuto, grazie alla Melandri, una parcella
immaginiamo cospicua per progettare il museo, ci mancherebbe altro che
non fosse contenta. Oppure quando l’ex ministro per la Cultura dall’alto
della sua competenza ha affermato che il presidente della Tate guadagna
300 mila sterline l’anno, confondendolo con il direttore (il presidente
non becca un penny).
Certo la Melandri può dire che a sostenerla c’è
stato il comunicato dell’Amaci (l’Associazione dei musei d’arte
contemporanea). Ma, come più volte si è scritto in questa rubrica, la
vera debolezza dei musei d’arte contemporanea italiani è proprio quella
di essere in balia dei capricci dei politici: in assenza di capitali
privati che nessuno sa o vuole davvero cercare, sono gli assessori a
permettere che la baracca vada avanti. Quindi è naturale che l’Amaci
appoggi anche questo capriccio-pasticcio di un politico camuffato da
tecnico al vertice del Maxxi (museo che fa parte dell’associazione).
Peraltro rimediando, come dicono a Firenze, una figura «cacina»: da sei
mesi l’Amaci elemosina un incontro con Monti (Ornaghi li snobba
pubblicamente non partecipando neppure alla presentazione delle giornate
del contemporaneo promosse dalla stessa associazione) e loro che fanno?
Si congratulano con la Melandri per la nomina e con il ministro per
avere rispettato la scadenza di fine commissariamento del Maxxi senza
neppure fare un accenno alla latitanza del Governo nel campo del
contemporaneo, e soprattutto senza chiedere criteri seri per la scelta
dei vertici dei musei (la nomina scriteriata della Melandri al Maxxi fa
il paio con quella di Giovanni Minoli a Rivoli, peraltro i due sono
anche cugini). Come direbbe Nanni Moretti, allora ve la meritate la
Melandri.
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