mercoledì 31 ottobre 2012
Politica
il manifesto 2012.10.31 - 01 PRIMA PAGINA
DOPO IL VOTO
COMMENTO - Alfonso Gianni da dirittiglobali
il manifesto 2012.10.31 - 01 PRIMA PAGINA
SINISTRA
COMMENTO - Enrico Grazzini da politicasocial
Ma l'ex leader del Prc Giordano frena: è fantapolitica La formazione potrebbe chiamarsi «Italia, bene comune»di Maria Teresa Meli Corriere 28.10.12
“Al bando gli estremismi”. Bersani: risultato storico. Scompaiono Sel e Idv
di Annalisa Cuzzocrea Repubblica 30.10.12
I centristi ora non escludono la coalizionedi Goffredo De Marchis Repubblica 30.10.12
Repubblica 31.10.12
Il Pd cede un voto su quattro boom tra gli ex delle civiche ecco dove ha pescato Grillo
di Michele Smargiassi
La Stampa 31.10.12
Patto Casini-Bersani su Lazio e Lombardia resta il nodo VendolaColloquio alla Camera. L’Udc: fuori Sel
di Carlo Bertini
La crisi è profonda: basterà una maggioranza relativa?
di Emanuele Macaluso
l’Unità 30.10.12
Il voto rispecchia la crisi politica e sociale in Sicilia. Ma è un
segnale per il Sud e il Paese. L’astensionismo è il dato inquietante:
cittadini che non volevano più votare per i partiti tradizionali, né
dare un voto protestatario a Grillo.
Il quale, però, ha raccolto una gran parte degli indignatos siciliani.
Il fatto che in questo marasma, la coalizione Pd-Udc abbia parzialmente e
significativamente retto, è un altro segnale per la sinistra e per il
centro. In questo dopoguerra la Sicilia ha conosciuto momenti in cui i
movimenti contestavano e si contrapponevano ai grandi partiti nazionali
impegnati a dare al Paese la Repubblica e la Costituzione. Dopo lo
sbarco alleato del luglio del 1943 in Sicilia si manifestò un forte
movimento separatista, soprattutto nelle grandi città Palermo, Catania e
Messina che coinvolse il ceto medio urbano tanti giovani di destra e di
sinistra.
La costruzione dei partiti nazionali e dei sindacati fu faticosa,
soprattutto per quelli di sinistra; la Dc aveva radici nel Partito
popolare di Sturzo e godette dell’impegno di gran parte del clero. Dopo
il separatismo arrivò l’ondata monarchica insieme al movimento dell’Uomo
Qualunque che ottennero un grande successo nel referendum
istituzionale, nelle elezioni per la Costituente del 1946, nelle
amministrative: governarono le città di Palermo e Catania e altri
copoluoghi. Fu il grande movimento contadino, proprio nel 1946-47 e il
grande impegno politico e organizzativo del Pci e del Psi, uniti nel
Blocco del Popolo, ad affermare la forte presenza della sinistra, nelle
prime elezioni regionali del 1947. La risposta della destra agraria e
della mafia fu la strage di Portella delle Ginestre.
Con le elezioni del 1948, le forze conservatrici si radunarono nella Dc e
i movimenti separatisti, monarchici e qualunquisti verranno assorbiti
dal partito di De Gasperi. La Sicilia per 7 anni (48-55) fu governata
dai governi di centrodestra presieduti da Franco Restivo, uomo colto e
abile della conservazione siciliana. Ma la sinistra resse e resse bene,
organizzando un blocco sociale e politico alternativo alla Dc. E quando a
Roma entra in crisi il centrismo degasperiano, a Palermo entra in crisi
il centradestra restiviano (1955) e si apre una fase di lotte politiche
che provocheranno una scissione nel blocco sociale conservatore e nella
Dc, con un movimento popolare guidato da un democristiano sturziano,
Silvio Milazzo. Il movimento milazziano, nel quale confluisce la piccola
e media impresa siciliana, grazie all’iniziativa del Pci, mosse verso
sinistra. E anche se non resse all’urto dei grandi poteri nazionali e
siciliani, facilitò l'avvento anticipato del centrosinistra (1961). Il
quale dopo un inizio positivo, si consumò in una gestione clientelare
della Regione, con una espansione della burocrazia e della spesa
pubblica improduttiva che ha alimentato un sistema di potere inquinato
dalla mafia.
Un sistema che alla fine degli anni Settanta entra in crisi anche perché
nella Dc e nella società c’è un sommovimento che trova un riferimento
nella svolta impressa da Moro sul piano nazionale. Sono gli anni di
Piersanti Mattarella, dei suoi tentativi di intesa con il Pci, del
mutamento di clima che si respira anche nel Palazzo di Giustizia dove
operano magistrati che si chiamano Costa, Chinnici, Terranova e poi i
giovani Falcone, Borsellino e altri. Sono gli anni in cui imperversa il
terrorismo mafioso che massacrerà quei magistrati, Mattarella, La Torre,
Dalla Chiesa e tanti altri servitori dello Stato. E in questo clima
rovente nasce il movimento della «Primavera» di Palermo che mette in
crisi la Dc e in giuoco il Pci. Un movimento che ha come leader Leoluca
Orlando, il quale, però, tende a personalizzarlo e a dargli un carattere
giustizialista, a cui si associò il Pci entrando così nel cono d’ombra
dell’orlandismo.
E ancora una volta si manifesta un movimento che appare travolgente
negli anni del collasso di Dc e Psi. Il movimento dei sindaci in Sicilia
mieteva successi impensabili: la sinistra in quell’onda vinse a
Palermo, Catania, Messina e in tutti gli altri capoluoghi, mentre i
partiti decadevano. Orlando a Palermo ottenne nel 1993 più del 70%. Ma,
un anno dopo, nel 1994 il movimento berlusconiano di Miccichè, Dell’Utri
e soci ottenne 61 seggi e zero la sinistra. E, ancora una volta, pochi
mesi fa Orlando ottenne a Palermo più del 70%, ma ora il suo partito
personale è sparito. Mentre scrivo sembra certa che la coalizione Pd-Udc
guidato da Crocetta avrà la maggioranza relativa. Ma come sarà
governata, se sarà governata, la Sicilia, dove i problemi aperti
appaiono insolvibili? Chi avrà la forza di riformare radicalmente una
Regione dove il bilancio non copre le spese dei dipendenti, dei
consulenti e dei clienti?
Il partito più forte in Sicilia non è un partito, è un movimento di sola
protesta e tale resterà. La destra consuma una crisi irreversibile, i
partiti «locali» di Lombardo e Miccichè appaiono residuati di un tempo
che non c'è più. La sinistra è debole e di incerta costituzione. Il
centro dell’Udc è un insieme di ex Dc senza una chiara identità. Il mio
non è un pessimismo cieco. Guardo la realtà, sperando che si radunino
attorno al centrosinistra forze sociali e culturali che guardino con
preoccupazione questa realtà e mettano mano a una ricostruzione che dia
dignità alla politica e senso ai partiti. Se non ci sarà questa
consapevolezza, la crisi siciliana, intrecciata con quella del Paese,
può assumere caratteri imprevedibili. Riflettiamo tutti, anche a Roma.
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