Che
il partito di Grillo - a prescindere da qualunque giudizio sulla sua
proposta politica e sulla sua forma strutturale - fosse nato dagli
errori dei comunisti e della sinistra radicale, che con la loro
subalternità al PD gli hanno lasciato un'autostrada aperta, era
abbastanza chiaro a chi avesse un minimo di dimestichezza con la
politica e soprattutto a chi ha avuto la sventura di vivere la vita
politica italiana degli ultimi decenni militando in Rifondazione
Comunista (ai tempi di Bertinotti ma anche dopo). Adesso una prima
indagine sociologica del Mulino conferma questa impressione: "... il
voto per il comico-politico è fatto da operai (la percentuale più alta,
il 29,5), poi da dipendenti privati (28,5), lavoratori autonomi e
partite Iva (27,4), studenti (25,3)...". Ovviamente, questa ricerca dà anche utili indicazioni per il futuro, a chi non voglia ripetere
gli errori politici del passato e a chi si è finalmente liberato della
sudditanza nei confronti del PD. [SGA].
Il partito di Grillo, Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini, il Mulino
Risvolto
"Per anni ci hanno abituato che un
politico se aspettavi un po’ diventava un pregiudicato, ma mai il
contrario, che prendi un pregiudicato, aspetti un po’ e diventa
politico"
Capace di suscitare entusiasmi e speranze pari ai
timori e alle ripulse, il "grillismo" sembra più di una meteora del
costume: forse sarà un nuovo protagonista degli equilibri politici
italiani, forse – come promette e minaccia – li farà saltare. In ogni
caso, sarà bene conoscere il fenomeno più da vicino, al di là del
clamore giornalistico. Con l’aiuto dell’Istituto Cattaneo, il lettore
potrà scoprire le ragioni del successo del M5s e potrà quindi, alla
vigilia delle prossime elezioni politiche, su cui Grillo si sforza
quotidianamente di mettere un’ipoteca, inquadrare bene il movimento e la
sua organizzazione dentro e fuori la rete, il rapporto tra la base e il
condottiero-blogger, le relazioni tra eletti e militanti, l’uso delle
tecnologie informatiche e della "web democracy", il ruolo delle
tradizioni civiche e la capacità di proiezione a livello nazionale.
Piergiorgio Corbetta è professore ordinario di Metodologia della
ricerca sociale nell’Università di Bologna. È da molti anni tra gli
animatori dell’Istituto Cattaneo, di cui è stato a più riprese
direttore. Elisabetta Gualmini è professore ordinario di Scienza politica nell’Università di Bologna. È presidente dell’Istituto Cattaneo.
Una forza nata nella sinistra radical
Il partito Grillo, a cura di Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini, è edito da il Mulino
di Elisabetta Gualmini La Stampa 30.1.13
Esce
domani Il partito di Grillo , una ricerca edita da il Mulino a cura di
Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini. Pubblichiamo qui
un’anticipazione dall’introduzione della Gualmini.
Vi sono
infatti due distinte modalità per relazionarsi sul piano della ricerca a
questo fenomeno totalmente nuovo per il sistema politico italiano. La
prima è quella di analizzare in via prioritaria le caratteristiche della
leadership di Grillo, il suo ruolo e il suo messaggio politico, e i
suoi rapporti con la base. La seconda modalità è quella di esaminare
appunto chi sono, da dove vengono e perché si sono mobilitati gli
attivisti del M5s. Noi abbiamo privilegiato questa seconda prospettiva,
non soffermandoci tuttavia solamente sull’osservazione del presente (per
di più ambiguo e sfuggente data la fase di profonda instabilità – anche
per crescita – in cui il Movimento si trova oggi), ma allungando lo
sguardo anche al passato e – per quanto possibile – al futuro, cercando
di avanzare alcune ipotesi sulle linee evolutive del Movimento e
cercando di capire in quale traiettoria della storia dei partiti
occidentali ed europei esso si posiziona. (...)
Se guardiamo alla
fase iniziale del M5s, ci troviamo davanti a una forza politica che
affonda le proprie origini nell’humus dei movimenti e dei partiti della
sinistra libertaria e radicale, da cui sono nati ad esempio i partiti
dei Verdi in Germania e in altri Paesi europei. Si tratta di quella
silent revolution caratterizzata dalla lotta per l’affermazione di
valori trasversali, postideologici e post-materialisti come i diritti
civili e di pari opportunità, la pace, lo sviluppo solidale e
l’ecologia. Grillo non è estraneo a questo ambiente culturale, almeno
nelle sue rivendicazioni iniziali (contro le multinazionali, a favore di
un commercio globale più equo, ecc.).
La sua vicinanza all’area
della sinistra è testimoniata poi, sempre agli inizi, dalle prime
esibizioni «politiche» alle feste dell’Unità tra gli anni ottanta e
novanta, dall’appoggio, seppure turandosi il naso, al governo Prodi del
2006 e dal tentativo di candidarsi alle primarie per la segreteria del
Pd nel 2009.
Durante le amministrative 2012, tuttavia, il M5s inizia
ad attrarre consensi dagli elettori del centrodestra, anche a fronte
dello sfacelo della Lega di Bossi sotto la scure degli scandali e della
corruzione, e della frantumazione del Pdl berlusconiano, assumendo una
natura sempre più «pigliatutti». Un movimento dunque che nasce in
opposizione al sistema vigente dei partiti, di cui si denuncia
l’inefficacia e il degrado secondo un arcinoto repertorio populista, e
che poi finisce per essere esso stesso un partito, con i propri eletti
nelle assemblee regionali e comunali alle prese con problemi intricati
da gestire e da risolvere. Un non-partito che assume le vesti del
partito, benché con specificità e caratteristiche proprie che qui
esamineremo. Che all’inizio raccoglie i transfughi della sinistra e che
poi si sposta verso destra, collocandosi alla fine oltre qualsiasi
rigida dicotomia tra sinistra e destra. (...)
Se poi guardiamo ai
dati elettorali successivi alle amministrative 2012, l’identikit
dell’elettoretipo del M5s conferma da un lato la predominanza del
centrosinistra, ma dall’altro la crescita importante della componente di
centrodestra. Nel post-elezioni 2012, su 100 elettori intenzionati a
votare per il M5s, il 34,5% viene da Pd e Idv, cui si aggiunge l’11,8%
dalla Sinistra arcobaleno, per un totale del centrosinistra pari al
46,3. Il 33,8% viene da Pdl-Lega-Mpa e il 5,1% dall’Udc, per un totale
del blocco di centrodestra pari quasi al 39%.
Grillo, la classe operaia in paradiso assieme alle partite Iva
Da dove vengono politicamente e socialmente gli elettori cinque
stelle? Viaggio col Mulino in un mondo di post-sinistra, operai,
studenti, lavoratori autonomi
C’ è un elemento che di solito sfugge, nel vasto blaterare a
proposito del Movimento di Beppe Grillo; è quello che riguarda la sua
composizione sociale e il suo carattere post-ideologico. È vero, il
«partito di Grillo» è un movimento trasversale, ma se ascoltiamo i suoi
simpatizzanti, se ci parliamo, non possiamo non sapere che hanno molto
spesso una chiarissima provenienza politica, almeno in partenza. E poi, è
il secondo punto, questo elettorato vede crescere costantemente alcune
categorie dimenticate che potremmo definire - usando un copyright
sfortunato di D’Alema - «una costola della sinistra». Abbiamo davanti un
voto (anche) molto operaio, che attrae tanto gli studenti universitari,
che pesca molto tra i disoccupati. Se non è sinistra questa, almeno
geneticamente... Non è per caso che Grillo provò a iscriversi alle
primarie del Pd (cosa che gli fu negata, contribuendo però ad
alimentarne la crescita).
Si tratta di due caposaldi che segneranno un punto fermo nelle
infinite disquisizioni sui militanti cinque stelle, sul loro supposto
qualunquismo e sull’estraneità a un orizzonte politico vero e proprio.
Un’inchiesta miliare del Mulino che ha potuto studiare in anteprima,
curata da Elisabetta Gualmini e Piergiorgio Corbetta ( Il partito di
Grillo ), lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio. Solo in epoca
recentissima Grillo va a pescare anche a destra, ma dalle elezioni
amministrative del 2012 in poi il voto per il comico-politico è fatto da
operai (la percentuale più alta, il 29,5), poi da dipendenti privati
(28,5), lavoratori autonomi e partite Iva (27,4), studenti (25,3). È da
sempre relativamente meno attraente, invece, per chi lavora nel settore
pubblico, e per pensionati e casalinghe. È fatto sì di tanti giovani, ma
il suo cuore è tra i 35 e i 44 anni, non tra gli universitari. Il
livello di istruzione è medio, o medio alto, i diplomati e i laureati
sono rispettivamente il 27,3 e il 23,7, percentuali notevoli, se
consideriamo i tassi di analfabetismo di ritorno ancora agghiaccianti
tra i votanti degli altri partiti. (...)
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