martedì 15 gennaio 2013
Una lettura revisionistica della guerra di Liberazione
Alberto Leoni: Il paradiso devastato. Storia militare della Campagna d'Italia 1943-1945, Ares
Risvolto
Il
10 giugno 1940 l’Italia entrava nella Seconda guerra mondiale, il più
rovinoso conflitto della storia umana. Dopo aver subìto il martirio di
durissimi bombardamenti, il suo territorio venne invaso dagli Alleati il
10 luglio 1943: da quel momento l’intera Penisola, da Capo Pachino a
Domodossola, diventò una sconfinata arena di battaglia, in cui si
affrontarono centinaia di migliaia di combattenti provenienti da ogni
angolo del Globo. Per la prima volta uno storico italiano ricostruisce
ogni singolo tassello di quella interminabile Campagna, non confinando
la prospettiva al campo della politica o della guerra civile, ma
approfondendo l’analisi dei protagonisti militari di quel conflitto,
ossia delle macchine da guerra alleate e naziste. È una narrazione del
volto sporco della guerra fatta dalla prospettiva dei soldati, che
furono prima di tutto uomini, dei loro slanci come delle loro paure: è
un racconto «dal basso», nel solco della migliore storiografia
anglosassone, dove sono dettagliate tutte le tappe di una via Crucis di
spettrale ampiezza: le spiagge della Sicilia, come quelle di Salerno e
di Anzio, la Linea Gotica, il baluardo di Cassino, Ortona, la
«Stalingrado d’Italia», fino alla breccia di Argenta, l’ultima battaglia
che consentì lo sfondamento e la vittoria finale. Alberto Leoni ha dato
voce a una miriade di eroi dimenticati o sconosciuti, come i fanti
canadesi, i temerari fucilieri nippoamericani, i gurkha dai pugnali a
lama ricurva, nonché gli implacabili paracadutisti tedeschi, i famoso
Diavoli verdi. I loro nomi costellano i tanti cimiteri militari presenti
nel nostro Paese.
In ogni pagina di questa «storia di storie», Leoni riscopre
la Resistenza come valore unificante della Nazione e come risposta
morale nello sfacelo dell’8 settembre 1943, ma ha saputo anche andare
controcorrente ricordando, per esempio, il coraggio e l’abnegazione dei
tanti combattenti che scelsero l’«altra» guerra militando nelle truppe
della Repubblica Sociale italiana.
IL GIORNALE del 7/1/2013
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