lunedì 18 febbraio 2013
André Tosel sullo sviluppo delle forze produttive nell'era digitale
Il patrimonio
scientifico-tecnologico fra lunga durata e attuale emergenza
La tradizione italiana marxista di riflessione sulle scienze e il loro uso
sociale è sempre stata reticente nei confronti del realismo epistemologico,
marcata dallo storicismo e dall’idealismo soggettivo: bisogna risalire alle
opere troppo trascurate e notevoli di Ludovico Geymonat (e di certi dei suoi
alunni) – come tra l’altro Filosofia e filosofia della scienza (1960), Scienza
e realismo (1970) e la monumentale Storia del pensiero scientifico e filosofico
- per vedere proposta un’interpretazione materialista e dialettica della storia
della conoscenza scientifica, che difenda del tutto l’obbiettività di questa
conoscenza e la sua necessaria utilizzazione da parte delle forze desiderose di
trasformare la società capitalista. Bisogna anche tenere conto del materialismo
leopardiano di Sebastiano Timpanaro, critico di qualunque progressismo.
Il riferimento al materialismo dialettico, ispirato all’Engels della Dialettica della natura ed a Lenin, è ancora più rara, tanto fu
compromessa dal percorso del dia-mat sovietico. È un segno del tempo che alcuni
filosofi, Roberto Sidoli, Massimo Leoni e Daniele Burgio, osino ritornare su
questo problema riferendosi ancora a Marx, Engels, Lenin, pur sempre rimanendo
consapevoli che la prospettiva di un’ontologia materialista generale,
dall’atomo alla Storia, ha perso qualunque giustificazione e che il sogno della
filosofia che si trasforma in una scienza enciclopedica delle scienze è o
impossibile o da incubo...
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