lunedì 25 febbraio 2013
Compagno San Paolo. Tradotto il libro di Zizek e Milbank
Risvolto
Dopo il serrato dibattito su La mostruosità di Cristo, John Milbank e Slavoj Žižek si ritrovano focalizzando le loro riflessioni su Paolo di Tarso, ovvero San Paolo apostolo.
Figura
profondamente complessa, egli è stato capace di influenzare, tanto
positivamente quanto criticamente, tutto il pensiero occidentale, fino
alla sua attuale riscoperta filosofica, in particolare, nelle originali
formulazioni di Giorgio Agamben a Alain Badiou. La
riattualizzazione, in chiave non solo politica, del pensiero paolino,
viene qui declinata, da una parte, secondo la prospettiva
filosofico-teologica, radicale e paradossale, di Milbank, e, dall’altra,
secondo quella genialmente irriverente di Žižek. E
Paolo diviene, così, pretesto assolutamente non banale per un dialogo
agonico sul futuro della filosofia, della politica, e oltre.
È
possibile che colui che Nietzsche bollava come il «persecutore di Dio»
possa diventare il “persecutore” del nichilismo contemporaneo, prezioso
alleato contro l’idolatria del capitale già denunciata da Walter
Benjamin?
SCAFFALE · «San Paolo Reloaded», edito da Transeuropa
Paolo di Tarso, quasi un Lenin mediterraneo
Un libro che è un parco giochi teologico e filosofico, in cui Zizek asserisce che il cristianesimo è troppo prezioso per essere lasciato a fondamentalisti e agguerriti conservatori
ARTICOLO - Claudio Canal il manifesto 2013.02.23 - 11
Come si fa a recensire il libro di un filosofo come Slavoj Zizek, star
mondiale del pensiero pre/post/trans? Uno che, vivo e vegeto, a
colazione può godersi la lettura dell' International Journal of Zizek
Studies ? Che dalle prime righe di un qualsiasi suo libro ti trascina su
un ottovolante speculativo da cui atterri stordito? Se non sei un
lettore ben temperato il rischio è di venire sballottato tra idee e
contro idee e di sentirti, alla fine, un verme. Non mi risulta che tra
le tipologie dell'argomentare filosofico ci sia la civetteria, anche se
Georg Simmel gli ha dedicato un acuto saggio cent'anni fa. Zizek ti
strizza l'occhio, poi ti volta le spalle e di nuovo ti prende per mano
per abbandonarti subito dopo. Qualche volta sembra stupirsi da solo
della propria arditezza intellettuale o della trita banalità che gli è
appena sfuggita. Se poi ci mette di suo anche la meritoria casa editrice
che traduce l'accademico titolo del libro qui in questione Paul's New
Moment. Continental Philosophy and the Future of Christian Theology con
San Paolo Reloaded. Sul futuro del cristianesimo , si capisce che non
c'è solo Zizek a zizekkare (Transeuropa, Massa, a cura di Alice Gonzi e
Damiano Bondi, euro 19,90). Se dobbiamo dunque fare download tra le
nostre reti neurali delle 192 pagine di questo straordinario parco
giochi filosofico- teologico e se vogliamo stabilirne la reciproca
compatibilità, sarà meglio partire dal più breve e più veemente dei
cinque saggi che compongono il libro (due appartengono a John Milbank,
teologo anglicano fondatore della Radical Orthodoxy ): Una meditazione
sul Cristo sulla Croce di Michelangelo. Interpretando il disegno del
Crocefisso per Vittoria Colonna Zizek si concede la più esplicita
dichiarazione di «fede» politica: «Il legame tra la comunità cristiana e
il movimento progressista è cruciale...una comunità che segua il
modello della comunità cristiana originaria: una comunità di
emarginati... Ecco perché io e molti altri filosofi di sinistra... siamo
così interessati a rileggere, riabilitare, e riappropriarci
dell'eredità di Paolo...Io sostengo che se perdiamo questo momento
cruciale - il momento della realizzazione dello Spirito Santo come una
comunità di credenti - noi vivremo in una società davvero triste, in cui
l'unica scelta sarà tra il volgare liberalismo egoistico o il
fondamentalismo che lo contrattacca. Ecco perché io - esattamente un
radicale di sinistra - penso che il cristianesimo sia una cosa troppo
preziosa per lasciarlo ai fondamentalisti conservatori. Dovremmo lottare
per esso. Il nostro messaggio non dovrebbe essere, 'Potete tenervelo',
ma «No, è nostro. Voi lo state rapendo'». Dunque, una dose di
cristianesimo da iniettare in una sinistra anemica e impotente, affetta
da un relativismo, che, quando va bene, si impegna a correggere le
storture dei modi di vita, invece di criticarli alla radice, immersa
com'è in una universale compassione multiculturale in cui tutto può
essere decostruito, anche i rapporti di produzione e lo sfruttamento che
generano. Michelangelo rappresenta il «Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?» gridato da Gesù sulla croce come un gesto di ribellione e
di accusa. Cristo-Dio è diviso dal Dio-Padre, la sua fede vacilla, per
un momento diviene ateo. Dio abbandonato da Dio, Dio che non crede in sé
stesso. Zizek vede in questo Dio michelangiolesco un Dio impotente (un
Michelangelo influenzato in realtà da Vittoria Colonna e non viceversa,
ma questo Zizek sembra non saperlo) e lo traduce, affidandosi al suo
adorato Lacan, come il grande Altro , che muore sulla croce e con lui
muore la garanzia di significato globale su cui contare e avere fiducia.
Il Pezzo Grosso sistemerà alla fin fine tutto, dice la religione, lui
sa cos'è meglio per noi e come sia la vera armonia del mondo e il suo
destino. Niente di più falso, ribatte Zizek, il Garante supremo non
garantisce niente, ha dubitato di se stesso, là, appeso ai chiodi, però
ha fiducia in noi, manda lo Spirito santo, e Dove due o tre sono riuniti
nel mio nome, lì sono i mezzo a loro e così la comunità si costituisce e
agisce. Nel nostro tempo, obietto io, il Paraclito deve essere in pausa
pranzo, ma per Zizek questa è l'eredità del cristianesimo, un'istanza
etica che ci carica dell'onere di organizzarci, perché la spinta del
nostro sviluppo storico, l'economia sacrale, il mistico mercato, la
sragione del capitalismo, se non l'abbiamo ancora capito, porta alla
catastrofe. La storia non è dalla nostra parte, come sosteneva il
marxismo classico con il suo proletariato salvatore atteso, predestinato
e necessario dell'umanità, ci tocca invece andargli contro, agire di
puro volontarismo contro la necessità storica. Non c'è nessun grande
Altro su cui fare affidamento, c'è solo la nostra libertà radicale di
contrastare o no la grande marcia della storia verso il disacon cui
criticamente dialogare Alain Badiou e il suo autorevole San Paolo.
Fondazione dell'universalismo (Cronopio, 1999). «Senza la Legge il
peccato è morto» , scrive l'apostolo e Zizek: «una legge che genera la
propria trasgressione giacché ne ha bisogno per affermarsi come legge».
Come uscire da questo circolo vizioso in cui è l'atto stesso della
proibizione che dà origine al desiderio di trasgredirla, in cui legge e
trasgressione si generano e si alimentano a vicenda? Nell'analitica del
presente, come resistere al capitalismo che satura ogni cosa, i nostri
desideri e i nostri sforzi di resistergli, che cattura ogni nostra
cognizione e impulso? Per farla breve: non con la perversione , dice
Zizek parlando in lingua lacaniana, che è una trasgressione interna alla
Legge (economica, politica, sessuale, religiosa...), che ad essa fa
comunque riferimento, specchiandosi, ma con una radicale destituzione
soggettiva o isteria o separazione dall'ordine simbolico dominante,
sospensione della Legge, disconoscimento dell'Altro, fino ad accettare
il vuoto della propria non-esistenza, della propria morte simbolica. È
da questo attracco paolino che Zizek salpa per esplorare la possibilità
di un materialismo cristiano apocalittico. stro e l'apocalisse. «Nel
capitalismo può ravvivarsi una religione, vale a dire, il capitalismo
serve essenzialmente alla soddisfazione delle medesime ansie,
sofferenze, inquietudini, cui un tempo davano risposta le cosiddette
religioni» scriveva Benjamin, richiamato da John Milbank e trascritto
dai curatori del libro. Kapitalismus als Religion, Capitalismo come
religione. Per fermarlo c'è bisogno di una «religione» altrettanto
forte. Ma come si ricarica Paolo di Tarso in questa grandiosa baraonda
teoretica? Guardandolo, dico io, come un Lenin mediterraneo e cristiano,
e non so se Zizek questa me la passerebbe. Ma quale Paolo? La ricerca
storica ed esegetica è da più di un secolo che oscilla tra Paolo come
«vero» inventore del cristianesimo, e Paolo che non è cristiano per
niente, mentre quella che viene chiamata la «radical new perpective» si
affanna a dimostrare che la teologia paolina è paradossale,
asistematica, incoerente, tutta legata a situazioni contingenti. Zizek
non è interessato a questi sviluppi di ricerca, Milbank un po' di più.
Di Paolo gli importano alcuni fulcri teorici che estrae da tutto il
corpus paolino, ma soprattutto scavando la lettera ai Romani che gli
appare come un testo proto-psicoanalitico , avendo come spalla
«SUPERSTAR», KAMERA SKURA, PRESSO L'AMOYA DI PRAGA
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