mercoledì 20 febbraio 2013

Mario Tonti

Se gli elettori di Ingroia

L’appello degli intellettuali una sfida per Rivoluzione civile

di Mario Tronti l’Unità 20.2.13


Vorrei tornare un momento sull’appello che personalità della cultura hanno rivolto agli elettori per un voto alla coalizione di centrosinistra. Uno dei pochi veri eventi di questa campagna elettorale, che nel testo viene definita confusa, rissosa, menzognera, e non certo per colpa della suddetta coalizione, l’unica che abbia mantenuto il tono di un discorso ragionato.
Ma le cose vanno così. Se non strilli, ti dicono che non stai dicendo niente. Se non fai una proposta folle, ti dicono che non hai proposte da fare. E poi. Dovremmo esserci abituati, tuttavia ogni volta è una sorpresa: vedere come i grandi organi di informazione non informano, come i grandi mezzi di comunicazione non comunicano. Certe cose è bene che non si sappiano troppo in giro. Per esempio questa: che una parte consistente dell’alta cultura di questo Paese, nei momenti decisivi, si schiera a sinistra. È accaduto ieri: e se ne fa una colpa. Accade ancora oggi: e questa è una notizia da non diffondere, vista l’obbligazione di questa campagna elettorale, che vede un vincitore destinato e tutti gli altri a fare in modo che non vinca bene, che vinca poco, che vinca appena. Solo così potranno avere una funzione nella prossima legislatura, oltre a quell’opposizione cui non vogliono rassegnarsi.
Si parla molto di società civile. Ebbene, c’è una cultura civile, un civismo culturale, che vuole accompagnarsi alla partecipazione popolare, in un progetto comune di riscossa etico-politica, di ricostruzione dei fondamenti del vivere in comune, di responsabilità collettiva nella soluzione dei problemi che la questione sociale, la questione istituzionale, la questione morale, impongono dentro la crisi, guardando alle sue cause, facendosi carico dei rimedi. Raccomanderei di ripercorrere uno ad uno i nomi, tutti, dei firmatari dell’appello per verificare la profondità e l’ampiezza di questa presa di posizione. Inviterei soprattutto a soffermarsi su alcuni passaggi del discorso. La necessità di assicurare un’autosufficienza parlamentare alla coalizione di centro-sinistra, per un governo stabile, autorevole, rispettabile a livello europeo, produttore di trasparenza politica, soggetto di giustizia sociale: «in grado di restituire dignità alle istituzioni, rispetto per la politica, fiducia nei partiti, strategie di sviluppo e insieme un colossale mutamento di rotta nei confronti delle classi lavoratrici e dei ceti disagiati». Non voglio essere malizioso, ma temo che più dei nomi, sono le parole che hanno consigliato di occultare il messaggio.
Soprattutto quelle ultime, sul necessario colossale mutamento di rotta nei confronti delle persone che, col lavoro o senza lavoro, soffrono del disagio sociale. La grande cultura del Paese Italia, non sta genericamente a sinistra, ci sta sulle sue idee-forza, sulle sue radici storiche, sui suoi progetti di trasformazione delle forme di vita. È a partire da qui che voglio aggiungere un altro tipo di appello, più specificamente orientato. Penso di avere un minimo di titolo per farlo.
Vorrei chiedere ai compagni e alle compagne che esprimono un’intenzione di voto per Rivoluzione civile, un supplemento di riflessione politica, per queste ore di qui a domenica. È più che legittimo, e anzi utile, che ci sia una rappresentanza parlamentare per queste posizioni. Ma come non prendere atto che questo è realisticamente possibile solo per la Camera dei deputati? I voti per il Senato sono voti gettati nel cestino dell’ingovernabilità: esattamente quello, come si diceva sopra, a cui puntano tutti gli oppositori del centro-sinistra: da Berlusconi a Maroni, da Grillo a Monti. Prendiamo il caso Lombardia. Rivoluzione civile ha ben capito l’importanza del voto regionale. Impedire che si saldi la macro-regione del Nord, in mano leghista, in funzione anti-Mezzogiorno e anti-Paese, è un obiettivo essenziale per il futuro di tutti. Ma altrettanto grave è il pericolo che possa scattare, magari per un punto, un punto e mezzo percentuale, il premio di maggioranza al Senato per la destra. Passare dalla Milano di Pisapia alla Lombardia di Ambrosoli segnerebbe un salto in avanti di tutta la situazione politica. Ma tanto più se il percorso continuasse dalla Lombardia all’Italia, con una doppia vittoria. Scusate, volete impedire l’asse parlamentare del centro-sinistra con il montismo. Ma questo diventerebbe un’assoluta necessità, con la mancanza di una maggioranza autosufficiente al Senato. Che vantaggio ne avrebbe la sinistra, che ne guadagnerebbero «le classi lavoratrici e i ceti disagiati»? Insomma, senza drammatizzare più di tanto, però un consiglio di voto disgiunto ai suoi militanti tra Camera e Senato sarebbe più che opportuno da parte di Rivoluzione civile. Se non si vuole arrivare al Pd, ci sono sempre i comunisti per Vendola, ci sono persino i marxisti per Tabacci... Coraggio, compagni, un ultimo sforzo!

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