venerdì 22 febbraio 2013
Per piacere a Repubblica, o la sinistra fa la destra o ritorna ai tempi del socialismo utopistico
Grandi speranze
L'utopia di Owen, quel socialismo che abbiamo smarrito
"Per una concezione nuova della società" del pensatore e imprenditore inglese usciva duecento anni fa Teorizzava e praticava il superamento del capitalismo. Ecco perché ancora oggi l´Europa lo ripudia Fu anche un ricco industriale e immaginò l´azienda come servizio sociale. Lo scontro con la Chiesa fu la sua fine Senza di lui non sarebbe nato il "Manifesto" di Marx ed Engels né le analisi della condizione operaia
di Lucio Villari Repubblica 21.2.13
Nel
1816, nel pieno della rivoluzione industriale inglese, Ugo Foscolo si
trasferì in esilio volontario a Londra. Veniva da un agitato e povero
soggiorno in Svizzera e non voleva ritornare nella Milano austriaca. E a
Londra fu accolto con affetto e onore da politici e letterati cui era
giunta la sua fama. Era fuggito dall´Italia lasciando incompiuto il
poema Le Grazie dove avrebbe voluto raccontare in versi l´Armonia e
«idoleggiare le idee metafisiche del Bello».
A Londra però
l´attendevano altri impegni: la ricerca letteraria e critica,
un´attività giornalistica come collaboratore di riviste inglesi e le
inquietudini di osservatore della realtà sociale del paese che lo aveva
accolto. Curioso delle macchine e dei progressi industriali in corso,
visitò nel 1822 Manchester e Liverpool, fumanti di ciminiere, tra
fragori di officine, soprattutto tessili, e rumorosi cantieri e fu una
folgorazione: al poeta della bellezza si apriva lo scenario brutale
dell´industrializzazione e del profitto capitalistico. Scrisse a una
amica: «I vostri figli, o al più tardi i vostri nipoti si accorgeranno
che la vera rivoluzione sarà qui tacitamente prodotta da un lato dalla
disperata miseria della moltitudine, e dall´altro dalla potenza
economica dei plebei arricchiti». E, alla fine, concludeva, si
impianterà «la più terribile delle tirannidi, quella degli Oligarchi
padroni delle manifatture che non hanno altra idea, altro sentimento che
quello di fare fortuna».
Foscolo anticipava di vent´anni l´ansia di
Leopardi per l´incalzare di «macchine al cielo emulatrici»; a cominciare
dall´«Anglia tutta con le macchine sue» della Palinodia. I due poeti
forse credevano di essere soli o tra pochissimi uomini di cultura a
rimanere perplessi e sgomenti di fronte alle contraddizioni del
progresso industriale, ma non era così perché proprio in quei vent´anni,
anche in piena ideologia del libero mercato, stavano maturando,
soprattutto in Inghilterra, riflessioni molto critiche sui limiti e i
difetti di quella rivoluzione economica. E non era il lamento di
aristocratici conservatori, di proprietari terrieri scalzati dal
progresso (in un´inchiesta del 1811 risultava che i lavoratori
dell´Inghilterra, della Scozia e del Galles occupati nell´industria e
nel commercio superavano ormai di una volta e mezza quelli
dell´agricoltura), ma di uomini d´affari e imprenditori intelligenti,
non appartenenti ai «plebei arricchiti», e di studiosi attenti della
società.
Saranno questi a gettare i primi semi di un mondo nuovo,
diverso, progredito ma civile. In particolare uno di loro, Robert Owen,
finito stranamente tra gli "utopisti" forse perché verrà accomunato nel
Manifesto dei comunisti di Marx e Engels a quei singolari pensatori (ad
esempio, Fourier e Saint-Simon) che «emergono nel primo periodo, non
sviluppato, della lotta tra proletariato e borghesia». In verità, nella
descrizione precisa e nella critica del capitalismo industriale, Marx ed
Engels sono arrivati dopo di lui e comunque senza Owen non sarebbe nato
il socialismo in Inghilterra e non sarebbero iniziate l´esplorazione e
la diagnosi del modo di produzione industriale, delle condizioni di vita
e di salute degli uomini, delle donne e dei bambini impegnati nelle
officine e nelle miniere, né sarebbe apparsa, nella polemica politica di
quegli anni, la possibilità che la società industriale potesse essere
più vivibile di quella che si era venuta formando. Non risponde dunque a
verità storica il fatto che l´avere Owen creduto in quella
"possibilità" ne facesse l´esponente di un sogno utopistico, lontano
dalla conoscenza dei rapporti effettivi di produzione e in assenza della
lotta di classe dal cui esito vittorioso per il proletariato avrebbe
potuto essere rovesciato quel mondo di povertà e di sfruttamento.
Anzi,
pensando all´utopia "possibile" del tempo di Owen e del contemporaneo
Henri de Saint-Simon (di cui è recente in Francia la riedizione degli
scritti dove è limpidamente disegnato un futuro reale, non un sogno) si
rimane sgomenti della contraddizione intellettuale e politica in cui si
trova l´Europa attuale. Qui sembra perduta per sempre ogni ipotesi di
riforma e di cambiamento che guardi oltre il presente, che osi
immaginare, come fece Saint-Simon nel 1814 nel volume La
riorganizzazione della società europea, un socialismo creativo in una
«stretta eguaglianza di ordinamenti, di interessi e di istituzioni». Una
Europa dunque senza riferimenti, attraversata e accomunata dalla paura,
dal rifiuto per tutto ciò che non sia una razionalizzazione
dell´esistente. Eppure nessun futuro sembra dispiegarsi davanti a noi se
non riprendendo proprio l´intelligenza delle cose, quel filo che
qualcuno aveva cominciato a svolgere proprio ai primi dell´Ottocento.
Infatti,
duecento anni or sono, nel 1813, Owen aveva pubblicato un saggio che
fece scalpore, Per una concezione nuova della società. Segnava l´inizio
di una stagione di idee riformatrici che nel 1815, un anno prima della
visita di Foscolo a Manchester, saranno più visibili nel saggio
Osservazioni sugli effetti del sistema industriale. I titoli dicono
molto perché Owen sapeva benissimo di cosa parlava. A vent´anni, nel
1791, aveva diretto una delle più grandi filande del Lancashire, dove
lavoravano cinquecento operai e poco dopo, ormai ricco industriale e
membro tra i più autorevoli della Società letteraria e filosofica di
Manchester, era divenuto proprietario delle più moderne filande di New
Lanarck, in Scozia. La sua azienda era fiorente e per venticinque anni
Owen sperimentò un modello di società industriale dove il ruolo
dell´imprenditore-capitalista fosse non solo quello di creare oggetti,
ma di avere per collaboratori soggetti (i lavoratori e le loro famiglie)
sani, ben retribuiti, felici del loro lavoro, partecipi delle sorti del
tessuto civile e sociale della comunità. Insomma, l´industria come un
servizio sociale e tramite di crescita culturale e morale senza bisogno
della «lotta tra proletariato e borghesia» di cui parlerà il Manifesto.
Che
il progetto, realizzato, fosse unico, inedito, sorprendente lo prova il
fatto che a New Lanarck affluirono visitatori e osservatori da tutto il
mondo per vedere come mai gli alti salari, le ore di lavoro ridotte, la
protezione delle donne e dei minori impegnati nel lavoro, buone case,
cibi e vestiti decenti, fabbriche areate e circondate dal verde,
l´educazione scolastica dei bambini ispirata al laicismo, all´ateismo,
alla conoscenza e alla solidarietà, producessero così grandi guadagni al
proprietario. Tanto più che Owen aveva dato un limite al profitto del
suo capitale e aveva deciso che i profitti eccedenti fossero tradotti in
servizi sociali a favore dei lavoratori della fabbrica. Ebbene, il
saggio Per una concezione nuova della società e lo scritto successivo
destinato a correggere «le parti più dannose alla salute e alla morale»
dei lavoratori del sistema industriale non erano altro che il risultato
dei piani di Owen per le sue fabbriche "umanizzate". Se poteva apparire
un´utopia essa era tale che, attuata nella vita sociale, avrebbe, come
scrisse lo storico Maurice Dobb, «spazzato via in breve tempo il
capitalismo e il sistema concorrenziale».
Il prestigio di cui godeva
Owen impedì che la sua visione rivoluzionaria venisse subito spazzata
via dai difensori dell´altro capitalismo. Si attese che egli, nella sua
intensa attività pubblicistica e di divulgatore delle sue idee a tutti i
livelli delle istituzioni politiche, si scontrasse finalmente con le
chiusure conservatrici della Chiesa. Allora fu attaccato frontalmente e
decise di recarsi negli Stati Uniti dove, nel 1825, fondò la comunità
New Harmony (il nome sarebbe piaciuto a Foscolo) e poi organismi
sindacali, cooperative, scuole dando un corpo concreto all´owenismo.
Furono anni di speranze, di sconfitte, di illusioni perdute contro gli
orrori della rivoluzione industriale e nel sogno di una società di
persone felici del loro lavoro, non inchiodate dal bisogno e dallo
sfruttamento. Ebbe fino all´ultimo (morirà nel 1858) l´intelligenza e la
curiosità di forzare l´enigma di un progresso necessario, ma fonte di
ingiustizie, di crisi, di inquinamento. Un enigma in attesa, duecento
anni dopo, di essere risolto.
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