sabato 2 febbraio 2013
Rogue States
L'Onu condanna Israele: «Rimuovete tutte le colonie»
di Davide Frattini Corriere 1.2.13
GERUSALEMME
— I cinquanta testimoni sono stati ascoltati in Giordania perché
Israele non ha concesso l'ingresso ai tre magistrati. Non riconosce la
missione — «abbiamo deciso di non rispondere alle loro lettere e neppure
alle telefonate» — e boicotta il Consiglio per i diritti umani che lo
scorso marzo li ha incaricati di valutare «l'influenza delle colonie
ebraiche sulla vita nei territori palestinesi».
I risultati di questi
mesi d'indagine sono raccolti in trentasette pagine: condannano gli
insediamenti costruiti in Cisgiordania e nelle zone di Gerusalemme Est,
invitano la comunità internazionale a prendere in considerazione
sanzioni economiche e politiche. «Abbiamo messo in evidenza la
responsabilità degli Stati, perché questi sono problemi noti a tutti e
nessuno fa nulla per risolverli. Anche le aziende private che operano
nei o con i territori devono vagliare il rispetto dei diritti umani e
delle leggi internazionali». È la prima volta che la proposta di
boicottaggio arriva da un organismo delle Nazioni Unite.
Il ministero
degli Esteri israeliani definisce il dossier «controproduttivo e
fazioso»: «L'unico modo di risolvere tutte le questioni aperte con i
palestinesi, compresa la questione degli insediamenti, è negoziare senza
pre-condizioni. Interventi come quello dell'Onu minano gli sforzi per
trovare un accordo di pace. Il Consiglio per i diritti umani si è già
distinto in passato per il suo approccio anti-israeliano, questa è solo
una conferma», commenta il portavoce Yigal Palmor. Hanan Ashrawi, tra i
leader dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina, è
esaltata dall'inchiesta: «Offre il quadro sincero ed esemplare delle
violazioni israeliane».
La francese Christine Chanet, che ha guidato
la Commissione, chiede che lo Stato ebraico «cessi tutte le attività
legate all'espansione delle colonie, fornisca un adeguato ed efficace
risarcimento alle vittime e inizi immediatamente il processo di ritiro».
Gli insediamenti — spiega il magistrato da Ginevra — contravvengono
alla Quarta Convezione di Ginevra che proibisce di trasferire la propria
popolazione civile in aree occupate: «Un'infrazione che può venire
considerata crimine di guerra e finisce sotto la giurisdizione della
Corte penale internazionale». A fine novembre l'Assemblea generale
dell'Onu ha riconosciuto la Palestina come Stato osservatore, una
posizione che permette all'Autorità di Ramallah di ricorrere ai giudici
dell'Aja.
Il rapporto calcola 250 colonie realizzate dal 1967 per un
totale di 520 mila abitanti: «Un'annessione strisciante che impedisce la
nascita di uno Stato palestinese e mina il dritto
all'autodeterminazione di un popolo».
I testimoni hanno raccontato
degli attacchi organizzati dai coloni. «La Commissione è convinta che la
motivazione dietro a questa violenza sia intimidire i palestinesi e
spingere la popolazione locale ad andarsene per permettere la crescita
delle colonie. I bambini subiscono abusi e per loro è difficile
frequentare le scuole, questo limita il diritto di accesso
all'educazione».
Già martedì, prima della pubblicazione del dossier,
la delegazione israeliana a Ginevra non si è presentata per l'«esame
periodico universale», che serve a determinare la situazione umanitaria
in tutti i 193 Paesi membri dell'Onu. È la prima volta che uno Stato
boicotta l'«esame» ed è la risposta alle iniziative del Consiglio per i
diritti umani che il premier Benjamin Netanyahu considera ossessionato
da Israele. «Finora ha adottato 91 decisioni: 39 di esse riguardavano
noi, tre la Siria e una l'Iran», aveva dichiarato lo scorso marzo.
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