venerdì 1 marzo 2013

Il professor Asor Rosa dà l'ultimatum a Beppe Grillo. Altrimenti chiama i carabinieri

Quest'uomo è senza pudore e ancor di più lo è il  giornale che lo ospita. Però anche il professor Rodotà, che ha goduto in vita sua di tutti i vantaggi che il PD poteva dare ai suoi uomini più fedeli, non scherza. E che dire del prof. Viroli che ci spiega la politica? Il premio del più stronzo lo vince come sempre Michele Serva [SGA].

GOVERNO/2
ARTICOLO - Alberto Asor Rosa il manifesto 2013.03.01 - 01 PRIMA PAGINA

Le riforme della ricostruzione
di Stefano Rodotà Repubblica 1.3.13 da eddyburg

Perdere vincendo
Le tre lezioni di Machiavelli che il Pd ignora
di Maurizio Viroli il Fatto 1.3.13

Nel 2012 Berlusconi tornerà probabilmente al potere come primo ministro, o capo effettivo di un governo presieduto da uno dei suoi cortigiani. Non fate gestacci, non imprecate, non svenite: le previsioni politiche sono sempre state e sempre saranno incerte e la mia è condizionata dal pessimismo. Ma in Italia i pessimisti hanno rare volte avuto torto, e le ragioni che sostengono la mia ipotesi sono, purtroppo, solide”. Iniziava così un articolo che ho pubblicato su questo giornale il 30 dicembre 2011, e i fatti hanno dimostrato che sbagliavo di poco. Berlusconi, contro tutti i commentatori politici che lo davano per morto, è ancora al centro della vita politica italiana.
1. Dopo le occasioni perse arriva sempre la penitenza
Ho riesumato lo scritto di più di un anno fa non per la vanagloria di poter proclamare “io ve lo avevo detto”, ma per porre l’ovvia domanda: di chi è la colpa di questo esito, che personalmente reputo disastroso per la vita repubblicana? La risposta, piuttosto ovvia, è che la responsabilità del trionfo inatteso di Berlusconi sta tutta sulle spalle di chi ha scelto di non votare nel gennaio o febbraio, al più tardi, del 2012. “Ma come si faceva a votare allora, con i mercati impazziti e il rischio di bancarotta? ” immagino controbatteranno i critici della mia tesi (ammesso che qualcuno legga l’articolo). Rispondo che resta da dimostrare se davvero la scelta di andare subito al voto quando Berlusconi era vulnerabile avrebbe provocato la catastrofe economica da tanti paventata. Aggiungo che in politica fra un male incerto (la catastrofe finanziaria) e un bene certo (infliggere una sconfitta irreparabile a Berlusconi) saggezza consiglia di scegliere il bene certo sul male incerto, anche perché con un Berlusconi così forte il pericolo di tornare alla situazione della fine del 2011 incombe di nuovo. Non aver votato allora può dunque essere causa di due mali: Berlusconi e la perdita di credibilità internazionale con quel che segue.
In politica le occasioni sono rare e dietro all’occasione persa – ricordava Machiavelli – viene la penitenza: “Dimmi: chi è colei che teco viene? / È Penitenzia; e però nota e intendi: / chi non sa prender me, costei ritiene. / E tu, mentre parlando il tempo spendi, /occupato da molti pensier vani, / già non t’avvedi, lasso! e non comprendi / com’io ti son fuggita tra le mani”.
2. Gli uomini si devono vezzeggiare o spegnere
E visto che ci siamo, e che cade quest’anno il V centenario della scrittura del Principe, uso ancora le parole di Machiavelli per discutere il secondo grave errore di chi dovrebbe essere l’argine contro Berlusconi. Gli uomini, scriveva Machiavelli, “si debbono o vezzeggiare o spegnere”, vale a dire che un avversario politico pericoloso o lo distruggi completamente o lo accontenti, ma mai e poi mai lo offendi e gli lasci il modo e il tempo di vendicarsi. Proprio questo, invece, hanno fatto gli antagonisti di Berlusconi, Pd in testa: lo hanno tolto, d’intesa con il capo dello Stato, dal governo e poi hanno con lui sostenuto per un anno il governo Monti. In questo modo gli hanno dato la possibilità di rafforzarsi mentre loro si indebolivano. Non capivano che il tempo non giocava a favore loro ma a favore di Berlusconi. Col passare dei mesi gli elettori hanno infatti dimenticato il malgoverno di Berlusconi e dei suoi servi e ricordano invece i sacrifici imposti da Monti.
Terzo errore grave del Pd è di non aver saputo o voluto esprimere una posizione di intransigenza assoluta nei riguardi di Berlusconi, dove intransigenza vuol dire rifiuto categorico di qualsivoglia forma di collaborazione – compreso il comune sostegno al governo Monti – e la dichiarata volontà, una volta al governo, di abrogare tutte le leggi vergogna, approvare una legge seria sul conflitto di interessi, affrontare la crisi economica con misure eque ed essere avversari irriducibili della corruzione. E invece il Pd è caduto in un altro degli errori che Machiavelli rimproverava ai politici di buone intenzioni, ma di scarsa prudenza, vale a dire scegliere le “vie di mezzo”, ovvero posizioni che scontentano tutti e non ti permettono di guadagnare un sostegno convinto. Prova ne sia che chi ha voluto esprimere un voto di condanna intransigente di Berlusconi e della degenerazione dei partiti ha votato per Grillo, mentre chi pensa di trarre vantaggio dal malgoverno o dalla corruzione, o chi si lascia ingannare dalle facili promesse, ha continuato a votare Berlusconi. Il Pd è rimasto non al centro, ma nel mezzo, in un vero e proprio limbo politico, a scontare la pena di non aver saputo cogliere un’ occasione che chissà se e quando si ripresenterà.
3. Le vie di mezzo sono quasi sempre dannose
Se non ci fosse di mezzo la dignità della Repubblica e di milioni di persone per bene, soprattutto di giovani, ci sarebbe da ridere di fronte al paradosso di uomini – probi e responsabili – che sono dei politici di professione, e come tali sono riconosciuti, che hanno commesso errori da principianti. E allora ricominciamo dai fondamenti: lezione n. 1: “non si possono lasciar passare le occasioni di vincere, quando si presentano”; lezione n. 2: “gli uomini vanno vezzeggiati o spenti’; lezione n. 3: “le vie di mezzo sono quasi sempre dannose”. Speriamo valgano per il futuro, ma ne dubito. 


Michele Serra
Repubblica 1.3.13
Quando si dice che questo voto stravolgerà tutto e tutti, si dice davvero: tutto e tutti. Comprese le Cinque Stelle, che in poche convulse mosse, in pochi difficili giorni saranno costrette a capire molto della propria natura e del proprio futuro. Capire in primo luogo se sono in grado di inverare il loro mito fondante, quello della democrazia autoconvocata, oppure se devono figurare come una docile armata compattamente a disposizione del suo capo e creatore. In poche parole: come si prendono le decisioni, là dentro? Decidono solo Grillo e Casalegno? Decidono — o decideranno — gli eletti? Esistono o esisteranno forme e luoghi di decisione collettiva, sia pure in qualche arcana forma webbica? Ove decidesse solo Grillo, neanche il Pcus funzionava così, e il “nuovo” prenderebbe sembianze ben sinistre. Con i voti, milioni di voti, usati come fiches nelle mani di un giocatore di poker. Si guarda a quel potente grumo di pulsioni politiche e sociali con giustificata ansia, e un misto di diffidenza, interesse, paura, speranza. Il timore è che la gente di quel movimento confonda ogni parola esterna con un’intrusione, ogni contatto con una contaminazione. Il mito della purezza perde anche i migliori.

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