martedì 30 aprile 2013
"Quasi che la Serbia in quanto tale fosse sempre e comunque carnefice e mai vittima"
Risvolto
Una famiglia unita e felice, un padre
affettuoso che ha cresciuto con amore la sua bambina, la sua prediletta,
una ragazza seria e di talento con un futuro brillante davanti a sé.
Ignara che quell’uomo, il padre adorato, è considerato il «Boia dei
Balcani». Epico, emozionante, di intollerabile verità, tra i maggiori
romanzi spagnoli del 2012.
Traduzione dallo spagnolo di Silvia Sichel
Titolo originale: La hija del Este
Ana è una ragazza estroversa, allegra,
brillante. È la migliore alunna del corso di medicina a Belgrado, è
amata dagli amici, è l’orgoglio di suo padre, il generale Ratko Mladić,
che lei ricambia con una devozione assoluta. Un viaggio a Mosca è
l’occasione per passare alcuni giorni in giro per una grande città con
il solo pensiero di divertirsi. Invece al ritorno Ana è cambiata. È
triste e taciturna. Una notte afferra una pistola, quella a cui il padre
tiene di più, e prende una decisione definitiva. Ha solo ventitré anni.
Cosa
è successo a Mosca, tra corteggiamenti e feste, in compagnia degli
amici più cari? Nelle allusioni e nelle accuse dirette Ana ha intravisto
nel padre una figura spaventosa. Quello che per lei è un eroe e un
genitore premuroso, per tutti gli altri è un criminale responsabile dei
maggiori eccidi del dopoguerra: l’assedio di Sarajevo, la pulizia etnica
in Bosnia, il massacro di Srebrenica. Crimini che lo porteranno a
essere accusato di genocidio, in un processo che dopo una lunga
latitanza ha avuto inizio nel maggio 2012.
Pochi casi come quello di
Ana rivelano in tutta la sua oscura profondità una condizione, la
perdita dell’innocenza, al tempo stesso individuale e collettiva. E
Clara Usón, in un romanzo potentissimo che la consacra come una delle
grandi autrici europee, si immerge in una vicenda di forza
shakespeariana mantenendo un perfetto equilibrio tra i dati storici e la
creatività letteraria, per scrutare nella follia del male, dell’amore, e
orientarsi nel labirinto di un’infinità di voci e congetture raccolte
in tre anni di ricerche. Memore della lezione di Javier Cercas, La figlia
è un originalissimo ibrido di romanzo e documento con un’ampia galleria
di personaggi storici come Slobodan Milošević e Radovan Karadžić, in
cui la scrittrice riesce a combinare linguaggi narrativi diversi e a
coniugare l’indagine rigorosa e l’arte della narrazione, la tradizione
dell’epopea e la storia recente, per riflettere sul nazionalismo
estremo, sulla manipolazione politica, sul mistero della malvagità
umana.
Tra realtà e finzione, al centro dell'intreccio c'è Ana Mladic, la figlia suicida del generale serbo accusato di genocidio
Stenio Solinas - il Giornale Mar, 30/04/2013
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