martedì 7 maggio 2013
Il bonapartismo all'italiana
Vincenzo Lippolis, Giulio Maria Salerno: La Repubblica del Presidente, il Mulino, Bologna, pagg. 208, € 16,00
Risvolto
Il settennato di Giorgio Napolitano ha segnato l’accrescersi
dell’influenza della presidenza della Repubblica nel sistema
politico-istituzionale.
In un periodo caratterizzato dalla crisi del bipolarismo, dalla
delegittimazione dei partiti e dalla debolezza di governo e parlamento,
il Quirinale è stato il crocevia di incisive decisioni di politica
interna ed internazionale. Dalle scelte legislative ai rapporti tra
politica e giustizia, dalle missioni militari all’estero agli impegni
nei confronti dell’Unione europea, la voce del capo dello Stato è stata
sempre più presente ed ascoltata. Non si è trattato, però, di un
presidenzialismo di fatto o «a Costituzione invariata». Come dimostra
l’analisi condotta in questo volume, Napolitano ha saputo cogliere le
potenzialità di intervento offerte dall’elasticità della disciplina
costituzionale, così rafforzando il ruolo del capo dello Stato
all’interno del nostro regime parlamentare.
La costituzionalista Lorenza Carlassare
Saggi, pre-incarico e rielezione Quante stranezze dal Colle
di Silvia Truzzi il Fatto 5.5.13
Le forze contrarie al cambiamento in Italia hanno sempre lavorato”:
Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a
Padova, sospira al telefono.
Professoressa, chi si oppone ora al cambiamento?
Le stesse forze della società che hanno sempre ostacolato l’attuazione
della Costituzione, espresse oggi dalla destra berlusconiana, ma anche
da una fetta del Pd.
Si è parlato molto del discorso estremamente politico del presidente della Repubblica. Irrituale?
La situazione era tutta strana. Dal punto di vista costituzionale la
stranezza nasce con i limiti posti all’incarico dato a Bersani dal quale
si pretendeva l’assicurazione che avrebbe ottenuto la maggioranza. Ma
non funziona così! Nessuno lo può sapere in anticipo: molti governi sono
caduti appena nominati, compreso De Gasperi. Non è un fatto
straordinario, ma semplicemente una possibilità all’interno di un
sistema parlamentare. La lunghissima sosta ha portato a un’esasperazione
della situazione.
E i saggi?
L’ennesimo tentativo di temporeggiare. Per dare il senso che non si
poteva procedere alla nomina di un governo. Più passa il tempo, più la
situazione precipita.
Si arriva così alla tanto sbandierata emergenza.
Certo: nell’emergenza poi bisogna fare qualcosa di “speciale”. Da lì
tutto quello che è successo dopo. Compresa la rielezione di Napolitano,
assolutamente legittima, ma nel segno della continuità. Infatti si è
profilata perché era Berlusconi a volerlo: una barriera al cambiamento.
Tanti hanno sottolineato la sempre maggiore distanza tra la politica e il corpo elettorale.
Il popolo aveva chiesto in modo chiarissimo un cambiamento. E qual è
stato il cambiamento proposto? Marini. Un’offesa agli elettori e a tutte
le istanze di rinnovamento.
Che pensa dei voti segnati? Modalità molto equivoca.
Mafiosa: tanto che in passato, per evitare simili manovre, si era
proposto che si votasse con un’unica modalità omogenea e, nel 1992, per
garantire la segretezza del voto il presidente Scalfaro introdusse l’uso
di cabine. L’idea di fondo è eludere la Costituzione, che vuole il voto
segreto proprio perché non sia riconoscibile, e non si possa sapere chi
ha eletto il capo dello Stato, che deve essere imparziale e non
apparire il presidente di una parte. Ma qui è successo di tutto, con
voti firmati in ogni modo. Perché? Per contarsi e mostrare la propria
fedeltà alle promesse assunte. Spaventoso.
Perché il Pd non ha votato Rodotà?
È una cosa stupefacente. Ma la risposta è semplice: perché avrebbe
rappresentato (e reso possibile) il cambiamento. Quella mossa di Grillo è
stata comunque intelligente, ha proposto il nome migliore che veniva
dalle file della sinistra. Il Pd ha fatto una figura mortificante.
Mai come questa volta il voto per la Presidenza della Repubblica è stato
messo così in relazione alla formazione dell’esecutivo. Cosa vuol dire?
Politicizzare anche la Presidenza della Repubblica. E usarla a fini
contingenti. Il contrario di quanto prevede la Costituzione, che non a
caso fissa diversa durata per Parlamento e Quirinale, una sfasatura
temporale fatta apposta per scollegare il presidente dal Parlamento.
Invece si vuol fare anche del Colle uno strumento politico: un degrado
assoluto delle istituzioni e della classe politica. Anzi, dell’etica
repubblicana.
Perché c’è stata tutta questa fretta di tornare da Napolitano? Si era
solo al V scrutinio e nella storia ci sono stati presidenti eletti anche
alla ventunesima votazione.
Per impedire che maturasse qualcosa di nuovo. Si è spesso arrivati, per
tentativi successivi, all’incontro su un nome. L’unico presidente eletto
per accordi al primo scrutinio è stato Cossiga, il presidente meno
super partes della Repubblica .
Si parla della “Convenzione per le riforme istituzionali”. Cos’è?
Un baratto. Anzi un ricatto. Questa presidenza che Berlusconi chiede è
di nuovo un’offesa al popolo, se la si farà nelle forme volute dal Pdl.
La maggioranza di centrodestra aveva già approvato una legge di riforma
costituzionale, in senso autoritario: nel 2006 è stata bocciata dai
cittadini, tramite referendum. Di questo referendum non parla più
nessuno. Di presidenzialismo invece si parla ancora, spesso a vanvera:
qui nessuno vuole il presidenzialismo all’americana, ma una forma di
governo in cui non ci siano vincoli al potere dell’esecutivo.
Ci sono riforme che sarebbero utili?
La diminuzione del numero dei parlamentari è una. Non è mai stata fatta.
Come la legge elettorale, la prima e l’unica indispensabile. Che non la
si voglia fare risulta chiaro dall’insistere sulle ’riforme’,
mettendola fra le tante.
Può un politico condannato per frode fiscale in primo grado – per non
parlare dei processi pendenti e di quelli finiti con la prescrizione –
presiedere una Bicamerale?
Il Pd voti ne ha, grazie al Porcellum. Ne approfitti e si opponga a questo ricatto da parte di Berlusconi.
Secondo molti suoi colleghi Berlusconi è ineleggibile: un paradosso che finisca lui a fare il presidente della Convenzione?
Ha già l’interdizione dai pubblici uffici dopo la condanna per frode
fiscale, che però non è ancora definitiva. Ma bisogna distinguere la
sanzione penale dall’onorabilità, richiesta dall’articolo 54 della
Costituzione ai cittadini cui sono “affidate” pubbliche funzione che
devono esercitarle “con disciplina ed onore”. Già questo basta. Cosa
vuol dire “con onore”? Vuol dire che bisogna sempre anteporre
l’interesse pubblico a quello personale. E che la persona cui vengono
affidate dev’essere onorevole, degna di onore .
Loro obiettano che Berlusconi è in politica da vent’anni e la norma
sull’ineleggibilità di coloro che sono concessionari pubblici non è mai
stata fatta valere.
Primo: se il legislatore ha pensato a una situazione di ineleggibilità
per un concessionario di pubblico servizio, deve valere non solo per chi
lo gestisce, ma a maggior ragione per il proprietario. E soprattutto,
l’ineleggibilità non è stata mai fatta valere perché il controllo sulla
validità delle elezioni lo esercita un organo del Parlamento dove
controllori e controllati si confondono, anziché un organo terzo,
imparziale, come avviene in Francia, dove è funzione della Corte
costituzionale. Questa sarebbe davvero una riforma costituzionale
urgente: altrimenti qualsiasi nuova legge sulle incompatibilità e
ineleggibilità è inutile e ipocrita.
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