domenica 26 maggio 2013
Machiavelli in Cina
Una notizia non secondaria è che gli ex socialisti monopolizzano le celebrazioni machiavelliane [SGA].
Machiavelli ora è Star anche in Cina, in Italia meriterebbe più attenzione
di Dino Messina
Riempie
d'orgoglio vedere l'Italia in questi giorni al centro dell'attenzione
in Cina non solo per il grande convegno internazionale dedicato a
Niccolò Machiavelli (1469-1527) nel cinquecentesimo anniversario della
stesura del Principe (1513), ma perché l'editore Jilin ha quasi
completato la pubblicazione dell'opera omnia del segretario fiorentino
in cinese. «È il segno — ha commentato lo storico Valdo Spini in margine
al congresso che si conclude oggi a Tianjin, sede dell'ex concessione
italiana — che il valore di una cultura comune può assumere nei rapporti
internazionali».
Valdo Spini, presidente del Comitato per le
celebrazioni del cinquecentenario, ha avuto un ruolo anche importante
nel portare a compimento l'edizione nazionale delle opere. Così come una
spinta notevole al rilancio degli Studi sul Segretario Fiorentino l'ha
data Giuliano Amato anche in qualità di presidente del Comitato per i
centocinquant'anni dell'unità d'Italia, con il varo dell'Enciclopedia
Machiavelli.
Una sferzata l'aveva impressa due anni fa Emanuele
Cutinelli Réndina, italianista dell'università di Strasburgo, rivelando
che per pubblicare uno dei volumi sugli scritti diplomatici di messer
Niccolò erano stati necessari il contributo della Fondazione Margherita
di Sion, la città del Vallese, in Svizzera, e la donazione di un
gentiluomo straniero. La denuncia pubblica aveva smosso le pigrizie
ministeriali, sicché a breve la Salerno editrice concluderà con il
volume sul teatro (forse in due tomi) l'edizione nazionale. Un successo,
ma parziale. Perché, mentre da Tianjin arriva la notizia che mancano
solo due volumi per completare l'edizione cinese, in Italia non sono
ancora stati stanziati i fondi per gli epistolari e per il libro che
raccoglierà i circa trecento autografi machiavelliani.
Il De
Principatibus venne ultimato nel 1513, come annunciava Niccolò nella
lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre, ma fu pubblicato postumo,
nel 1532. L'Italia non sempre è stata generosa con i suoi geni.
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