domenica 2 giugno 2013
Katzenger ha molti estimatori
Corriere La Lettura 2.6.13
La
vulgata sul trattato Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939 cominciò con
una caricatura inglese che raffigurava Hitler e Stalin: si davano la
mano sinistra mentre con la destra impugnavano una pistola. Un accordo
bluff, insomma, che avrebbe consentito ai due dittatori di prendere
tempo e armarsi. Da poco è in libreria il saggio di Eugenio Di Rienzo ed
Emilio Gin, Le potenze dell'Asse e l'Unione Sovietica 1939-1945
(Rubbettino, pagine 414, € 19), che demolisce quest'interpretazione
anche sulla base di nuovi documenti provenienti soprattutto dagli
archivi londinesi. La tesi dei due storici è che quella fra i nazisti e i
sovietici fosse un'alleanza organica con solide radici già nei taciti
accordi per il reciproco riarmo successivi al trattato di Versailles, da
cui Germania e Russia erano state fortemente penalizzate anche dal
punto di vista territoriale. Materie prime sovietiche contro tecnologia
tedesca: era questo il refrain dei cordiali incontri diplomatici negli
anni Venti. I rapporti per la verità si raffreddano nel 1933 con
l'avvento di Hitler, anche se nel partito nazista era presente una
corrente ideologica filosovietica che aveva come scopo la
neutralizzazione dell'«anaconda anglosassone». L'accordo
Molotov-Ribbentrop, secondo Di Rienzo e Gin, non nasce dunque dal nulla e
soprattutto il dialogo continua anche dopo che nel 1941 Hitler sferra
l'attacco ai sovietici. A tratti può sembrare un libro di storia
controfattuale, anche se basata su solidi documenti. Ma è certo che
l'ipotesi di una pace separata tra i due grandi avversari rimase in
piedi fino all'ultimo. Come dimostrano i colloqui di Stoccolma del 1943 e
come fa pensare la fiducia in una pace separata tra l'Urss e le potenze
dell'Asse che nutriva Mussolini ancora la mattina del 25 luglio 1943.
Prima di andare dal re il Duce ricevette l'ambasciatore del Giappone,
Shinrokuro Hidaka. Di Rienzo e Gin hanno letto la versione del colloquio
mandata da questi in Giappone e intercettata dagli americani. Con la
carta diplomatica il dittatore italiano contava di convincere anche
Vittorio Emanuele III. Invece finì agli arresti.
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