domenica 2 giugno 2013
Umanesimo o suprematismo giudaico-occidentale?
La lezione di un intellettuale liberal americano contro la società tecno-scientista, inebriata di velocità, numeri e dati: “Chi ricorderà più che la conoscenza sta all’informazione come l’arte sta al kitsch?”
di Leon Wieseltier 2 giugno 2013
è il capo della cultura del magazine The New Republic. Questo è il
discorso che l’intellettuale liberal ha tenuto alla cerimonia della
consegna dei diplomi alla Brandeis University, il 19 maggio scorso (traduzione di Sarah Marion Tuggey).
Il critico Leon Wieseltier non è tipo che si balocca nella torre
d’avorio. Da quando è stato nominato capo della sezione letteraria di
New Republic – era il 1983 – non ha mai smesso di combattere nell’arena
delle idee dalla sponda liberal. E’ stato un sostenitore della guerra in
Iraq, ha appoggiato i neoconservatori del Project for a New American
Century, ha chiesto a Barack Obama di intervenire in Siria per
detronizzare Bashar el Assad e nel frattempo ha tradotto poesie
dall’ebraico e scritto meditazioni sulle preghiere funebri della
tradizione veterotestamentaria. Si è occupato di letteratura, filosofia,
cultura pop e senza cadere in uno sciapo luddismo ha criticato la
dispersione dell’esperienza di questo “essere che si autointerpreta”
(secondo la lezione di Charles Taylor) in un’infinità sconnessa di byte e
tweet. E’ un erudito snob che si presta volentieri alle comparsate nei
“Sopranos”. Nel discorso ai laureati della Brandeis University –
istituto a vocazione umanistica – pubblicato qui sopra difende il sapere
umanistico e la sua scintillante inutilità dalla desertificazione di
una cultura rapida e sciatta: “Voi onorate una civiltà che è stata
fondata sulla ricerca del vero, del bene e del bello”...
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