martedì 2 luglio 2013
Fatti misteriosi della Prima Repubblica
Gli artificeri sarebbero stati sul posto già alle 11 i terroristi annunciarono l’omicidio soltanto alle 12:30
di Rita Di Giovacchino il Fatto 30.6.13
Quella mattina Moro, poteva essere liberato, invece fu ucciso. Il capo
dello Stato Giovanni Leone doveva firmare la grazia per un’unica
brigatista, Paola Besuschio, Fanfani era favorevole e con lui Craxi, ma
non ce ne fu il tempo. Sono passati 35 anni dal 9 maggio 1978, ai
misteri che hanno segnato il rapimento e la prigionia del presidente Dc,
se ne aggiunge ora un altro che riguarda l’ora in cui Moro fu ucciso,
ma soprattutto quella in cui Cossiga, allora ministro dell’Interno, lo
ha appreso da una fonte che non era il professor Tritto, informato alle
12,30 da Valerio Morucci, il telefonista delle Br, che annunciava
“l’avvenuta esecuzione”. Proprio nei giorni in cui la procura di Roma ha
deciso di riaprire l’inchiesta sul delitto Moro, spuntano nuove
testimonianze che lasciano intravedere un buco di due ore, o forse più,
tra quando l’allora ministro degli Interni Cossiga apprese la notizia a
quando fu ufficialmente diffusa dal Viminale. Uno degli artificieri
intervenuti in via Caetani, Vitantonio Raso, che apparteneva al reparto
anti-sabotatori, nel libro “La bomba umana” afferma di essere
intervenuto prima delle 11 di mattina, si temeva che la R4 fosse minata,
non dopo le 13 come si è sempre saputo. A confermarlo all’agenzia Ansa,
non soltanto Raso ma anche il collega Giovanni Circhetta. Raso fu il
primo ad aprire il bagagliaio dell’auto, a sollevare la coperta e a
riconoscere il corpo di Moro. Un’operazione che è poi stata ripetuta
dopo le 14, alla presenza di Cossiga, quando un fotografo dell’Ansa
scattò la famosa foto di Moro all’interno della R4, l’unica di cui
disponiamo. Cossiga andò due volte in via Caetani? Non ebbe alcuna
reazione e neppure i funzionari che erano con lui, conferma Raso:
“Sembrava che sapessero già tutto”, ha spiegato. Il maresciallo
Circhetta aggiunge di aver visto una lettera anteriore. Che fine ha
fatto? Scomparsa come la borsa in via Fani. Le affermazioni dei due
artificieri non stupiscono l’ex ministro dei Trasporti Claudio Signorile
che quella mattina andò a trovare Cossiga. Racconta all’Ansa di aver
sentito “l’altoparlante in presa diretta che annunciava un’auto in via
Caetani, parlava di nota personalità...”. L’orario? A microfoni spenti
Signorile indica tra le 10 e le 11: “Ero lì per un caffè non per un
aperitivo. Lo vidi sbiancare. Mi dimetto, esclamò e io: ‘Fai bene, è un
dovere morale”. Il primo giornalista ad arrivare fu Franco Alfano del
Gr1: “Con la troupe salii al primo piano di Palazzo Caetani e da lì
riprendemmo la R4”. Che ora era? “Attorno alle 14”. Nel suo libro:
“Tutto sia calmo”, Alfano riporta la testimonianza di Clelio Darida,
sottosegretario all’Interno: “Cossiga spalancò la porta senza bussare.
‘Lo hanno uccisò, gridò”. Ma l’ora non viene indicata. Questo il
passaggio più choccante della testimonianza di Raso: “Il sangue sulle
ferite di Moro era fresco. Più fresco di quello che vidi sui corpi in
Via Fani, dove giunsi mezz’ora dopo la sparatoria”. Che le cose non
siano andate come è stato ricostruito nell’arco di tre processi, sono in
molti a pensarlo. Raso e Circhetti non sono mai stati interrogati ma
quanto affermano potrebbero confermare l’ipotesi del maggiore del Ros
Giraudo, emersa dalle perizie svolte per la commissione Stragi. Moro
potrebbe essere stato ucciso nei sotterranei dell’insula Mattei. Sulle
ruote, sui sedili, sugli stessi abiti di Moro erano presenti
sottilissimi filamenti colorati, gli stessi presenti nei depositi dei
tessuti. I filamenti, la sabbia di Focene, il sangue non rappreso. C’è
ancora molto da scoprire sul delitto Moro.
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