domenica 22 settembre 2013
"Primavere arabe"
La «jihad del sesso» Prostituirsi in Siria nel nome di AllahIl dramma delle «volontarie» tunisinedi Francesco Battistini Corriere 21.9.13
Jihad al-nikah ‘‘L’espressione
significa «guerra santa del sesso» e indica il «matrimonio jihadista»:
un’unione con i combattenti islamici che può durare poche ore e che
nasconde stupri e prostituzione. Donne dai 14 anni in su sono chiamate,
in nome della fede, a dare piacere ai jihadisti e a prolungare la loro
stirpe.
Sei, le hanno trovate l’altro giorno. Rinchiuse nel
bordello d’una periferia siriana, al Kassir. Per terra i materassi, i
preservativi e le scatole di viagra, la biancheria e lo squallore. Sul
pianerottolo, il viavai di tanti aspiranti martiri che in attesa di
premiarsi con le vergini del paradiso, tra una battaglia e l’altra, si
consolavano con le schiave tunisine. Due sono incinte. Chissà di chi.
Gli hezbollah le hanno consegnate ai soldati di Assad. I soldati le
hanno interrogate. «La nostra missione qui è nel nome della jihad
al-nikah», hanno risposto le ragazze: la guerra santa del sesso
consigliata da qualche imam salafita, prestare il corpo ai miliziani in
Siria per garantirsi la salvezza eterna. Qualcuna piangeva, però. E
chiedeva di tornare a casa. «Chiederemo a Damasco di ridarcele — ha
detto ieri il ministro dell’Interno di Tunisi, Lofti Ben Jeddou,
esponente della maggioranza islamista di Ennahda, davanti a un
Parlamento ammutolito —. Molte di loro hanno avuto rapporti sessuali
anche con venti, trenta, cento mujaheddin. È una vergogna che va avanti
da mesi. E noi restiamo in silenzio, senza fare nulla».
Tornano. Non
sono più sole: avranno un bambino da crescere. Sono solissime: nel
Maghreb rurale, nei villaggi del Sud tunisino, una madre senza uomo è
solo una prostituta. Le jihadiste del sesso stanno diventando una piaga
in Tunisia, il Paese che offre più volontari alla guerra contro Assad:
il 40 per cento dei guerrieri di Allah viene da qui, la scorsa primavera
il governo ha bloccato seimila giovani pronti a morire per la Siria,
come tanti già fecero per l’Afghanistan e l’Iraq. I maschi in cerca di
gloria sono in genere sotto i 35 anni, biglietto di sola andata, via
Libia o Turchia: secondo un rapporto Onu, pagati con soldi del Qatar.
Famose in Tunisia le immagini, riprese dalla telecamera dell’aeroporto
d’Istanbul, d’una moglie che al «gate» supplicava il marito
fondamentalista di non imbarcarsi per Damasco. Lo scorso giugno, è
partito pure un viaggio della speranza: avvocati e familiari in volo per
la Siria e per convincere i ragazzi a ripensarci.
La macchina della
jihad è ben oliata. Il reclutatore tunisino, Abu Jihad, è un veterano
dell’Afghanistan che combatteva coi talebani già prima dell’
11settembre. Finora, però, organizzava comitive perlopiù maschili. Da
febbraio, dopo una fatwa attribuita allo sceicco saudita Mohamed
al-Arifi che invitava le giovani tunisine a partire pure loro (non per
combattere, ma per allietare le ore dei valorosi jihadisti), qualcosa è
cambiato. L’Islam prevede che sia solo il padre a trasmettere la
religione: su questa base, i predicatori convincono ragazze di famiglie
povere, minorenni e spesso analfabete, che sia giusto rischiare anche
gravidanze indesiderate. «Molti di loro — spiega Al Hadi Yahmad, esperto
di gruppi islamici nordafricani — hanno spinto donne anche siriane a
sposare i miliziani per qualche ora: all’uomo è concesso di consumare,
prima di ripudiarle». E così, quella che all’inizio sembrava una
leggenda, viene ora confermata (per la prima volta in maniera così
dettagliata) dai vertici di Ennahda, dai dossier su tredici prostitute
bambine che avrebbero raccontato la loro esperienza al fronte, da siti e
tv. Spunta la testimonianza d’un marito costretto al divorzio, dopo
l’improvviso addio della giovane moglie partita per la guerra. E gira in
replica continua quella dei genitori di un’adolescente di 17 anni,
Rahmahat.
Lei è tornata e loro sono felici, dicono. Poi tacciono un attimo. E aggiungono: «Non la riconosciamo più».
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento