Il medico argentino Ricardo Coler viaggia nella provincia cinese dello Yunnan fino alle remote sponde del Lago Lugu per conoscere i Mosuo, una delle più pure culture matriarcali al mondo. In questa regione appartata vive una comunità gestita dalle donne, che amministrano l'economia, il lavoro e la vita famigliare, non hanno compagni fissi, ignorano il legame matrimoniale e la figura paterna. In famiglie dominate esclusivamente da madri e nonne, lo scrittore incontra uomini che ai privilegi femminili si sono felicemente adeguati, con poche responsabilità, nessuna iniziativa o spinta alla competizione, e molto tempo per giocare a mahjong, oziare e fumare in riva al lago. Un mondo in cui i dissidi sono guardati con imbarazzo, la violenza è praticamente sconosciuta e la vita prende una piega impensabile in una società patriarcale, una vita che neanche Mao Tse-tung, l'omologazione comunista e la spinta alla modernizzazione sono riusciti a cambiare.
domenica 17 novembre 2013
Idillio populista e elogio del matriarcato premoderno nella Guerra fredda culturale contro la Cina
Risvolto
Il medico argentino Ricardo Coler viaggia nella provincia cinese dello Yunnan fino alle remote sponde del Lago Lugu per conoscere i Mosuo, una delle più pure culture matriarcali al mondo. In questa regione appartata vive una comunità gestita dalle donne, che amministrano l'economia, il lavoro e la vita famigliare, non hanno compagni fissi, ignorano il legame matrimoniale e la figura paterna. In famiglie dominate esclusivamente da madri e nonne, lo scrittore incontra uomini che ai privilegi femminili si sono felicemente adeguati, con poche responsabilità, nessuna iniziativa o spinta alla competizione, e molto tempo per giocare a mahjong, oziare e fumare in riva al lago. Un mondo in cui i dissidi sono guardati con imbarazzo, la violenza è praticamente sconosciuta e la vita prende una piega impensabile in una società patriarcale, una vita che neanche Mao Tse-tung, l'omologazione comunista e la spinta alla modernizzazione sono riusciti a cambiare.
Il medico argentino Ricardo Coler viaggia nella provincia cinese dello Yunnan fino alle remote sponde del Lago Lugu per conoscere i Mosuo, una delle più pure culture matriarcali al mondo. In questa regione appartata vive una comunità gestita dalle donne, che amministrano l'economia, il lavoro e la vita famigliare, non hanno compagni fissi, ignorano il legame matrimoniale e la figura paterna. In famiglie dominate esclusivamente da madri e nonne, lo scrittore incontra uomini che ai privilegi femminili si sono felicemente adeguati, con poche responsabilità, nessuna iniziativa o spinta alla competizione, e molto tempo per giocare a mahjong, oziare e fumare in riva al lago. Un mondo in cui i dissidi sono guardati con imbarazzo, la violenza è praticamente sconosciuta e la vita prende una piega impensabile in una società patriarcale, una vita che neanche Mao Tse-tung, l'omologazione comunista e la spinta alla modernizzazione sono riusciti a cambiare.
La città delle donne. Un villaggio matriarcale senza guerre e violenze
Esiste: è nella Cina meridionale Il reportage del medico argentino Ricardo Coler che ha trascorso un periodo con la comunità dei Mosuo scoprendo un piccolo Eden
di Valeria Viganò l’Unità 17.11.13
VIVIAMO
QUI, IN ITALIA, EUROPA E ORMAI QUASI TUTTO IL RESTO DEL MONDO, IN UNA
SOCIETÀ MALATISSIMA, MALANDATA, CORROTTA, INGIUSTA E INEGUALE. Viviamo a
dodicimila all’ora, in tensione, ansiosi e preoccupati. Corriamo invece
di camminare, rincorriamo costantemente mete vere e fittizie. Siamo
schiavi della nostra immagine. Accumuliamo beni, perdiamo beni, siamo
costantemente aggressivi, subiamo vari tipi di poteri visibili o
subdolamente soggiacenti che inducono alla rabbia, alla ribellione e
alla depressione. E la realtà, per niente democratica, scatena una
violenza da tempi storicamente bui. Non troviamo soluzioni,
impacchettati e imprigionati, nonostante il pensiero generico o
speculativo corra a fiumi in cerca di un’uscita. La misoginia è
instillata come veleno mortale, gli abusi e la prevaricazione sono atti
di una costanza disarmante. Cerchiamo pertugi che facciano prendere
boccate d’aria non malsana, ma quelle boccate che servirebbero a darci
tregua ci consentono solo di imparare a stare in un’apnea forzata per
più tempo. Resistiamo affaticati, cresciamo i figli in un’infinita corsa
ad ostacoli, tentiamo di sconfiggere il tempo, rimandando vecchiaia e
morte, procrastinando i segni degli anni. Provati e stanchi.
Ma se invece di trovare spiragli minimi per sopravvivere, spalancassimo la porta?
Farlo
da soli è un atto di coraggio individualista o al massimo scovato in
esigui gruppi di persone che la pensano allo stesso modo. Ci viene
allora in aiuto uno splendido libro edito da nottetempo, Il regno delle
donne (pp.211, euro 15,50), che non analizza lo status quo, non propone
correttivi e palliativi, e non tenta di convincerci o farci sposare una
nuova teoria. Semplicemente racconta di un viaggio in un luogo sperduto e
quasi inaccessibile a 2500 metri, nella Cina meridionale, in mezzo alle
montagne himalayane. L’autore è un medico e scrittore argentino,
Ricardo Coler, curioso e perenne viaggiatore in altre culture che, come
ogni vero viaggiatore, non esprime giudizi e accoglie anche
l’incomprensibile.
IMPRONTA TIBETANA
Nella provincia dello Yunnan,
sulle rive del Lago Lugo, vive un popolo di più di 25.000 persone, a
forte impronta tibetana per religione, tratti somatici e ambiente
geografico. Ciò che rende i Mosuo unici è la loro struttura sociale a
base completamente matriarcale. Ritenere che una società matriarcale sia
un semplice ribaltamento del potere dagli uomini alle donne è una
semplificazione arbitraria e miope. E Coler lo dimostra. Il viaggio per
arrivare al Lago Lugo è faticoso e interminabile, su strade pericolose,
ma alla fine ecco aprirsi una sorta di Eden. Coler scopre prestissimo i
segni inequivocabili di un ordine diverso delle cose. Ma si addentra
lentamente, con profondo rispetto e onestà, in un sistema sociale
completamente nuovo. Scopre una ad una le diversità di un modo di vivere
che ha regole semplici e che tutti, dalla tenera età fino alla
vecchiaia, ottemperano naturalmente. Con l’aiuto di un traduttore, anche
lui ignaro e sorpreso e alquanto diffidente, incontra le donne e gli
uomini Mosuo, condivide le giornate, i pasti, vince le ritrosie,
ascolta, domanda. Scopriamo con lui che il matriarcato si basa su
differenze fondanti rispetto al patriarcato. È vero, sono le donne che
decidono. A un loro richiamo gli uomini scattano come molle, e adempiono
ai lavori pesanti o fanno i traghettatori lungo le sponde del lago o
vanno a comprare animali da soma. Ma hanno anche molto tempo libero che
passano a giocare a mahjong. Le donne lavorano i campi e cucinano, senza
lesinare la fatica. Il capovolgimento dei ruoli non sarebbe sufficiente
se non si innestasse in un tessuto familiare che prevede che tutti i
membri abitino la casa e non la lascino per creare nuovi nuclei, perché
il matrimonio non esiste. Avete presente quella istituzione che genera
promesse, chiusura, gelosia, accaparramento, unicità che poi svanisce in
pochi anni e diventa galera? L’amore per i Mosuo è un’altra cosa e
corrisponde alle vere qualità del sentimento. Anche alla sua
transitorietà, ciò che rimane per sempre è infatti il nucleo in cui si
nasce.
Coler indaga sulla sessualità discorrendo con le donne e gli
uomini, e constata che è più che mai una libera espressione
dell’attrazione. Molto libera. Gli incontri avvengono quando la ragazza
lo decide. L’uomo che viene fatto entrare nell’alcova, appende il
cappello alla porta. Segno che è lui il prescelto. Può essere per una
notte o protrarsi per un lasso di tempo indefinito. Ma mai i due
innamorati andranno a vivere insieme. I figli che nasceranno mai
vivranno al di fuori della famiglia della matriarca. La conclusione è
che la figura del padre non esiste, a dispetto di tutte le teorie che
scrutano l’influenza e l’importanza del ruolo paterno nella nostra
società. Il risultato è che tra i Mosuo non c’è la violenza né la
prevaricazione maschile (o femminile), non ci sono atti illegali e al
primo accenno di aggressività basta un intervento della matriarca per
riportare tutto all’ordine. Coler sottolinea che questo avviene grazie a
una solidarietà tra donne inscalfibile, fatta di aiuto reciproco,
grandi chiacchiere, vita in comune. Il possesso amoroso non esiste, al
pari dell’esclusività. Quando due innamorati, e non una coppia, si
separano, lo fanno morbidamente, accettando la decisione del partner
senza recriminazioni. Leggendolo, non si può fare a meno di pensare a
tutti quegli uomini che, non sopportando che le compagne li lascino, le
perseguitano e le uccidono. È possibile quindi che ciò non accada, e
l’esempio dei Mosuo ci conferma quanto la violenza maschile sia
culturale all’interno di un contesto distorto basato su una forma
sociale profondamente misogina e diseguale che possiede valori sbagliati
e non vitali. Il ripensamento, confrontandoci con la società
matriarcale dei Mosuo, è imprescindibile, non sono le nostre leggi a
dover cambiare ma le fondamenta tutte, a partire da una
femminilizzazione del vivere, perchè come afferma un Mosuano, «stare in
mano alle donne è stare nelle mani migliori».
Quando la Cina decise
che questo piccolo popolo montano doveva uniformarsi nei modi e nei
costumi alle regole del resto del paese e cambiare il proprio
matriarcato, arrivarono i soldati a obbligare i Mosuo a sposarsi, fare
figli, costituire famiglie tradizionali. Per un po’ furono assecondati
dalla popolazione, ma appena l’esercito se ne andò, tutti ritornarono al
più congeniale matriarcato.
Un esempio di resistenza passiva propria
di una cultura con radici fortissime e condivise e non violenta. Ora il
governo centrale cinese sta costruendo una strada per collegare il lago
e la sua provincia ad altre province limitrofe. È la grande minaccia
che incombe, perché, paradossalmente, laddove esiste la comunicazione,
la mescolanza produce mutamento talvolta irreparabile. Sembra un
concetto conservativo, ma spesso la contaminazione produce squilibri e
scontri, non rispetta le peculiarità, invade con modelli che martellano e
si impongono come esemplari. La torsione capitalista nelle economie
emergenti, Cina e India, ne è un esempio. Invece di essere
un’opportunità e un’alternativa, il matriarcato Mosuo rischia di venire
cancellato e soffocato da errori economici e sociali che si perpetuano
da secoli attraverso il patriarcato autoritario e cieco. Oserei dire che
leggere Il Regno delle donne e rifletterci attentamente sia un piccolo
atto di rivoluzione, una presa di coscienza, e una prova inconfutabile e
reale di come sia davvero possibile un cambiamento di ciò che siamo
diventati e della vita che facciamo, illusi, adulati, premiati nella
nostra presunta superiorità. In verità siamo solo insostenibili e odiosi
esseri umani.
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