
venerdì 21 marzo 2014
Peggio del populismo decrescitista c'è solo l'apologia ottusa dell'irrazionalità capitalistica

Pascal Bruckner: Il fanatismo dell'Apocalisse. Salvare la Terra, punire l'Uomo, Guanda, pagg. 230, euro 22
Risvolto
La Terra è malata, sovrappopolata, degradata; gli ecosistemi stanno per collassare; mutamenti climatici e cataclismi inauditi semineranno morte e distruzione. E i colpevoli siamo solo e unicamente noi, sperperatori di risorse, consumatori accaniti, inquinatori seriali. Per causa nostra le generazioni future riceveranno in eredità un ambiente impoverito e saranno costrette a rivedere drasticamente il loro stile di vita, se non addirittura a lasciare il pianeta. Così recitano i fanatici dell’Apocalisse, invocando, in nome di fosche previsioni ripetute con insistenza, la necessità di rinunce immediate e spietate autopunizioni collettive.
Tutto questo, fa notare il filosofo Pascal Bruckner, rientra in un canovaccio già noto, dai tempi del millenarismo cattolico con il suo contorno di pauperismo e culto della frugalità, fino agli strali marxisti contro il capitalismo e al disprezzo terzomondista per l’Occidente sfruttatore, ovviamente condannato all’autodistruzione.
Secondo l’autore, questo ecologismo intransigente, chiuso e ostile verso tutto ciò che è progresso, ci condanna a un presente di terrore e rinunce in nome di un futuro che forse nemmeno ci sarà… Non è tornando indietro, dice Bruckner, che risolveremo i nostri problemi. È senza dubbio importante salvaguardare l’ambiente in cui viviamo, ma lasciando spazio a un ecologismo audace, aperto e democratico, che sostenga un cambiamento affidato alla ragione più che ai fanatismi e al catastrofismo irrazionale di chi, in nome del benessere della Terra, vuole mortificare l’Uomo.
Jean de Kervasdoué: Ils ont perdu la raison. Nucléaire, gaz de schiste, pesticides, OGM, santé, diesel..., Robert Laffond, 2014
Risvolto
« La gauche française a longtemps cru au Progrès ; cette foi s'estompe au point de disparaître.
Ainsi les objectifs annoncés en matière d'énergie semblent
incompréhensibles tant ils sont contraires aux intérêts de la France, y
compris dans leur dimension climatique.
Les réglementations sur les pesticides ignorent leurs considérables
bienfaits et conduisent à rendre impossibles certaines cultures ; elles
seront importées. Semer des OGM est interdit par des gens dont on ne
peut que souhaiter qu'ils soient inconscients d'être trompés. On affirme
que le moteur Diesel serait, pour la santé, aussi dangereux que le
tabac. On proscrit «par précaution» des médicaments, certes trop
prescrits, mais à l'utilité incontestable...
Comme pour les gouvernements précédents, l'émotion dicte un agenda
politique balloté par les sondages. Les sophistes règnent, ils ne
cherchent qu'à convaincre et font peu de cas du vrai. Jusqu'à quand ?
La France s'isole. Sa compétitivité baisse du fait de règlements
nombreux et trop souvent injustifiés. Pendant ce temps le progrès
scientifique galope ailleurs et nos scientifiques, contraints, vont
travailler sous d'autres cieux. Comment brider l'irrésistible curiosité
des hommes ?
Fermer les voies des industries du futur n'est que pauvre manière de
traiter les questions posées par la science et la technique aux sociétés
contemporaines. Il faut réagir. »
La saldatura di ambientalisti, marxisti e terzomondisti nasconde un'ideologia contro la vita e l'ennesimo tentativo di abbattere il capitalismo occidentale
Alessandro Gnocchi - il Giornale Ven, 21/03/2014
L’ideologia verde erede di marxismo e religione
Un libro del filosofo Pascal Bruckner critica la pseudoscienza dei “fanatici dell’apocalisse”
Piero Bianucci La Stampa 21 marzo 2014
Esperto di sanità pubblica e tecnocrate raffinato, nell’intervista qui accanto Jean de Kervasdoué denuncia il fatto che oggi spesso le decisioni di politica sanitaria, energetica e industriale non vengono più prese sulla base di dati scientifici ma assecondando un’opinione pubblica manipolata da movimenti più o meno occultamente ideologici, abilissimi nel pilotare i mezzi di informazione. In Italia vengono in mente la vicenda Stamina, il diffuso rifiuto dei vaccini, leggi restrittive su ricerca, riproduzione assistita e sperimentazione animale, il no a treni veloci, Ogm, centrali elettriche, inceneritori.
Di tutto ciò il filosofo francese Pascal Bruckner, vincitore di un Prix Médicis, offre un’interpretazione provocatoria: l’ambientalismo – sostiene nel saggio Il fanatismo dell’apocalisse in uscita da Guanda, 230 pagine, 22 euro – è la nuova forma di ideologia che ha riempito il vuoto lasciato dal marxismo e dalle religioni. Figlio degenere di quella scienza della complessità che è l’ecologia, il movimento ambientalista come il marxismo è totalizzante, come le religioni è fideistico, irrazionale, punitivo e, agitando la minaccia dell’apocalisse, parla all’amigdala, cioè alla parte più primitiva del nostro cervello, dove si annida la paura, come spiegava Gianni Riotta su queste pagine a proposito di un saggio di Diamandis che, al contrario, è un fan della super-tecnologia.
Da Nostradamus in poi, ricorda Bruckner, 183 sono state le apocalissi annunciate. Bomba demografica, inquinamento, riscaldamento globale sarebbero le forme attuali del millenarismo medievale. Gli ecologisti, dice Bruckner, sono «avanguardie regressive», manipolano aggettivi come biologico, naturale, chimico, coltivano un senso di colpa punitivo, ben visibile per esempio nel «Movimento per l’estinzione umana», i cui adepti hanno deciso di non riprodursi.
Al di là degli eccessi di Bruckner, c’è da osservare una mutazione preoccupante nel processo di formazione delle decisioni. Fino a qualche decennio fa, prima venivano i risultati scientifici, i media li diffondevano nell’opinione pubblica e infine i politici li traducevano in decisioni.
Oggi spesso all’origine del processo ci sono movimenti antiscientifici o ignari della scienza e del suo metodo, i media acriticamente fanno da cassa di risonanza, l’opinione pubblica assimila il messaggio più con l’amigdala che con la corteccia cerebrale e i politici fanno scelte demagogiche avendo come obiettivo non il buon governo ma il consenso e il potere. Cortocircuito pericoloso.
“Ne uccidono più i pregiudizi che i pesticidi”
Il tecnocrate francese De Kervasdoué attacca in nome della ragione opinionisti e ambientalisti
Paolo Modugno La Stampa 21 marzo 2014
Jean de Kervasdoué è un puro prodotto dell’aristocrazia tecnico scientifica francese che ha fatto la gloria di questo Paese. Ingegnere, grande specialista di sanità pubblica, il suo ultimo libro Ils ont perdu la raison (Robert Laffond, 2014) ha suscitato un ampio dibattito in Francia ed è stato salutato da diversi intellettuali come una ventata di aria fresca in un clima politico avvelenato da posizioni ideologiche, come quelle degli ecologisti, che ben poco hanno a che vedere con il trattamento scientifico della realtà.
Per illustrare il fatto che buona parte della classe politica abbia «perso la ragione», Jean de Kervasdoué utilizza cinque esempi: il diesel, gli organismi geneticamente modificati (Ogm), i pesticidi, il nucleare e le politiche della sanità.
Ma qual è l’origine di questa perdita di razionalità dell’azione pubblica?
«Il problema è che siamo tornati all’epoca dei sofisti, e che viviamo sotto la dittatura dell’opinione. Quel che conta non è dire la verità ma convincere, e così si perde il rapporto con la realtà. I fabbricanti d’opinione strutturano l’opinione pubblica e l’opinione influenza il discorso politico. Nicolas Sarkozy rispondeva a un noto nutrizionista di non voler togliere la moratoria sugli Ogm perché “i Francesi credono che siano pericolosi, anche se io sono convinto del contrario”. E’ il trionfo delle democrazia “deliberativa” o “partecipativa” : una decisione è “buona” se tutte le parti in causa sono state consultate! Metodo che fa l’impasse sulle tecniche di manipolazione dell’opinione...».
L’avvento della democrazia dell’opinione ha delle conseguenze sulla selezione dell’élite dirigente?
«Certamente. Non è un caso che i nostri governanti non siano più reclutati tra gli ingegneri, gli scienziati, i militari o gli imprenditori, tutte categorie caratterizzate da un certo pragmatismo. Nel governo di Jean-Marc Ayrault non c’è nessuno che abbia questo tipo di provenienza. Ma troviamo invece un’abbondanza di persone che hanno fatto studi giuridici o letterari».
I sofisti sarebbero dunque più presenti a sinistra che a destra?
«Nel libro sono particolarmente critico nei riguardi della sinistra, la mia famiglia politica, perché sono deluso dal fatto che, anche in nome dell’alleanza con gli ecologisti, abbia rinunciato alla sua tradizione “progressista”. Ma la destra non è certo da meno, anzi. La prima rottura, la prima perdita di ragione, è avvenuta sotto la destra con la legge sulla bioetica del 1994 che ha di fatto proibito la ricerca sugli embrioni. Ed è sempre la destra che, nel 2005, ha costituzionalizzato il principio di precauzione, un principio tanto assurdo quanto mal definito».
Ma torniamo agli Ogm...
«La maggior parte delle persone, non sa neanche cosa siano gli Ogm. E non sa che consumare dei prodotti bio può essere più pericoloso che mangiare i prodotti “normali”. Numerosi studi hanno dimostrato, come questi prodotti non siano diversi dagli altri dal punto di vista nutritivo ma siano piuttosto meno “protetti” e contengano più batteri. Alcuni tossicologi che ho consultato per il mio libro, mi hanno confessato, in effetti, di non mangiare mai i prodotti bio».
Ma qualche vantaggio ce l’avranno pure questi prodotti
«Certo, essendo più fragili, essi hanno dei circuiti di distribuzione più corti che fanno meno ricorso alla refrigerazione e possono di conseguenza avere un gusto migliore... E poi ci sono i supposti effetti generali sull’ambiente ma anche qui occorre fare attenzione perché, per esempio, con il settembre particolarmente mite di quest’anno, a Bordeaux i produttori che non avevano trattato le loro vigne hanno avuto zero raccolto perché non sono stati capaci di difenderle dai parassiti. Ed attualmente in Borgogna si discute del fatto di imporre i trattamenti ai vini biodinamici... Il problema è che si stigmatizzano gli inconvenienti, per esempio dei pesticidi, ma non ci si sofferma mai sui vantaggi...».
Come per esempio nel caso dell’energia nucleare
«Non c’è, per quanto ne sappia, nessun altro tema per il quale la percezione dei fatti sia cosi’ distante dalla realtà! Uno studio recente basato sul rapporto tra mortalità ed energia ha dimostrato che l’energia nucleare è di gran lunga la meno pericolosa, con un indice più di 4000 volte inferiore a quello del carbone! Questa fonte ha inoltre molti altri vantaggi: in termini di emissioni, di indipendenza energetica e di sistema. Tutte le energie rinnovabili infatti non sono legate al consumo. E’ noto, in effetti, che i picchi di consumo sono in generale la sera in inverno, momenti in cui per definizione non c’è il sole e non c’è necessariamente vento. E dato che l’energia non si può immagazzinare ed è difficile da trasportare, il solare e l’eolico necessitano delle compensazioni attraverso il gas o il carbone e portano dunque alla fine ad un aumento dell’inquinamento atmosferico. Il più grande produttore europeo di gas ad effetto serra è la Danimarca che è anche il maggior utilizzatore di energia eolica. Infine, per quanto riguarda la questione dei costi del nucleare, essi possono apparire come esorbitanti solo se si impongono delle norme di sicurezza irragionevoli».
Il problema della non razionalità e dell’inflazione delle norme è comune a molti settori da lei analizzati
«Assolutamente, è quello che spiego attraverso la “parabola delle colonie estive”. In Francia il 50% dei bambini non possono permettersi le vacanze ma, allo stesso tempo il settore delle colonie declina costantemente a causa dell’inflazione normativa. In effetti, molte strutture chiudono perché non riescono a fronteggiare i costi imposti dalle norme sulla sicurezza che richiederebbero dei lavori costosissimi. Inoltre, hanno sempre più difficoltà a reclutare gli animatori a causa delle norme sulle competenze richieste e, per finire, stante la crescente giuridizzazione della nostra vita collettiva, hanno il terrore di incorrere in dei processi intentati dalle famiglie. L’eccessiva protezione di qualcosa ha per effetto di far scomparire la cosa stessa».
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento