Che ne pensa del refrain austerità/crescita?
«L'austerità
non riporterà la crescita, poiché il suo scopo principale è quello di
esercitare una pressione al ribasso sui salari e sui redditi, dunque di
diminuire il potere di acquisto, ossia la richiesta. E quando c'è meno
richiesta, il consumo diminuisce, la produzione anche e la
disoccupazione aumenta. Le classi proletarie e le classi medie sono le
prime a soffrirne».
Ma quale può essere l'alternativa? Lei ha
più volte affermato: l'ideologia della crescita è un errore logico.
Non ci può essere crescita materiale infinita in uno spazio finito.
«L'alternativa
è organizzare, fin da ora, una decrescita sostenibile, favorendo il
ricollocamento, economizzando le riserve naturali, favorendo gli stili
di vita che non si riducono a una fuga in avanti nei consumi. Ma
l'alternativa è anche ideologica: si tratta di rifiutare l'assiomatico
dell'interesse e il primato dell'economia, e di smettere di volere
sempre di più. Di più non è sinonimo di meglio».
Altrimenti, come scrive nel libro, prevede una vera e propria marcia verso la miseria.
«Lo
possiamo constatare già oggi in diversi paesi europei. Il risultato
delle politiche di austerità adottate sotto la pressione dei mercati
finanziari è proprio questo. La disuguaglianza tra i vari Paesi e al
loro stesso interno non smette di ampliarsi, a esclusivo beneficio delle
nuove classi finanziarie e politico-mediatiche».
E allora uscire dall'euro può essere la soluzione?
«L'euro
ha contribuito ad aggravare la crisi, nel senso che, lungi dal
promuovere la convergenza delle economie europee, ne ha invece aumentato
i divari. Ma la crisi non è riducibile al problema dell'euro. I Paesi
che non hanno adottato l'euro, come la Gran Bretagna, non se la passano
meglio. Sono anch'essi prigionieri di mercati finanziari e dell'aumento
del loro debito pubblico. In ogni caso, uscire dall'euro avrebbe un
senso solo se fosse il risultato di un insieme di Paesi, e non di uno
solo».
Potrebbe però essere una possibilità?
«Non
c'è alcuna possibilità che possa avverarsi nell'immediato. Ad ogni
modo, anche nel caso di un ritorno alle monete nazionali, l'euro
dovrebbe essere mantenuta come moneta comune per gli scambi con i Paesi
non europei».
Ma c'è stato un momento preciso in cui abbiamo perso la nostra sovranità?
«L'abbandono
è stato progressivo. È il risultato del trasferimento all'Unione
Europea di gran parte della sovranità che non è stata riportata a un
livello superiore (una sovranità europea), ma scomparsa in una sorte di
buco nero. Questo processo è stato completato dalla politica del
debito, che ha posto gli Stati sotto il controllo di investitori privati
e agenzie di rating».
Ed è possibile riconquistare quote di sovranità?
«Occorrerebbe
ritrovare i mezzi dell'indipendenza economica e finanziaria, il che
necessita un cambiamento radicale delle politiche pubbliche, a cui però
nessun Paese europeo sembra propenso».
In un contesto del genere la crescita del Front National conferma che però vi possono essere spazi di manovra?
«L'ascesa
del FN riflette principalmente il deterioramento del bipartitismo
destra-sinistra e il discredito generalizzato della classe politica».
Dunque, il consenso potrebbe dipendere dal fatto di escludere a priori le categorie di destra e sinistra.
«Tutte
le inchieste disponibili dimostrano questo: il FN ottiene voti sia a
destra che a sinistra. Il suo programma economico e sociale, è
nettamente orientato a sinistra, e possiede tutti i criteri per
sedurre gli ex elettori comunisti. In generale, il FN tocca delle
priorità, che sono avvertite soprattutto nel Nord della Francia, e poi
dalle classi proletarie e dagli strati inferiori della classe media, che
sono anche le principali vittime delle ricadute negative
dell'immigrazione (disoccupazione, insicurezza, affossamento della
scuola, ecc.). È da molto tempo il primo partito fra gli operai».
Potrebbero nascere altri movimenti in Europa sul modello del FN?
«Non
credo molto all'esportazione dei modelli. Il FN è un movimento molto
legato al contesto particolare della vita politica francese. Il modo con
il quale trascende la divisione destra-sinistra non può essere
meccanicamente copiato».
Ma è forse l'unico che si schiera apertamente contro quello che Lei definisce «il sistema del denaro»?
«Il
sistema del denaro è criticato da molta gente, ma tra i suoi
avversari, il FN è, oggi, il partito che ha i mezzi più importanti per
farsi sentire».
Idee forti per abbattere la monarchia finanziaria
Ripensare
il ruolo delle élite, rilanciare la meritocrazia, rafforzare le
comunità. In attesa di tempi migliori e del risveglio dei giovani
Marcello Veneziani
- Lun, 26/05/2014 -
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