«Amore (Kama) è una divinità potente e temibile. Nell'epica è spesso ricordata la sua distruzione a opera di Siva, il grande dio dedito all'ascesi. Kama, arso dal fuoco sprigionatosi dal terzo occhio di Siva proprio mentre lo colpisce con una freccia incantata per farlo innamorare della divina Parvati, ridotto in cenere si trasforma in Ananga, "l'Incorporeo". Come tale gli sarà ancora piú facile insinuarsi non visto nelle menti di quelli che vuole rendere schiavi della passione, tanto che persino Siva sarà infine conquistato dalla dea innamorata».
lunedì 26 maggio 2014
Antichi testi indiani sull'amore e l'erotismo
Risvolto
«Amore (Kama) è una divinità potente e temibile. Nell'epica è spesso ricordata la sua distruzione a opera di Siva, il grande dio dedito all'ascesi. Kama, arso dal fuoco sprigionatosi dal terzo occhio di Siva proprio mentre lo colpisce con una freccia incantata per farlo innamorare della divina Parvati, ridotto in cenere si trasforma in Ananga, "l'Incorporeo". Come tale gli sarà ancora piú facile insinuarsi non visto nelle menti di quelli che vuole rendere schiavi della passione, tanto che persino Siva sarà infine conquistato dalla dea innamorata».
«Amore (Kama) è una divinità potente e temibile. Nell'epica è spesso ricordata la sua distruzione a opera di Siva, il grande dio dedito all'ascesi. Kama, arso dal fuoco sprigionatosi dal terzo occhio di Siva proprio mentre lo colpisce con una freccia incantata per farlo innamorare della divina Parvati, ridotto in cenere si trasforma in Ananga, "l'Incorporeo". Come tale gli sarà ancora piú facile insinuarsi non visto nelle menti di quelli che vuole rendere schiavi della passione, tanto che persino Siva sarà infine conquistato dalla dea innamorata».
L'amore ai tempi di Krishna
L'India e
la passione in un Millennio Einaudi, dagli inni religiosi del «Rigveda»,
alle storie coniugali epiche, al teatro, ai romanzi
di Giuliano Boccali Il Sole Domenica 25.5.14
Affidata a traduttori di grande esperienza e sensibilità, ciascuno
specializzato nel genere dei testi di cui è responsabile, esce ne «I
Millenni Einaudi» un'antologia di letteratura indiana d'amore curata da
Fabrizia Baldissera; la studiosa, di fama internazionale, mette qui a
frutto le sue vaste letture, non solo indiane, e il suo pluridecennale
impegno di ricerca. L'introduzione da lei premessa ai testi è
ricchissima di elementi culturali e interpretativi, religiosi, sociali,
giuridici, scientifici, letterari, critici, davvero preziosi per
l'intendimento di quello che il titolo del volume felicemente chiama
l'«Universo di Ka-ma». Forse si sottintende che l'universo tout court
appartiene a Ka-ma, Amore, più esattamente Desiderio, Cupido come in
latino: il suo potere lo ha generato e lo domina con effetti
contrastanti, deliziando o tormentando gli esseri senzienti, dèi e dee
inclusi, o fornendo loro energie insostituibili nell'itinerario della
conoscenza.
Qui è forse la cifra originale dell'eros in India:
l'inimitabile identificazione delle forze che seducono e irretiscono
nella fantasmagoria affascinante ma illusoria della manifestazione (e
quindi fatalmente del dolore), con quelle che permettono lo sviluppo e
la realizzazione più alta, dal piano estetico all'accesso definitivo
alla realtà spirituale eterna, oltre ogni forma.
L'amore investe così e
permea tutti gli aspetti della natura, della personalità umana ed
evidentemente della cultura, figurativa e letteraria innanzi tutto. Alla
prima il Millennio einaudiano dedica le suggestive miniature che lo
adornano, mentre i testi scelti da Baldissera spaziano dagli inni
religiosi del Rigveda e magici dell'Atharvaveda, alle mitiche storie
coniugali dell'epica, al teatro, con la commovente vicenda di una
cortigiana di buon cuore, a uno dei più famosi romanzi dell'India
classica, inedito in italiano, all'ars amandi in una delle numerose
declinazioni, alle vicende allegoriche di Krishna, il "divino amante"
dalla carnagione blu scura, che figura nell'immagine qui riprodotta, ma
anche alle prescrizioni dei più celebri trattati di medicina, fino alla
«gentiliezza amorevole» della tradizione buddhista. Con questa la
raccolta si chiude, molto opportunamente a mio parere, alludendo a
dimensioni dell'amore feconde, insostituibili per l'India, per le
civiltà asiatiche e oggi per l'intera umanità con la diffusione
occidentale del Dharma.
Nel "mare dei testi" possibili, l'antologia
offre così uno sguardo completo e adeguatamente sfaccettato attraverso
il prisma di opere emblematiche. Ne fa parte anche una scelta di strofe
singole, tratte a loro volta da un'antica famosissima antologia e
tradotte da chi scrive: alcune sono riportate qui e costituiscono
un'introduzione diretta ai moduli della lirica. Non troviamo Saffo o
Catullo, nulla è più lontano dalla sensibilità indiana antica
dell'evocazione della propria esperienza personale dell'amore. Tutti i
protagonisti femminili e maschili delle strofe, infatti, non hanno
volto, né storia psicologica; la poesia indiana evoca l'amore di un uomo
e di una donna astratti, ma lo evoca concretamente attraverso
situazioni e indizi esemplari: l'incontro, gli sguardi, l'innamoramento e
la timidità della donna, l'oscillazione fra il timore di soffrire e
l'attrazione irresistibile, l'abbraccio sensuale, trionfante dell'amore
fortunato, «in unione» secondo l'espressione caratteristica della
critica coeva. Nelle strofe di Sonnoka, l'amore è ritratto nella
posizione con la donna sopra l'uomo: la tradizione indiana la considera
quella più piacevole per entrambi i partner, possibile solo se fra loro
esistono anche affetto e confidenza senza limiti, ricompensa perfino di
buone azioni compiute nelle vite passate... si potrebbero anche oggi
trarre da questo "indicatore" elementi sul proprio comportamento in
precedenti rinascite? Chissà. Un'altra curiosità poetica: fra gli indizi
dei diversi stati della passione e della relazione, figura tra i
prediletti il levarsi della pelurie per il desiderio, come nelle strofe
di Viryamitra dove rappresenta "il sigillo" di un fascino che
irrimediabilmente soggioga.
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L'INNAMORAMENTO
Anonimo
Mettendo la mano sinistra dietro ai fianchi, la
vita girata / con grazia, / i seni nell'altro senso e il mento molto
vicino alla spalla, lei / ha lanciato verso di me / amorosamente due o
tre sguardi furtivi che alleviano / la febbre del desiderio, / fitte
collane di perle con uno zaffiro scintillante nel mezzo.
***
Hars.adeva
(VII secolo)
Guardata, lascia cadere lo sguardo, non fa conversazione /
interpellata, / sul letto se ne sta di spalle, a forza abbracciata
trema; / andate le amiche dalla camera nuziale, e come se / desiderasse
uscire: / oggi è giunta con la sua ritrosia al culmine dell'amore / la
mia sposina diletta.
***
Dharmaki-rti (prima meta del VII secolo)
«Basta
incontri con l'amata, per la troppa brevita, perché / assomigliano / a
un sogno e a un'illusione, per la mancanza di sapore / alla fine»: /
anche se cento volte esamino questo dato di fatto, / pure la mia anima
non scorda la fanciulla dagli occhi / di cerbiatta.
***
Bhavabhu-ti
(inizi dell'VIII secolo)
Esitanti, incerti, innocenti, umidi, immobili,
lenti, / le pupille che si espandono all'infinito, più grandi / per
l'intimo stupore, / il mio cuore senza difesa dai maliziosi sguardi
della bella / con gli occhi dalle lunghe sopracciglia / è stato
catturato, sezionato, inghiottito e del tutto /
annientato.
***
Ka-lida-sa (IV-V secolo)
«Il piede ferito da uno stelo
di erba darbha» – così pensavo: / la fanciulla dalla vita sottile si è
fermata all'improvviso, / poi fatto qualche passo / è rimasta con il
viso girato, liberando dai rami degli alberi / la veste da asceta, che
pure non si era impigliata.
L'AMORE IN UNIONE
Vikat.anitamba- (poetessa,
corpus di Amaru)
Avvicinatosi il mio amore al letto, si è sciolto da
solo / il nodo / e la veste, appesa ai lacci della cintura allentata, a
malapena / è rimasta intorno ai fianchi; / questo soltanto, amica, io
so: nell'abbraccio di nuovo / del suo corpo / a stento riesco a
ricordare chi è lui, chi sono io e quale / amore facciamo e
come...
***
Sonnoka (fine dell'XI secolo)
Con il gusto dell'ebbrezza
dell'amore standogli sopra, / il mormorio dalla gola / che si unisce al
dolce suono dei campanellini d'ornamento / agitati all'oscillar delle
cosce, / il nodo della chioma sciolto ai sussulti, la collana di fili /
di perle gocciolante, / i seni gemelli colorati dai cosmetici che si
sollevano / ai respiri affannosi: / l'amante fa felici così quelli
davvero fortunati!
***
Vi-ryamitra (fra X e XI secolo)
Morbida e chiara
come canna di giunco flessuoso, la guancia / di lei dagli occhi di
giovane gazzella, sempre più / affascinante, / soggioga con la perdita
nella battaglia d'amore / della decorazione del trucco, / con il segno
marcato delle unghie e il sigillo per di più / della pelurie
levata.
***
S´ivasva-min (IX secolo)
Con morsi e morsi il suo labbro non
avvizzisce, morbido / come un germoglio; / sopporta le ferite delle
unghie il suo corpo dalla pelle tenera / come s´iri-s.a; / la liana
graziosa delle sue braccia con forti strette / non si affatica: / nelle
giovani donne davvero inesplicabile è l'effetto / dell'amore!
LA
STAGIONE DELLE PIOGGE
Anonimo
I veli dell'oscurità trapunti di lucciole,
le folgori / che lampeggiano abbaglianti, / le grandi masse delle
nuvole manifeste ai mormorii soffici /dei tuoni, gli elefanti che
barriscono, / i venti da Oriente profumati dalla schiusa dei ketaka, /
gli scrosci d'acqua che cadono: / non riesco a capire come potranno
essere sopportate / le notti da un uomo diviso
dall'amante.
***
Anonimo
Gli occhi un poco languidi dal sonno,
stringendosi / fra le braccia all'incontrarsi delle nubi / che
ammonticchiano le foglie – le rampicanti salite / sui tetti saldi delle
capanne –, / fortunati coloro che la notte, il petto colmo dei seni /
delle amanti, ascoltano dormendo / i rombi dei torrenti d'acqua che
cadono incessanti / dalle nuvole fonde.
I SEGNI DELL'AMORE
COMPIUTO
Daks.a (?)
Con la fila nuova di ferite delle unghie impresse
dall'amante / sul seno cosparso di unguento del Kashmir, simili a /
un'iscrizione su un piatto di rame, / la giovane dagli occhi di
cerbiatta è come promulgasse / l'editto recente di Amore, il sovrano
dall'arco di fiori.
***
Mura-ri (IX-X secolo)
Là nel cielo d'Oriente
diffonde il gioiello dell'etere / un filo di raggio che a poco a poco
incrina la tenebra ormai / vulnerabile; / qui, allontanandosi dal nuovo
signore del suo amore, / cancella la donna / il suo petto che portava la
figura del makara impressa / con l'unguento di muschio da
trucco.
***
Mahodadhi (?)
La notte e quasi andata, mia snella fanciulla,
la luna e quasi / tramontata, / il lume, prossimo al desiderio del
sonno, tremola; / di fronte alla mia docilità, il tuo orgoglio dovrebbe
essere / finito, e invece non smetti la rabbia: / per la vicinanza al
seno, il tuo cuore – oh furente – è proprio duro!
***
Ra-jas´ekhara
(IX-X secolo)
Indugiando alla fine delle ciglia, rotolando un attimo /
sulla superficie delle guance, / scendendo a lanciare luccicanti
pulviscoli all'urto / sui seni compatti: / dimmi perché oggi, seducenti
come un filo di perle / che stilla dal tuo collo, / cadono scorrendo
gocce di liquido pianto?
L'AMORE IN SEPARAZIONE
Siddhoka (?, corpus di
Amaru)
Fin dove giunge la vista fissando il sentiero del suo caro, /
sconsolata, / nelle strade ormai quiete al declinare del giorno, mentre /
il buio avanza / la sposa del viandante fa un passo verso la casa
bianca / di calce, poi pensando: «Non arriverà proprio adesso?», girato
il collo rapidamente / guarda di nuovo.
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