sabato 24 maggio 2014
Pierre Drieu La Rochelle nella Prima guerra mondiale
Pierre Drieu La Rochelle: La commedia di Charleroi, tradotto da, Attilio Scarpellini, Fazi
Risvolto
“Sono partito, non sono più ritornato, questa volta”. Così Drieu La
Rochelle chiude l’ultimo racconto di questa raccolta, scritta nel 1934,
che ci svela cosa sia per lui il senso della guerra: l’impossibilità di
fare ritorno alle commedie della vita civile dopo aver provato il
disgusto e l’ebbrezza del grande conflitto del ’14-’18. Eroismo e viltà,
esaltazione e disincanto, ideologia e cinismo si confondono nei
personaggi della Commedia, che narrano la loro esperienza sapendo di non
poter essere creduti da chi nella pace è ansioso di ritrovare
soprattutto le proprie illusioni. Come la signora Pragen, la borghese
arricchita del primo racconto, che cerca le tracce del figlio sul campo
di Charleroi, ma fugge la realtà di una guerra che, nei massacri di
massa, ha perso anche le sue retoriche e le sue finzioni romantiche. Gli
uomini che hanno vissuto il furore delle trincee sono già quelli che,
incapaci di abbracciare una condizione diversa dallo stato d’eccezione,
andranno a popolare le grandi mobilitazioni totalitarie del Novecento.
In questo senso, ’14-’18 La commedia di Charleroi, con la sua lingua
intensa, oscillante tra lucidità e follia, è emblematica di uno
scrittore che, al di là di ogni etichetta politica, ha fatto della
propria opera e della propria sofferenza la testimonianza tragica del
disagio di un’intera generazione.
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