martedì 13 maggio 2014
Luciano Gallino e il facile tiro a segno contro la "finanza"
Il danno del denaro creato dalle banche
di Luciano Gallino Repubblica 11.5.14
L’ARTICOLO di Martin Wolf uscito pochi giorni fa sul “Financial
Times” (il 24 aprile) è a dir poco sensazionale. Gli si desse retta, il
solo titolo - “Spogliare le banche private del potere di creare denaro” -
basterebbe per mandare in soffitta le teorie, le istituzioni e le
politiche economiche che prima hanno causato la crisi, poi l’hanno
aggravata con le politiche di austerità. Non si vuol dire che di per sé
l’articolo di Wolf arrivi a svelare delle novità fino ad oggi
inimmaginabili. Da anni vari gruppi di studiosi e associazioni in Usa
come in Europa sostengono che se non si limita il potere delle banche
private di creare denaro dal nulla la prossima crisi potrebbe essere
anche più devastante della precedente. Il fatto nuovo è che a dirlo è il
maggior quotidiano economico del mondo, da sempre pilastro (bisogna
ammetterlo: con dosi di pensiero critico che di rado si ritrovano nei
suoi confratelli) della cultura economica neoliberale. I chiodi su cui
batte Martin Wolf sono tre. Il primo è che la stragrande maggioranza del
denaro in circolo viene creato dal nulla - perché lo stato glielo
consente - dalle banche private nel momento in cui concedono prestiti,
accreditando l’ammontare sul deposito del richiedente. Quando Mr. Jones o
la Sig. ra Bianchi si vedono accreditare 100.000 sterline o euro sul
proprio conto di deposito, grazie ai quali stipuleranno un mutuo, non un
solo euro è stato tolto da altri depositi o dal capitale della banca.
La somma è stata creata da un contabile con pochi tocchi sulla tastiera.
Specifica Wolf: “Le banche creano depositi come sottoprodotto dei
prestiti che concedono.”
Sarà un caso, ma forse non lo è affatto, che
l’articolo di Wolf sia stato preceduto a marzo da una pubblicazione
della Banca d’Inghilterra la quale ripete una decina di volte in poche
pagine che sì, sono proprio le banche private la fonte maggiore della
creazione di denaro. Tanto per cominciare: “In pratica la creazione di
denaro differisce da vari malintesi popolari: le banche non agiscono
semplicemente da intermediari, dando in prestito i depositi effettuati
presso di loro… Ogni qualvolta una banca fa un prestito, crea
simultaneamente un corrispondente deposito sul conto del mutuatario,
creando in tal modo nuovo denaro.” (Bank of England, “Quarterly
Bulletin”, n. 1, 2014). C’è da sperare che gli economisti ortodossi i
quali insegnano ancora ai loro studenti che le banche possono prestare
soltanto il denaro che tengono in cassa, mostrando così di ignorare nel
loro insegnamento il ruolo fondamentale che svolge nel sistema economico
la creazione privata di denaro, trovino modo di dare una scorsa, oltre
che all’articolo in parola, pure al bollettino della BoE.
Il secondo
chiodo su cui batte Wolf è il pesante ruolo negativo che la suddetta
creazione di denaro svolge a danno dell’intera economia. “Il nostro
sistema finanziario è palesemente instabile perché lo stato prima gli ha
concesso di creare quasi tutto il denaro che circola nell’economia, poi
si è visto costretto a sostenerlo nello svolgimento di tale funzione.
Questo è un buco gigantesco nel cuore delle nostre economie di mercato.”
L’autore avrebbe potuto aggiungere che oltre ai trilioni di dollari,
sterline ed euro creati dal nulla dalle banche sotto forma di depositi,
circolano nel mondo, al di fuori delle piattaforme regolamentate,
centinaia di trilioni di derivati dalle innumeri denominazioni (ABCP,
ABS, CDO, CLO, CDS, MBS…), pure essi creati dalle banche private. Poiché
questi titoli hanno un valore di mercato, ciascuno può venire
istantaneamente commutato in denaro contante, oppure versato come
collaterale per garantire un prestito, o altro. Grosso modo, si tratta
di una massa di denaro potenziale - potenziale, va notato, come la
nitroglicerina - che gira per il mondo in quantità decine di volte
superiori alle transazioni aventi per oggetto beni o servizi reali.
Infine
c’è la fondamentale proposta dell’autore, che va ben al di là di quanto
sintetizzato nel titolo. Il potere di creare denaro dovrebbe essere
riservato esclusivamente allo stato. La funzione delle banche dovrebbe
venire circoscritta alla intermediazione tra risparmiatori e investitori
o mutuatari, alla effettuazione dei flussi di pagamento, e alla
custodia dei depositi. Per appoggiare la sua proposta, che rientra nel
quadro delle riforme le quali postulano un’attività delle banche
“ristretta” o “limitata”, Wolf si richiama brevemente a studi degli anni
30 quale l’illustre Piano di Chicago. Esso prevedeva che una banca
dovrebbe sempre disporre del 100 per cento di riserve per ogni soldo che
ha in deposito e che presta a qualcuno, il che porrebbe definitivamente
fine al suo potere di creare denaro dal nulla. Un piano rivisitato di
recente da ricercatori del Fmi, i quali arrivano a concludere che esso
potrebbe funzionare bene anche oggi. Agli oppositori i quali temono che
in questo modo rischierebbe di sparire il credito alle imprese, l’autore
ricorda che le banche finanziano l’investimento produttivo in misura
pari appena al 10 per cento dei loro prestiti.
Questo articolo
proveniente da una fonte quale il “Financial Times” vale a ricordare ai
governi Ue, compreso il nostro, che una riforma finanziaria la quale in
qualche modo riduca drasticamente il potere delle banche private di
creare denaro è la maggiore riforma politica di cui essi dovrebbero
occuparsi per salvare l’Unione e i propri stessi paesi. Non importa se
oggi questi appaiano far parte del gruppo dei più forti, oppure di
quello dei più deboli. Al confronto le riforme bancarie di cui si parla
nella Commissione (il rapporto Liikanen), nell’Ecofin (l’Unione
Bancaria), in alcuni parlamenti (Regno Unito, Francia, Germania), sono
acqua fresca. Soltanto una forte riduzione del potere “creativo” delle
banche può fare uscire i governi Ue dal ruolo di burattini del potere
finanziario che attualmente svolgono. Salvo che, naturalmente, in tale
ruolo ci si trovino bene, per scelta o per incompetenza. Al riguardo, è
ancora Martin Wolf che avverte: “Quando arriva la prossima crisi - e di
sicuro arriverà - abbiamo bisogno di essere pronti.”
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2 commenti:
Ma se con il denaro si riesce a produrre denaro, che bisogno c'è di riparlare di modi di produzione?
Meglio tardi che mai...
si chiama MMT!
Con decenni di ritardo.. ci arriva anche Gallino...
Che però vota SEL.. e questo causa il VOMITO!!!
IMMEDIATA USCITA DA EUROZONA. Moneta sovrana-Applicazione MMT
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2012/10/immediata-uscita-da-eurozona-moneta-sovrana-applicazione-mmt.html
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