Meeting. Due giorni di discussioni promossi dalla rivista "Hermeneutica"
Paolo Ercolani, il Manifesto 16.9.2014 Si è tenuto a Urbino, il 12 e 13 settembre, il XXI seminario
internazionale di «Hermeneutica», la rivista di filosofia
e teologia fondata nel 1979 dal teologo italiano Italo Mancini.
Filosofi, teologi ed economisti si sono confrontati sul tema
«Fede/fiducia», dibattendo le relazioni di Massimo Cacciari,
Eugenio Mazzarella, Stefano Zamagni e Klaus Müller. Le sessioni
dei lavori sono state moderate e condotte da Piergiorgio Grassi
e Marco Cangiotti, entrambi docenti dell’Università di Urbino nonché
condirettori della rivista «Hermeneutica».
Il tema dell’incontro è nato da una constatazione e da una
provocazione. Si osserva da diverse parti che la crisi attuale
investe tutte le realtà organizzate, oltre che le persone singole.
I sociologi parlano di una debolezza della fede che sembra mettere
in luce le difficoltà del messaggio cristiano di porsi non solo
come principio capace di fondare l’identità individuale
e collettiva, ma anche di generare fiducia e rinnovati impegni
dei credenti.
Analoghe osservazioni vengono condotte da analisti sociali e da
filosofi che non si riconoscono nella prospettiva cristiana e che,
tuttavia, constatano l’indebolirsi dei legami sociali a fronte
dell’affermarsi di forme di scetticismo verso la possibilità di
costruire un futuro diverso, quasi che l’invito di Nietzsche ad
esercitare l’arte del sospetto e della diffidenza sia divenuta una
professione condivisa da molti, e non solo dagli intellettuali. Da
queste osservazioni sorgono le domande se si possa vivere senza
fede e senza fiducia in qualche persona, se entrambe queste
dimensioni non rappresentino un costitutivo del nostro essere al
mondo, alla base di ogni intesa e di ogni cooperazione.
Domande che toccano da vicino gli interessi dei filosofi e dei
teologi, ma che esigono anche l’elaborazione di contromovimenti
culturali capaci di investire gli ambiti della politica
e dell’economia.
Fra le relazioni che hanno aperto il dibattito, quella di Massimo
Cacciari, che partendo da un’analisi filologico-filosofica della
«famiglia» dei termini indicanti la «fides», per poi giungere
a vederne ancora la pregnanza nella filosofia moderna, ha terminato
interrogandosi su una questione dirimente: in cosa consiste la
differenza essenziale e insuperabile tra il credere, per così
dire, «doxastico» (legato all’opinione generale), e l’atto di fede
cristiano?
L’economista Stefano Zamagni, da parte sua, si è concentrato sul
rapporto che lega la «fiducia», la «reciprocità» e il «mercato»,
tentando di recuperare quell’umanità della persona che,
a differenza del mero intelletto calcolante, è l’unica a poter
produrre un pensiero pensante. In questo risiede per Zamagni la
sfida a cui è chiamata un’economia civile e attenta alla dimensione
sociale. Il teologo Klaus Müller, decano dell’Università di Münster,
ha discusso una relazione che, appunto in un’ottica
interdisciplinare, ha inteso ricostruire l’annosa e mai risolta
questione del rapporto tra fede e ragione.
«Abbiamo chiamato relatori competenti e autorevoli – afferma
Piergiorgio Grassi, direttore dell’Istituto di scienze religiose
«Italo Mancini» e Direttore della rivista «Hermeneutica» — con lo
scopo di affrontare una tematica centrale, per l’essere umano di ogni
tempo e soprattutto per la nostra epoca, un’epoca in cui abbiamo un
bisogno reale di recuperare il dialogo dell’individuo con la sua
dimensione più essenziale e fragile allo stesso tempo: quella
dell’interiorità, dove fede e ragione possono dialogare».
La sacralità della ragione secondo Klaus MüllerIntervista . Il nodo irrisolto del rapporto tra fede e razionalità in una realtà secolarizzata. Parla uno dei più influenti teologi tedeschi, in Italia per partecipare al convegno della rivista «Hermeneutica»
Paolo Ercolani, il Manifesto L’epoca della globalizzazione è quella in cui anche la fede, al
pari di altre «strutture» fondanti del mondo umano, smarrisce
i contorni netti propri di un’entità identitaria per assumere le
linee errabonde di una dimensione liquida e reticolare.
In particolar modo, trattandosi di un’epoca che ha trasfigurato
ed estremizzato le possibilità dell’umano, vincolando le persone
a scegliere fra i due poli dell’individualismo egoistico
e solipsistico oppure dell’appartenenza alle folle omologate
e passive della galassia social, finisce che il sentimento
della fede si trova di fronte a un bivio forse mai così netto.
O meglio, il bivio è dell’uomo: da una parte abbandonarsi a Dio
nell’obbedienza affidandogli il nostro futuro (San Paolo), dall’altra
rinunciare a Dio identificandolo soltanto come un’eco del grido
di dolore lanciato dall’uomo stesso (Feuerbach).
Se intendiamo la fede (e con essa la fiducia, facoltà che le
è connessa) come una libera scelta soggettiva, cogliamo tutta la
problematicità di un tempo che sembra condannare l’individuo
a spogliarsi proprio della sua facoltà di soggetto attivo, tanto
della sua vicenda personale quanto di quella collettiva.
Di questo e altro discutiamo con Klaus Müller, decano dell’Università
di Münster e teologo di fama internazionale, che in questi giorni
ha preso parte al seminario «Fede/Fiducia» organizzato
dall’Istituto di scienze religiose «Italo Mancini» dell’Università di
Urbino.
In un testo attribuito a San Paolo l’apostolo scrive
che «la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di
quelle che non si vedono». Emerge con forza e tormento il «mistero
della fede», ma questa definizione è ancora accettabile per la
teologia contemporanea?
Una teologia pienamente consapevole dei propri strumenti,
così come dei propri limiti, sa che la fede è cosa differente dal
sapere. Se non altro perché al centro del sentimento della fede vi
è una dimensione di fiducia personale, che implica la scelta
soggettiva dell’individuo che decide di credere. Inoltre,
a differenza del sapere, che si caratterizza per la sua forma di
dato acquisito qui e ora, la fede si fonda sempre su una relazione
con il futuro, con quella dimensione della «speranza» che si rivela
centrale nel rapporto fra l’essere umano e la trascendenza. Nella
teologia contemporanea tutto questo viene rappresentato
mediante una tensione escatologica assai vivace in tutto il
discorso.
Nella medesima direzione, assume un significato
fondamentale anche il tema della «fiducia» a cui lei ha accennato.
Tema, peraltro, centrale nel pensiero di Martin Lutero. La fede,
insomma, si rivela come un atto di libertà dell’individuo che, in piena
autonomia, sceglie di affidarsi al messaggio di salvezza
incarnatosi con il Cristo.
Il monaco delle Novantacinque tesi voleva restituire una
teologia esistenziale di colore francescano, che si
contrapponesse frontalmente alla teologia ideologica dei papi
del suo tempo. Però ritengo che, contemporaneamente a questo
intendimento essenziale, egli stesse scoprendo e valorizzando il
significato e l’importanza dell´individuo, e soprattutto delle sue
scelte in merito alle questioni della fede. Certamente, però, è con
Lutero che la «first-person-perspective» (prospettiva in prima
persona del sentimento della fede, n.d.r.) diventò una dimensione integrale del parlare di Dio anche per la teologia.
La «fede che cerca di capire» è il titolo
provvisorio che Anselmo d’Aosta dette al suo «Proslogion». Titolo
che riprende l’agostiniano «credo per capire», e che sta a significare
la preminenza che la teologia assegna alla fede sull’intelletto.
La fede è necessaria a ogni tipo di comprensione?
In Anselmo è riscontrabile un modello dialettico rispetto la
relazione tra fede e ragione. Solo partendo da questo assunto di
fondo possiamo cogliere il senso del suo messaggio, specie laddove
affermava che i misteri della fede, dopo l’opera di purificazione
della ragione da parte della fede stessa, si mostrano come «rationes
necessariae». In una prospettiva più generale, che quindi esula dal
campo ristretto della religione e della religiosità, credo sia
necessario ricordare che la fede, declinata nel senso di fiducia
rispetto ad una qualsivoglia teoria cui si decide di aderire, è la
condizione fondamentale di possibilità di ogni forma di sapere
in quanto tale. Questo è l’insegnamento per me imprescindibile, che
per esempio ho ritrovato in autori come Jacobi, Fichte e Wittgenstein.
Come risponde, da teologo, alla tradizione
materialista che a partire da Feuerbach ritiene che sia stato
l’uomo a creare Dio, fornendolo di tutte quelle caratteristiche
che in realtà servono all’uomo stesso per trovare un conforto al
senso di vuoto, all’angoscia di esistere?
Feuerbach riassume in maniera dialetticamente efficace un
argomento che, in realtà, possiamo riscontrare fin dai tempi di
Senofane di Colofone. Si tratta di una vera e propria tradizione
che, nell’ambito del pensiero filosofico (penso, per esempio,
a Cusano, Spinoza e Fichte), mette in discussione con ottimi
argomenti, e secondo me a ragione, il presupposto antropomorfico
che può risiedere nel sentimento della fede. Per me, Feuerbach non
è un ateista, come troppo spesso si decide di catalogarlo, ma
piuttosto un anti-teologo che cerca di approfondire il senso
profondo di quello che è il centro nonché il fulcro della religione
cristiana. Sto parlando del sentimento da cui può partire ogni
sentimento di fede e di fiducia: l’amore.
Nella nostra epoca, conseguente all’enunciato
nietzscheano per cui «Dio è morto», alla fede canonica nell’Altissimo
si sono sostituiti vari surrogati «mondani». Pensiamo alla
politica, oppure alla scienza. Oggi, da più parti, si parla di
«teologia economica», poiché quella nel mercato ci viene
presentata come una vera e propria «fede». Lei cosa ne pensa?
La nostra è certamente l’epoca in cui l’economia ci viene incontro
con le sembianze tipiche di una nuova forma di universalismo,
alla stregua di quella che in filosofia si definisce una «istanza
trascendentale»: ossia con la pretesa di presentarsi come la più
forte e autentica condizione di possibilità di ogni esperienza
umana. Questa pretesa viene al tempo stesso supportata
e intensificata dai nuovi mezzi di comunicazione di massa
digitali, che all’interno della cosiddetta «cyberphilosophy» si
autocomprendono come una nuova religione del mondo. Però questi
«nuovi dei» risultano il più delle volte privi di sensibilità, oltre
che incapaci di dire qualcosa di veramente «umano» rispetto alle
istanze più elementari dell’uomo, come per esempio la giustizia, la
misericordia, il perdono, il rispetto per i deboli.
La fede in un’entità assoluta sembra, per
definizione, configurarsi come una forma di assolutismo che non
può dialogare con credenze diverse, tetragona al dialogo e al
confronto. Le guerre di religione, che oggi hanno assunto il nome di
«scontro di civiltà», ci dicono questo, oppure si tratta di una
concezione erronea del sentimento della fede?
Già nell’epoca della scolastica, e soprattutto del rinascimento,
nella filosofia si discute il problema della verità assoluta in
riferimento al nesso tra religione e violenza. Però nel tardo
settecento (nei dibatti su panteismo, ateismo e sulle cose divine –
dibattiti tra Jacobi, Mendelssohn, Fichte e Schelling) nascono
modelli di riconoscimento reciproco di pretese veritative tra
religioni diverse, modelli che possono aiutare anch‘oggi ad evitare
scontri di civiltà. Al centro di questi modelli si trova l‘idea di
una «theologia prisca» (una teologia originaria, anteriore alla
nascita delle diverse religioni), che si declina nei termini di
un’identità che è inafferrabile senza il confronto con le diverse
credenze.
Quali ritiene che siano le sfide principali a cui
la Chiesa deve rispondere, per recuperare il senso della fede
nell’epoca della secolarizzazione compiuta e di un mondo, quello
umano, che sembra sentire il peso del «cielo vuoto»?
In primo luogo la Chiesa deve acquistare (ed anche riacquistare)
la fiducia delle persone. Si tratta di tornare a fornire delle
risposte, in modo credibile e con onestà intellettuale, alle
domande più fondamentali della vita dell’uomo, anche nella sua
dimensione sociale. È indispensabile un’apertura simpatetica
della Chiesa verso tutte le forme di vita concreta (senza
pregiudizio aprioristico), che si basi sul rispetto per le
differenze culturali e per le differenti forme di prassi morale
e spirituale. Un’azione che possa dispiegarsi anche verso le realtà
locali e regionali, in opposizione al rigido centralismo del
Vaticano. Inoltre la Chiesa deve tener conto degli sviluppi
irrevocabili operati dalle società moderne: penso, in primo luogo,
alla questione dell’equiparazione delle donne. Abbiamo bisogno di una
forte trasparenza negli atti della dottrina, come in quelli di
auto-riproduzione (nomina delle gerarchie, etc.) e di
amministrazione del magistero. Soltanto a queste condizioni,
ritengo che la Chiesa saprà manifestare quell’autenticità dalla quale
dipende la credibilità del Vangelo.
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Bertolt Brecht, An die Nachgeborenen (1939)
Wirklich, ich lebe in finsteren Zeiten!/... Ach, wir/Die wir den Boden bereiten wollten für Freundlichkeit/Konnten selber nicht freundlich sein./Ihr aber, wenn es soweit sein wird/Dass der Mensch dem Menschen ein Helfer ist/Gedenkt unsrer/Mit Nachsicht.
La presentazione della nuova edizione nei Millenni Einaudi del I libro del Capitale a UniUrb
Presentazione del curatore Roberto Fineschi. Interventi di Fabio Frosini, Antonio Cantaro, Venanzio Raspa, Federico Losurdo, Emiliano Alessandroni, Sergio Domenico Scalzo, Antonio De Simone, Stefano G. Azzarà
Filosofia e arte come azione politica in Heidegger. Palermo, 13 novembre 2024
L'eredità di Lenin, intervento al convegno della Fondazione Basso, 23 novembre 2024
Intervento di Stefano G. Azzarà al convegno “Lenin, a cento anni dalla morte”, Fondazione Basso, Roma, 23 gennaio 2024.
Relatori: Jutta Scherrer, Luciano Canfora, Étienne Balibar, Rita Di Leo, Luciana Castellina, Giacomo Marramao, Stefano G. Azzarà.
La fine della democrazia moderna. Intervento al workshop della Fondazione Feltrinelli, 19/10/23
Adeus pós-modernismo: populismo e hegemonia na crise da democracia moderna
Se a primeira parte é dedicada à política imediata, as partes seguintes são, sobretudo, uma crítica filosófica e política do pós-modernismo. Elas nos fazem ver como o pós-modernismo em última análise tem favorecido o processo de desemancipação que está em curso seja ao nível nacional quanto internacional. (…) é urgente aprofundar a crítica do pós-modernismo – uma crítica que até agora encontrou escassa expressão, mas que se impõe seja de um ponto de vista filosófico seja de um ponto de vista político – e neste sentido estamos diante de um livro absolutamente precioso. Domenico Losurdo, na Introdução
Stefano G. Azzarà: Il virus dell'Occidente, Mimesis 2020
Disponibile in libreria e on line
Il revival del pensiero magico nel dibattito odierno: tra No Vax e Censis. Cagliari, 9 12 2021
La fine della "fine della storia": Festival Iconografie XXI, Milano, 25 settembre 2021
Una presentazione de "Il virus dell'Occidente" per Dialettica e Filosofia. Conduce E.M. Fabrizio
PREMIO LOSURDO 2021
Deadline domande di partecipazione: 6 settembre 2021
Premio internazionale "Domenico Losurdo"
Premiazione (28/1/2021): registrazione dei lavori
Gruppo di ricerca internazionale "Domenico Losurdo". A cura di S.G. Azzarà, P. Ercolani e E. Susca
La scuola di Pitagora editrice
LA COMUNE UMANITA'
Memoria di Hegel, critica del liberalismo e ricostruzione del materialismo storico in Domenico Losurdo. Una critica della storia del movimento liberale che chiama in causa i suoi maggiori teorici ma anche gli sviluppi e le scelte politiche concrete delle società e degli Stati che ad essi si sono ri - chiamati; un grande affresco comparatistico nel quale il confronto secolare tra il liberalismo, la corrente conservatrice e quella rivoluzionaria fa saltare gli steccati della tradizione storiografica e disvela il faticoso processo di costruzione della democrazia moderna; l'abbozzo di una teoria generale del conflitto che emerge dalla comprensione dialettica del rapporto tra istanze universalistiche e particolarismo; un'applicazione del metodo storico-materialistico che costituisce al tempo stesso un suo radicale rinnovamento, a partire dalla riconquista dell'equilibrio marxiano tra riconoscimento e critica della modernità: a un anno dall'improvvisa scomparsa, la prima ricostruzione complessiva del pensiero di Domenico Losurdo, uno dei maggiori autori contem - poranei di orientamento marxista e tra i filosofi italiani più tradotti e conosciuti nel mondo.
Heidegger, la guerra “metafisica” della Germania contro il bolscevismo e alcune poesie di Hölderlin
Gianni Vattimo e l'oltreuomo nietzscheano dalla rivoluzione del Sessantotto al riflusso neoliberale
Università di Bologna, via Zamboni 38, 30 maggio 2019 ore 11.00. Organizza: Prospettive Italiane
Domenico Losurdo tra filosofia, storia e politica
Urbino, Palazzo Albani, 12 e 13 giugno 2019
Comunisti, fascisti e questione nazionale. Germania 1923: fronte rossobruno o guerra d'egemonia?
In libreria e in e-book da Mimesis
Esistono ancora destra e sinistra? Preve e Losurdo, Torino 9/3/2019
E' on line il quinto numero di "Materialismo Storico" (2/2017)
Saggi di Cospito, Francioni, Frosini, Izzo, Santarone, Taureck e altri. Ancora un testo di André Tosel. Recensioni: Grasci e il populismo
S. G. Azzarà, A. Monchietto - Comunisti, fascisti e questione nazionale - parte 2, Torino 8/3/2019
S. G. Azzarà, A. Monchietto - Comunisti, fascisti e questione nazionale - parte 2, Torino 8/3/2019
Esistono ancora destra e sinistra? Il confronto tra Domenico Losurdo e Costanzo Preve
Nonostante Laclau. Populismo ed egemonia nella crisi della democrazia moderna
Mimesis 2017
A. Moeller van den Bruck: Tramonto dell'Occidente? Spengler contro Spengler
OAKS editrice
Stefano G. Azzarà: "L'Occidente scivola a destra"
Globalisti contro sovranisti: un'intervista a "Il bene comune"
Una presentazione di Democrazia Cercasi a Milano, 20 maggio 2016
Crisi della democrazia moderna, conflitto politico-sociale e ricomposizione
Intervista a Stefano G. Azzarà
Restaurazione e rivoluzione passiva postmoderna nel ciclo neoliberale
Stefano G. Azzarà: Heidegger ‘innocente’: un esorcismo della sinistra postmoderna. MicroMega 2/2015
Limitarsi a condannare l’antisemitismo di Heidegger cercando di salvare la sua filosofia è un tentativo disperato, perché l’antisemitismo dell’autore di "Essere e tempo" non ha una dimensione naturalistica, bensì culturale: per lui ‘giudaismo mondiale’ è anzitutto sinonimo di modernità, di umanesimo. La filosofia di Heidegger va rigettata non (solo) in quanto antisemita, ma (soprattutto) in quanto intrinsecamente reazionaria
Democrazia Cercasi: una critica del postmodernismo. Società di studi politici, Napoli, 24 2 2015
Sul Foglio una recensione del libro su Moeller-Nietzsche
Friedrich Nietzsche dal radicalismo aristocratico alla Rivoluzione conservatrice, Castelvecchi
Democrazia Cercasi. Dalla caduta del Muro a Renzi: sconfitta e mutazione della sinistra, bonapartismo postmoderno e impotenza della filosofia in Italia, Imprimatur
S.G. Azzarà: "La sinistra postmoderna, il neoliberismo e la fine della democrazia"
Un estratto da "Democrazia Cercasi" su MicroMega / Il rasoio di Occam
S.G. Azzarà: Friedrich Nietzsche dal radicalismo aristocratico alla Rivoluzione conservatrice
Quattro saggi di Arthur Moeller van den Bruck, CastelvecchiEditore. In libreria e in e-book
Nietzsche profeta e artista decadente? Oppure filosofo-guerriero del darwinismo pangermanista? O forse teorico di un socialismo "spirituale" che fonde in un solo fronte destra e sinistra e prepara la rivincita della Germania? Nella lettura di Arthur Moeller van den Bruck la genesi della Rivoluzione conservatrice e uno sguardo sul destino dell'Europa.
È la stessa cosa leggere Nietzsche quando è ancora vivo il ricordo della Comune di Parigi e i socialisti avanzano dappertutto minacciosi e leggerlo qualche anno dopo, quando la lotta di classe interna cede il passo al conflitto tra la Germania e le grandi potenze continentali? Ed è la stessa cosa leggerlo dopo la Prima guerra mondiale, quando una sconfitta disastrosa e la fine della monarchia hanno mostrato quanto fosse fragile l’unità del popolo tedesco? Arthur Moeller van den Bruck è il padre della Rivoluzione conservatrice e ha anticipato autori come Spengler, Heidegger e Jünger. Nel suo sguardo, il Nietzsche artista e profeta che tramonta assieme all’Ottocento rinasce alla svolta del secolo nei panni del filosofo-guerriero di una nuova Germania darwinista; per poi, agli esordi della Repubblica di Weimar, diventare l’improbabile teorico di un socialismo spirituale che deve integrare la classe operaia e preparare la rivincita, futuro cavallo di battaglia del nazismo. Tre diverse letture di Nietzsche emergono da tre diversi momenti della storia europea. E sollecitano un salto evolutivo del liberalismo conservatore: dalla reazione aristocratica tardo-ottocentesca contro la democrazia sino alla Rivoluzione conservatrice, con la sua pretesa di fondere destra e sinistra e di padroneggiare in chiave reazionaria la modernità e le masse, il progresso e la tecnica.
In appendice la prima traduzione italiana dei quattro saggi di Arthur Moeller van den Bruck su Nietzsche.
La recensione di Damiano Palano a "Democrazia Cercasi"
Heidegger il cambiavalute dell'essere
Intervento al convegno di Urbino "I poveri, la povertà", 4 dicembre 2014
S.G. Azzarà, Democrazia cercasi, Imprimatur Editore, pp. 363, euro 16: in libreria e in e-book
www.democraziacercasi.blogspot.it Possiamo ancora parlare di democrazia in Italia? Mutamenti imponenti hanno svuotato gli strumenti della partecipazione popolare, favorendo una forma neobonapartistica e ipermediatica di potere carismatico e spingendo molti cittadini nel limbo dell’astensionismo o nell’imbuto di una protesta rabbiosa e inefficace. Al tempo stesso, in nome dell’emergenza economica permanente e della governabilità, gli spazi di riflessione pubblica e confronto sono stati sacrificati al primato di un decisionismo improvvisato. Dietro questi cambiamenti c’è però un più corposo processo materiale che dalla fine degli anni Settanta ha minato le fondamenta stesse della democrazia: il riequilibrio dei rapporti di forza tra le classi sociali, che nel dopoguerra aveva consentito la costruzione del Welfare, ha lasciato il campo ad una riscossa dei ceti proprietari che nel nostro paese come in tutto l’Occidente ha portato ad una redistribuzione verso l’alto della ricchezza nazionale, alla frantumazione e precarizzione del lavoro, allo smantellamento dei diritti economici e sociali dei più deboli. Intanto, nell’alveo del neoliberalismo trionfante, si diffondeva un clima culturale dai tratti marcatamente individualistici e competitivi. Mentre dalle arti figurative alla filosofia, dalla storia alle scienze umane, il postmodernismo dilagava, delegittimando i fondamenti e i valori della modernità – la ragione, l’eguaglianza, la trasformazione del reale… - e rendendo impraticabile ogni progetto di emancipazione consapevole, collettiva e organizzata. É stata la sinistra, e non Berlusconi, il principale agente responsabile di questa devastazione. Schiantata dalla caduta del Muro di Berlino assieme alle classi popolari, non è riuscita a rinnovarsi salvaguardando i propri ideali e si è fatta sempre più simile alla destra, assorbendone programmi e stile di governo fino a sostituirsi oggi integralmente ad essa. Per ricostruire una sinistra autentica, per riconquistare la democrazia e ripristinare le condizioni di una vasta mediazione sociale, dovremo smettere di limitare il nostro orizzonte concettuale alla mera riduzione del danno e riscoprire il conflitto. Nata per formalizzare la lotta di classe, infatti, senza questa lotta la democrazia muore.
Emiliano Alessandroni: Ideologia e strutture letterarie, Aracne Editrice
Che cos'è esattamente il bello? È possibile procedere ad una sua decodificazione? Che significato racchiude il termine ideologia? E quale rapporto intrattiene con la letteratura, ovvero con le sue strutture? Come giudicare il valore di un'opera? A questi come ad altri quesiti questo libro intende fornire una risposta, contrastando, con la forza del ragionamento e il supporto dell'analisi testuale, quegli assunti diffusi (“il bello è soltanto soggettivo!”) e quelle opinioni consolidate (“tutto è ideologia!” o “le ideologie sono morte!”) che finiscono per disorientare chiunque si trovi, per via diretta o indiretta, a confrontarsi con tali problematiche. Un saggio di ampio respiro tra filosofia, storia, critica letteraria e teoria della letteratura.
Stefano G. Azzarà: Ermeneutica, "Nuovo Realismo" e trasformazione della realtà
Una radicalizzazione incompiuta per la filosofia italiana - Rivista di Estetica, 1/2013
Due giornate di seminario su Ernesto Laclau a Urbino. 21 novembre
Stefano G. Azzarà: L'humanité commune, éditions Delga, Paris
Une critique anticonformiste de l’histoire du mouvement libéral qui remet en cause ses théoriciens principaux ainsi que les développements et les choix politiques concrets des sociétés et des États qui s’en réclament ; une grande fresque comparative, où la mise en confrontation entre le libéralisme, le courant conservateur et le courant révolutionnaire au cours des siècles, fait sauter les barrières de la tradition historiographique et dévoile le difficile processus de construction de la démocratie moderne ; l’essai d’une théorie générale du conflit qui part de la compréhension philosophique, dialectique, du rapport entre instances universelles et particularisme ; mais aussi, une application radicalement renouvelée de la méthode matérialiste historique à travers la revendication de l’équilibre entre reconnaissance et critique de la modernité. Ce sont là les idées directrices du parcours de recherche de Domenico Losurdo, l’un des principaux auteurs italiens contemporains d’orientation marxiste, déjà connu en France à travers des ouvrages comme Heidegger et l’idéologie de la guerre (PUF 1998), Démocratie ou bonapartisme (Le Temps des Cerises 2003), Antonio Gramsci, du libéralisme au « communisme critique » (Syllepse 2006) et Fuir l’histoire ? (Delga – Le Temps des Cerises 2007).
Seconda edizione 2013
Stefano G. Azzarà: Un Nietzsche italiano. Gianni Vattimo e le avventure dell'oltreuomo rivoluzionario, manifestolibri, Roma 2011
In libreria
Stefano G. Azzarà: L'imperialismo dei diritti universali. Arthur Moeller van den Bruck, la Rivoluzione conservatrice e il destino dell'Europa, con la prima traduzione italiana de "Il diritto dei popoli giovani", di A. Moeller van den Bruck, La Città del Sole, Napoli 2011
Dialettica, storia e conflitto. Il proprio tempo appreso nel pensiero
Presentazione della Festschrift in onore di Domenico Losurdo - VII Congresso della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx, Urbino, 18-20 novembre 2011
Stefano G. Azzarà: Settling Accounts with Liberalism
Historical Materialism 19.2
L'intervento di Stefano G. Azzarà al convegno di Urbino sul comunismo
Socialismo nazionale,integrazione delle masse e guerra nella Rivoluzione conservatrice
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