Racconto denso e appassionato, testimonianza di uno dei maggiori esperti sull’argomento, il libro di Guido Baglioni si snoda lungo le tappe della storia italiana vista attraverso le vicende del lavoro salariato, in un cammino fatto di sofferenze, conflitti, conquiste e benessere. Il tema cruciale è quello della tutela e della valorizzazione del lavoro. Rispetto alle soluzioni antagonistiche, nel secondo dopoguerra si sono affermate le concezioni che miravano al miglioramento costante e negoziale delle condizioni dei lavoratori nell’impresa e nella società industriale. Tra il vecchio e il nuovo secolo l’equilibrio si è alterato. Con l’esplodere della crisi, il problema non è tanto il rapporto di lavoro quanto la mancanza di lavoro, che si gioca soprattutto sulla ripresa e sulla qualità della crescita economica. Le soluzioni possibili esistono, si dovrà puntare su efficienza, innovazione e serietà per poter ridurre disuguaglianza e povertà. Tenendo conto delle molteplici diversità del mondo del lavoro, una entità non unificabile e con ridotta identità.
domenica 28 settembre 2014
La borghesia italiana colta - anch'essa in profonda crisi - rimpiange il fordismo: una storia del lavoro salariato in Italia
Risvolto
Racconto denso e appassionato, testimonianza di uno dei maggiori esperti sull’argomento, il libro di Guido Baglioni si snoda lungo le tappe della storia italiana vista attraverso le vicende del lavoro salariato, in un cammino fatto di sofferenze, conflitti, conquiste e benessere. Il tema cruciale è quello della tutela e della valorizzazione del lavoro. Rispetto alle soluzioni antagonistiche, nel secondo dopoguerra si sono affermate le concezioni che miravano al miglioramento costante e negoziale delle condizioni dei lavoratori nell’impresa e nella società industriale. Tra il vecchio e il nuovo secolo l’equilibrio si è alterato. Con l’esplodere della crisi, il problema non è tanto il rapporto di lavoro quanto la mancanza di lavoro, che si gioca soprattutto sulla ripresa e sulla qualità della crescita economica. Le soluzioni possibili esistono, si dovrà puntare su efficienza, innovazione e serietà per poter ridurre disuguaglianza e povertà. Tenendo conto delle molteplici diversità del mondo del lavoro, una entità non unificabile e con ridotta identità.
Racconto denso e appassionato, testimonianza di uno dei maggiori esperti sull’argomento, il libro di Guido Baglioni si snoda lungo le tappe della storia italiana vista attraverso le vicende del lavoro salariato, in un cammino fatto di sofferenze, conflitti, conquiste e benessere. Il tema cruciale è quello della tutela e della valorizzazione del lavoro. Rispetto alle soluzioni antagonistiche, nel secondo dopoguerra si sono affermate le concezioni che miravano al miglioramento costante e negoziale delle condizioni dei lavoratori nell’impresa e nella società industriale. Tra il vecchio e il nuovo secolo l’equilibrio si è alterato. Con l’esplodere della crisi, il problema non è tanto il rapporto di lavoro quanto la mancanza di lavoro, che si gioca soprattutto sulla ripresa e sulla qualità della crescita economica. Le soluzioni possibili esistono, si dovrà puntare su efficienza, innovazione e serietà per poter ridurre disuguaglianza e povertà. Tenendo conto delle molteplici diversità del mondo del lavoro, una entità non unificabile e con ridotta identità.
Narrare la storia del lavoro operaio
Dalla ricostruzione degli anni 50 fino a oggi, Guido Baglioni racconta partiti e sindacati, imprese e mondo cattolico
di Tiziano Treu Il Sole Domenica 28.9.14
Il libro di Guido Baglioni, Un racconto del lavoro salariato, non è
consueto, non solo per l'autore. Le riflessioni sui problemi del lavoro
attingono alle vaste conoscenze dell'autore, ma sono intrecciate con la
trama di un racconto. Il riferimento al lavoro salariato non esclude la
considerazione di tutte le forme di lavoro, ma vuole segnalare la
particolarità del lavoro operaio. La trama è legata alla biografia e
all'esperienza diretta dell'autore. Il ricordo parte dagli anni
Cinquanta in cui Baglioni, giovane studioso e già impegnato
nell'esperienza sindacale, comincia a occuparsi del tema lavoro. E
arriva a oggi, in cui, anziano sociologo, ricerca le fila di un periodo
eccezionale della nostra storia, che segna un netto miglioramento delle
condizioni di gran parte del mondo del lavoro, e arriva alla "sorpresa"
della crisi, con il blocco della crescita economica e l'aumento
drammatico della disoccupazione e della povertà.
Per questo il racconto del lavoro salariato alterna approcci diversi e
può suggerire riflessioni utili per lettori curiosi, non necessariamente
specialisti. Si trovano analisi puntuali dei principali passaggi del
nostro dopoguerra, a cominciare dalla ricostruzione e dalle ideologie
che lo hanno accompagnato, e dai protagonisti collettivi, partiti
politici, sindacati, imprenditori, ma anche il mondo cattolico.
I primi due capitoli ricostruiscono le vicende dei principali
orientamenti politici del primo dopoguerra; il declino dell'ideologia
marxista "del riscatto", con le particolarità del nostro partito
comunista e della sua base operaia; l'influenza della dottrina sociale
della Chiesa sul mondo del lavoro, non solo subordinato ma autonomo
(coltivatori diretti e artigiani) di cui l'autore rileva la continuità
di ispirazione, pur nella evoluzione dei contenuti sui temi critici del
conflitto e della laicità del sindacato; l'evoluzione del movimento
socialdemocratico nel "periodo d'oro", dal primo dopoguerra fino agli
anni Settanta; l'azione "complessa e imponente" della Dc come partito
popolare.
Soprattutto con riferimento a quel periodo l'autore formula un giudizio
"impegnativo", ritenendo che per l'azione riformista di questi movimenti
l'Italia sia andata configurando come una variante del capitalismo
europeo, per il ruolo dello Stato nell'economia, per la costruzione del
sistema di welfare e per l'azione riformista del sindacato. Anzi
esprimeva tendenze non molto differenti da quelle socialdemocratiche,
pur con i limiti di una «socialdemocrazia imperfetta, nella quale
l'economia sociale di mercato proviene da culture che non amano
(spontaneamente) il mercato, lo accettano come una istituzione non
eludibile più di tanto, lo vedono un po' più necessario con la crescita
della concorrenza internazionale».
Il capitolo III analizza le diversità e i mutamenti del lavoro nella
visione delle scienze sociali. Baglioni ribadisce che il lavoro
salariato è stato e resta un tema fondamentale delle scienze sociali, da
trattare con metodo analitico empirico, in una logica di autonomia
disciplinare, incompatibile con l'approccio delle concezioni ideologiche
forti, anche se i sociologi non sono indifferenti rispetto alle vicende
del lavoro. Le scienze sociali sconsigliano normalmente risposte
antagonistiche, «privilegiano piuttosto soluzioni parziali e ripetibili,
con conflitti, con relazioni regolate fra le parti e con scambi
all'interno di un rapporto sociale accettato, che può essere migliorato,
ma può anche peggiorare». Le condizioni di salute dei sindacati nei
vari Paesi restano diverse. Ma un dato comune, che Baglioni sottolinea
giustamente, è che «risulta assai difficile un orientamento sindacale
coerente in ordine ai problemi più rilevanti, come quelli della
competitività, dell'occupazione, del debito pubblico, anche per i
sindacati più forti e più avvezzi a comportamenti riformisti e a
proposte ragionevoli (come quelli tedeschi).
Anche i problemi degli imprenditori, le loro visioni del lavoro, e le
ideologie manageriali, sono cambiati nel tempo. L'analisi delle vicende e
delle teorie dell'industrializzazione conduce l'autore a considerazioni
non usuali, su quella che definisce "una strana vicenda". Nella fase
del capitalismo in ascesa, fino alla soglia degli anni Ottanta, la
legittimazione degli imprenditori era scarsa e le critiche abbondanti.
Nei decenni seguenti, crisi compresa, essi sono molto più accettati, non
sono vissuti come corresponsabili delle difficoltà attuali, vengono
considerati sullo stesso piano di altri gruppi sociali per i costi che
essi stessi sopportano.
Il capitolo VI ripercorre le vicende del periodo per alcuni aspetti più
propriamente sociologici: dei caratteri del lavoro manuale, della
percezione degli operai, della trasformazione del loro stile di vita,
anche nel vissuto della comunità di Gardone Val Trompia, assai ben nota
per esperienza diretta dell'autore. Originale il capitolo VIII che si
occupa delle attività, degli interessi e delle "distrazioni" dei
salariati oltre il lavoro.
Le pagine conclusive del volume esprimono bene le criticità e le
contraddizioni di questi ultimi anni, che investono «i fondamentali dei
sistemi capitalistici e delle nostre credenze». Secondo Baglioni è
difficile pensare alla società del benessere senza il fiorire dei
mercati, ma la difesa dei mercati non è sufficiente e neppure la loro
regolamentazione, se non contempla due dimensioni essenziali per una
economia sociale: l'occupazione e le relazioni industriali consensuali e
partecipative.
Non manca il richiamo alle grandi risorse del patrimonio storico
culturale e naturale che l'Italia può mobilitare per la sua ripresa e
per stare al passo con i Paesi europei più avanzati. Ma per questo
«dobbiamo diventare più seri, più organizzati, più affidabili, compiere
scelte prioritarie e misurare i loro risultati, estendere la coscienza
civica, favorire l'emergere di una nuova classe dirigente (non solo
politica) meno avida e inconcludente. Per tutto ciò sarebbe necessario
l'apporto di energie e volontà, individuali e collettive, private e
pubbliche, fervide come negli anni della ricostruzione post bellica».
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