sabato 11 ottobre 2014
La lotta di classe reale: con Renzi è più facile la fuga dei capitali all'estero
Capitali di nuovo in fuga dall’Italia oltreconfine 67 miliardi in due mesi
La ripresa del deflusso è testimoniata dai saldi del sistema europeo delle banche centrali Nel luglio 2012 l’annuncio di Draghi sull’euro aveva facilitato i movimenti di rientro
di Federico Fubini Repubblica 11.10.14
ROMA
Un deflusso del genere dall’Italia non si era visto da prima che Mario
Draghi, nel luglio del 2012, pronunciasse le sue parole più celebri:
«Faremo qualunque cosa per preservare l’euro». Quel giorno il presidente
della Bce arrestò e poi invertì la corrente della fuga di capitali da
Paesi più in crisi. Ora, per la prima volta da quei giorni, la direzione
di marcia si è ribaltata: via dall’Italia, verso l’estero.
Questa
non è una replica del film di due o tre anni fa, in cui un’intera
porzione d’Europea fu colpita dalla sfiducia. Stavolta, sugli ultimi due
mesi, la fuoriuscita di denaro riguarda solo l’Italia. Nelle altre
economie della cosiddetta «periferia», Grecia, Spagna e Portogallo
inclusi, la bilancia delle partite finanziarie procede come nell’ultimo
anno o due. In agosto dall’Italia invece sono usciti capitali per 30,3
miliardi di euro, mentre la corsa verso l’estero in settembre ha
addirittura accelerato con un saldo negativo di 37 miliardi. Era dal
periodo drammatico fra la primavera 2011 e la primavera del 2012 che non
si assisteva a un’emorragia così sostenuta. La tendenza è fotografata
dal sistema europeo delle banche centrali, l’Eurosistema che dà vita
alla Bce, attraverso i saldi di Target 2. Quest’ultimo è il meccanismo
di pagamenti anche fra privati in Europa, che l’Eurosistema segue perché
sono le stesse banche centrali a regolare i pagamenti attraverso i
confini con un meccanismo di crediti e debiti.
È questo il termometro
che ha segnalato la grande corsa verso ’uscita dall’Italia negli ultimi
due mesi. Poiché gli scambi di import e export procedono di solito a
ritmo costante, è sicuro che la fuoriuscita di capitali sia data da una
decisione degli investitori finanziari: risparmiatori, fondi, banche.
Sulla base dei dati pubblici è più difficile spiegare quali categorie di
titoli italiani siano smobilizzate per portare denaro fuori. Per ora la
fuga non sembra riguardare i titoli di Stato, ma dal 4 settembre scorso
il Ftse-Mib, principale listino della borsa di Milano, ha perso il
9,5%: è una fuga di circa 40 miliardi di euro. Parte di questo denaro
sembra essere stato parcheggiato in Germania: la posizione creditoria
della Bundesbank nell’Eurosistema negli stessi mesi si è infatti
impennata per circa la metà dei volumi finanziari persi dall’Italia. Il
resto sembra essere finito fuori dall’area euro, contribuendo alla
svalutazione della moneta unica.
Anche nel 2011 andò così: la fuga di
capitali dall’Italia investì prima il mercato azionario, quindi quello
dei titoli di Stato dopo qualche mese di deflussi dall’azionario. Non è
detto che stavolta debba ripetersi il copione della crisi finanziaria,
partendo dalla debolezza di borsa per poi si allargarsi ai titoli di
Stato e facendo impennare lo spread con i bund tedeschi. Ma Frank
Westermann dell’università di Osnabrueck ha notato lo smottamento di
agosto e settembre e si è chiesto perché riguardi solo l’economia più
grande dell’Europa del Sud. La prima spiegazione è la più ovvia:
l’Italia è il solo Paese della periferia che resta in recessione, senza
risultati visibili dalle riforme. Inoltre, poco meno di tre anni fa le
banche italiane hanno preso in prestito oltre duecento miliardi di
liquidità dalla Bce per il tramite della Banca d’Italia, fornendo in
garanzia dei titoli del Tesoro. Tra poco queste operazioni saranno
definitivamente chiuse e i Btp o i Ctz potrebbero essere svincolati.
Westermann
però offre anche una spiegazione politica: Draghi nel 2012 promise
interventi illimitati della Bce solo in difesa di quei Paesi che
avessero accettato la troika, cioè un programma di politiche controllate
e monitorate dal resto d’Europa. L’Italia è il solo Paese del Sud a non
averlo sottoscritto, e ha un sistema politico che rifiuta la troika. È
un tema del quale i politici nel Paese e nel resto d’Europa non parlano
mai. I dati sulle fughe di capitale, ogni tanto, invece sì.
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