domenica 12 ottobre 2014
Un revival del romanzo gotico
Un genere sempre fecondo compie 250 anni con Walpole e il suo «Castello di Otranto»: una mostra e mille figli (noi)Cristina Taglietti La Lettura
Vampiri, spettri e serial killer il fascino discreto della paura
Alla British Library di Londra una mostra su 250 anni di storie terrorizzanti, tra realtà e finzione letteraria
Paolo Bertinetti La Stampa 28 ottobre 2014
Alla British Library di Londra, la più bella, la più grande e più fornita biblioteca del mondo (assieme alla Library of Congress di Washington) è visibile, fino a gennaio, una mostra che indubbiamente con i libri ha a che fare; ma che soprattutto ha a che fare con il nostro desiderio (o almeno il desiderio di molti) di farsi spaventare, di provare «piacevolmente» brividi di paura. È intitolata «Terror and Wonder» e esibisce 250 pezzi legati al tema del titolo, il terrore e lo stupore, la meraviglia, la sorpresa che la narrazione di eventi misteriosi, sovrannaturali, macabri, raccapriccianti, suscita in noi. Forse perché leggere un racconto terrorizzante, grazie al filtro della pagina e quindi alla consapevolezza che si tratta di finzione, ci consente di affrontare il terrore senza correre rischi veri. Oppure semplicemente perché si vuole provare, ebbene sì, un piacere diverso, dettato dalla paura.
Gli inglesi, in questo ambito, sono maestri, almeno da quando uscì Il castello di Otranto di Horace Walpole, pubblicato nel 1764. È da lì che parte la mostra della British Library. Sulla sinistra della grandissima sala d’ingresso, vicino al negozio di libri, calendari, manifesti e ninnoli vari, c’è l’ingresso alla mostra. Le luci sono basse, con un effetto nebbia che fa venire in mente certe atmosfere londinesi dei primi film di Hitchcock. Da lì si entra nella prima saletta, quella dedicata agli «Inizi del Gotico», da Walpole in poi. Il quale, figlio del dittatoriale primo ministro Robert Walpole, aveva una villa a Twickenham, appena fuori Londra, chiamata Strawberry Fields, costruita (a più riprese) in uno stile che ricordava quello degli edifici medievali. Stile «gotico», fu definito. E «gotico» è l’aggettivo che venne a indicare non solo un gusto architettonico, ma anche una produzione letteraria che raccontava storie ambientate in un lontano passato medievale, possibilmente in Italia, patria dei coltelli, dei veleni, dei misteri e degli intrighi (magari concepiti da frati miscredenti e dissoluti).
La seconda saletta è dedicata al trionfo del «gotico» e raduna testimonianze di una vastissima produzione che ha il suo vertice nella narrativa di Ann Radcliffe, gentile signora, per la verità, il cui capolavoro del terrore è un romanzo, tutto sommato ben scritto, che nell’originale si intitola, perché non ci si potesse sbagliare, L’italiano.
Nella terza saletta si cambia di secolo e si entra nei luoghi della «Mostruosità vittoriana», quando i bassifondi, di Londra in particolare, presero il posto dei castelli e dei conventi medievali. Qui troviamo testimonianza delle fortunatissime collane di opuscoli che a poco prezzo, un penny, raccontavano storie orripilanti. Da quella del leggendario barbiere serial killer di Fleet Street, Sweeney Todd, autore di 160 omicidi (Tim Burton ne ha fatto un film con Johnny Depp), a quelle dei terrificanti vampiri. Non possono naturalmente mancare i reperti dedicati al primo vampiro con dignità letteraria, quello di John William Polidori, che scrisse il suo racconto in occasione di una specie di gara suggerita da Byron per ingannare il tempo, visto che lui e gli amici erano costretti dal clima eccezionalmente piovoso a starsene chiusi in casa, a Villa Diodati, vicino a Ginevra. È in quell’occasione che Mary Shelley scrisse Frankenstein.
Molto più tardi, alla fine dell’Ottocento, l’irlandese Bram Stoker diede alle stampe il più famoso dei racconti di vampiri, Dracula. Ma qui siamo giunti nella quarta saletta, che raccoglie cimeli dell’ultima parte del secolo (c’è anche un kit per uccidere il vampiro), quando Stevenson pubblica la storia del Dottor Jekyll e Mister Hyde e Oscar Wilde quella di Dorian Gray: due splendidi romanzi, capaci di rivelare il volto nascosto della «rispettabilissima» società vittoriana.
Da qui si avanza nella quinta saletta, dedicata agli «Orrori moderni», con le testimonianza di come la tecnologia, dal cinema in poi, abbia rielaborato i motivi del gotico, sostituendo all’orrore suscitato dalla pagina scritta quello ben più potente e agghiacciante che l’immagine è in grado di dare.
Prima dell’uscita c’è un’ultima saletta dedicata al «weekend gotico» di Whitby, la cittadina sul mare dello Yorkshire settentrionale in cui è ambientata una parte di Dracula e che da vent’anni a questa parte organizza un festival di eventi correlati all’horror e al «gotico» in generale (musica compresa). Forse i visitatori italiani della mostra non saranno particolarmente interessati a parteciparvi, data la distanza; ma all’uscita potranno rifornirsi di libri, profumi, rossetti, liquori, sciarpette e quant’altro di ambito «gotico». E magari partecipare a una piccola gara culturale per vincere un viaggio di sei giorni: in Transilvania, naturalmente, la patria di Dracula.
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