venerdì 14 ottobre 2016
La libertà umana nella crisi della modernità: Bauman a confronto
Zygmunt Bauman, Chiara Giaccardi e Mauro Magatti: Il destino della libertà. Quale società dopo la crisi economica?, Città nuova, pagine
100, euro 12,00
Risvolto
Cosa significa, essere liberi? Una domanda imprescindibile oggi.
L’anelito
di libertà ha attraversato tutta la storia dell’umanità, dando vita a
movimenti politici, ordinamenti giuridici e sistemi economici,
modificando tradizioni e costumi; generando simboli e identità
culturali.
E oggi la società occidentale è autenticamente libera? Partendo da tale
interrogativo, uno dei più importanti intellettuali odierni, Zygmunt
Bauman, il teorico della società liquida, insieme ai sociologi Mauro
Magatti e Chiara Giaccardi riflettono sull’esito paradossale che ha
avuto il poderoso sviluppo economico
degli ultimi 40 anni. Il progresso ha aumentato le potenzialità di
scelta dell’uomo, ma lo ha ingabbiato in una concezione radicalmente
individualista dell’esistenza umana, prigioniero del consumismo, degli
apparati tecno-economici e della volontà di affermare se stesso.
Cosa significa, dunque, essere liberi? Una domanda imprescindibile oggi.
Perché, in fondo, come ha scritto Bauman “la libertà è il nostro
destino: una sorte che non può essere ignorata e non ci abbandona mai”.
La vera libertà ci vuole solidali
Confronto tra Bauman e Giaccardi-Magatti
Avvenire 13 ottobre 2016
Esce in questi giorni da Città nuova il libro Il destino della modernità con testi del sociologi Zygmunt Bauman, Chiara Giaccardi e Mauro Magatti a partire dalla domanda «quale società dopo la crisi economica?» (pagine 100, euro 12,00). Ne anticipiamo alcuni brani. L’anelito di libertà ha attraversato tutta la storia dell’umanità, dando vita a movimenti politici, ordinamenti giuridici e sistemi economici. Oggi la società occidentale è autenticamente libera? Partendo da tale interrogativo, Zygmunt Bauman, il teorico della società liquida, e i sociologi Mauro Magatti e Chiara Giaccardi indagano sull’esito paradossale del poderoso sviluppo economico degli ultimi 40 anni. Il progresso ha aumentato le potenzialità di scelta dell’uomo, ma lo ha ingabbiato in una concezione radicalmente individualista dell’esistenza umana, prigioniero del consumismo, degli apparati tecno-economici e della volontà di affermare se stesso.
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