Perché questo nuovo «movimento forte alla sinistra del Pd neocentrista» dovrà trovare il suo leader, e non potrà essere uno dei due ex segretari. Un tema che rischia già di creare un problema nella nascente formazione. Nella triade Emiliano-Rossi-Speranza tutti hanno ambizioni di guida, tutti e tre già si erano candidati al congresso del Pd. «Troppi leader per un movimento solo...», commenta malizioso qualche renziano, ritenendo questa una delle ragioni che spinge verso la rottura: nessuno vuole fare un passo indietro, ma se si candidassero al congresso, dividendosi i voti di sinistra, ciascuno sarebbe surclassato da Renzi. Che, non a caso, vuole una conta in tempi brevi «così non gli lasciamo il tempo di organizzarsi».
Per qualche giorno, dopo la Direzione, si è ragionato su una candidatura di Andrea Orlando, che da ministro leale a Renzi per anni, nella riunione di lunedì ha preso clamorosamente le distanze. «Se fossi certo che la mia candidatura alla segreteria potesse evitare la scissione lo avrei già fatto», ha dichiarato ieri. Ma, appunto, il fatto che non sia stata formalizzata significa che non sarebbe risolutiva. «Se Orlando avesse detto a Renzi: “Mi candido alla segreteria e scongiuro la scissione, ma devi spostare il congresso in autunno”, allora avremmo potuto sostenerlo», spiega un bersaniano, «ma non l’ha fatto». Oggi potrebbe presentarsi al Teatro Vittoria.
Nel nascente movimento negano che il sovraffollamento di aspiranti leader possa essere un problema, convinti di poterlo affrontare più avanti. «Non c’è l’ansia di chi deve fare il leader», assicura Emiliano. Forse perché si sente il candidato naturale: dei tre protagonisti di oggi, è l’unico col physique du rôle. Carismatico, con un buon seguito al Sud. Anche se proprio questo potrebbe limitarne l’appeal nazionale. E poi, raccontano, ha un rapporto difficile con D’Alema, nato male negli anni Novanta (quando da magistrato indagò sulla Missione Arcobaleno voluta dal governo dell’ex capo Ds) e, pur migliorato, rimasto segnato dalla diffidenza. Ma oggi, insistono, il problema non è questo. La priorità, adesso, è creare un’alternativa al Pd di Renzi.



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