lunedì 30 ottobre 2017

Faccia di bronzo e scomparsa postmoderna del senso dei processi storici nella fu-sinistra italiana

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  Il brioscino minor cui è stato dato il compito di esecutore testamentario del lascito bertinotto della fu-Rifondazione ha veramente una faccia di bronzo monumentale, quasi come il broscino maior che lo ha insediato. Si è appena alleato con D'Alema e Bersani in Sicilia, sa già che si alleerà alle politiche - perché con loro si alleerà Fratoianni, nato per quello, e anche a Tomaso e al mitico Brancaccio va benissimo Grasso - ... e però ogni giorno fa finta di bacchettare MDP.

Che bisogno ha di fare la manfrina? Lo fa forse per differenziarsi? Ma dopo un decennio di selezione innaturale i suoi hanno tutti la sua stessa faccia e la sua impostazione centrosinistra e gli sta alla grande così, mentre tutti gli altri già lo conoscono e sanno quanto vale la sua parola. Fatica inutile, perciò. Al posto suo, io mi concentrerei semmai a valorizzare sin d'ora gli elementi in comune con MDP: per evitare che magari qualcuno lo prenda sul serio - rara avis - e poi, vedendoli infine alleati, non capisca e si confonda.
Al di là del perculamento d'ordinanza, però, il problema vero è un altro e più generale: perché Acerbo - come chiunque altro e soprattutto come quei D'Alema e Bersani ai quali lui stesso rimprovera incoerenza - può comportarsi così e fare esattamente l'opposto di quel che dice, senza che nessuno o quasi gli dica nulla e gli faccia notare che è in palese contraddizione con se stesso?
In primo luogo perché per lo più non importa a nessuno, certo: è la triste verità del nostro nulla.
C'è però una ragione più profonda. E cioè, la totale perdita di senso della storia da parte della sinistra. Una parte politica che ha introiettato quella concezione postmoderna del tempo per cui non c'è processo con condizioni e conseguenze, non ci sono rapporti di forza ma un eterno presente punteggiato da improvvisi "eventi", in seguito ai quali ogni volta tutto il tempo riparte da zero, così che alla fine tutto è contemporaneo a tutto, tutto è sullo stesso piano di tutto, tutto può essere revocato e niente ha più solidità.
In queste condizioni, nelle quali per uno 0,1% e uno scranno in più è possibile dire che "cambia il vento", la logica formale non ha più nessuna ragion d'essere, non meno della logica dialettica. Il principio di non contraddizione non esiste come non esiste la contraddizione reale, perché la storia è solo una costellazione di percorsi possibili (immaginari) che si esauriscono un attimo dopo essere stati espressi per essere subito sostituiti da altri percorsi altrettanto effimeri, come nel consumo quasi quotidiano dei personaggi dello spettacolo pubblico. E così io non solo posso fare il contrario di ciò che dico, ma posso dire domani il contrario di ciò che dico oggi e di quello che dirò dopodomani. E nessuno se ne accorgerà nemmeno.
Non c'è storia, non c'è dunque movimento, processo, analisi della fase, tendenze in atto e in potenza, crescita organica, possibilità di radicamento (non c'è percezione di tutte queste cose)... Solo a partire da questa concezione del tempo è possibile ahinoi comprendere la politica contemporanea, come spettacolo del capitale [SGA].

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