sabato 4 novembre 2017

Canossa: novità dagli scavi

Canossa, dagli scavi emerge la scalinata del perdono “Ecco il borgo sconosciuto” 

Si pensava che ci fosse solo una rocca Ora invece nel luogo dello storico incontro spuntano case e reperti

VALERIO VARESI Rep 3 11 2017
CANOSSA. Tra i rovi, le roverelle e i carpini spunta una piccola città finora sconosciuta. Canossa, rupe fragile tra i calanchi dell’Appennino reggiano, non era solo un castello, ma un importante centro politico amministrativo dove s’incontravano il papa e l’imperatore, l’abate di Cluny e i dignitari di corte di mezza Europa e dove, nel famoso pellegrinaggio di Enrico IV in ginocchio da Gregorio VII dopo la scomunica, manda il primo vagito lo Stato laico del Vecchio continente.
A sostituire l’idea della rupe solitaria con quella di una piccola città protagonista del travagliato e aspro undicesimo secolo sono gli scavi archeologici iniziati attorno al castello da parte di una équipe di studiosi delle università di Bologna e Verona d’intesa con il Club alpino italiano, la Soprintendenza archeologica di Bologna, Reggio Emilia, Modena e Ferrara nonché di due sezioni reggiane dei Lions che hanno partecipato al finanziamento della ricerca.
Già dalla prima fase di un’indagine che durerà anni, sono apparsi risultati sorprendenti. Per prima è apparsa la cinta muraria esterna di quello che doveva essere il borgo attorno al castello, molto più ampia rispetto a ciò che finora si supponeva. Quindi sono affiorati i basamenti murari di parecchie case e le tracce di vie di collegamento e persino la scalinata che Enrico IV avrebbe percorso per chiedere il perdono al Papa.
In alcuni casi sono ancora ben evidenti le nicchie scavate nell’arenaria che costituivano l’interno delle spartane abitazioni dell’Alto Medioevo. In altri i fori lungo le murature di sasso vivo dove venivano infilate le travi del tetto e le scanalature per lo smaltimento delle acque piovane. Nel lato a est del castello sono spuntate le fondamenta di una torre che sicuramente rappresentava l’accesso al borgo e quindi al castello. Non si sa ancora se si tratta di un ingresso secondario o di una porta importante, ma nulla vieta che con la fantasia si possa immaginare che l’imperatore di Germania Enrico IV sia passato da lì in quel nevoso e gelido inverno del 1077.
«Quello che è certo — spiega Paola Galetti, medievalista dell’università di Bologna — è che qui attorno c’era un borgo molto popoloso: abbiamo trovato tracce di almeno 40 abitazioni e se supponiamo almeno cinque persone per casa, possiamo considerare un buon numero di abitanti. A ciò si aggiungano i dignitari della corte di Matilde e della famiglia dei da Canossa imparentata con mezza Europa, il seguito del papa, i soggiorni della nobiltà europea e degli abati. Insomma — conclude Galetti — si possono ipotizzare strutture di accoglienza, personale addetto al vettovagliamento, servitù, guardie e un buon numero di religiosi benedettini vista la presenza di un monastero ». Quello che si prefiggono gli archeologi coordinati da Nicola Mancassola dell’università di Verona, è di ricostruire per intero la topografia di Canossa anche con l’ausilio di un sistema laser-scanner e dei rilievi fotogrammetrici dall’alto. Alla fine ne uscirà un modello virtuale di quella che adesso appare come una piccola città, in parte franata nel ‘400, nelle fasi storiche successive. Oggi questo luogo è un mosaico scompaginato: sulle sue diverse parti ci sono ancora incognite riguardo la datazione e non solo per quel che riguarda l’emersione del borgo attorno alla rupe» continua Galetti. Accanto all’indagine archeologica e topografica, i ricercatori stanno catalogando ed esaminando anche i circa duemila reperti che sono stati raccolti nel tempo e che giacevano nel buio di un deposito. Una mole di testimonianze che vanno dal periodo della famiglia canossiana fino al soggiorno di Ludovico Ariosto per conto degli estensi di Ferrara. Un’analisi parallela che riguarda la vita quotidiana di queste epoche e gli eventi drammatici che hanno visto Canossa e il suo castello protagonisti di assedi. Sono spuntate le stoviglie usate probabilmente da Matilde e papa Gregorio VII, pentole in ceramica ancora rudimentali, cucchiai e coltelli di materiale ferroso povero. Ma anche, attorno agli anni del soggiorno ariosteo (1502), piatti in ceramica decorata sui quali ha forse consumato i pasti il poeta dell’Orlando furioso. Tra i tanti reperti anche un saggio dell’evoluzione dell’artiglieria a partire dall’assedio dei comuni di Reggio e Parma ai da Canossa nel 1412 e da quello di Ottavio Farnese, alleato del re di Spagna, contro la fortificazione estense nel 1575. Il primo uso delle bombarde si nota nelle palle di pietra sparate dalle antenate dei mortai. Ma ci sono anche palle dei più moderni cannoni dei Farnese costruite in metallo e molto più efficaci.
Un giacimento di storia, quindi, che le università protagoniste della ricerca candidano al premio “Riccardo Francovich” che ogni anno laurea il sito archeologico più importante d’Italia.
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