martedì 3 aprile 2018

Filosofia e politica, universale e particolare, destra e sinistra

Da Hegel in avanti, il discrimine tra destra e sinistra - che oggi è di moda negare - non è più solo quello tra particolarismo e universalismo, come nella parte precedente della modernità, ma anche quello tra universalismo astratto e immediato ("napoleonico") e universalismo concreto e mediato.
I cecchini israeliani che sparano sui palestinesi inermi stanno certamente difendendo "un'idea universale", come sostengono i cantori del suprematismo occidentale con il cinismo tipico degli Uebermenschen per procura. Si tratta tuttavia di una forma di universalismo imperiale e aggressiva, perché non riconosce la verità del particolare ma la nega in maniera indeterminata, e perciò astratta.
La difficoltà enorme di essere di sinistra - una difficoltà che non conosce invece la destra - consiste invece nell'elaborare una forma di universalismo del tutto "innaturale" perché capace di negazione determinata. E dunque di conservare la storicità e le differenze nel momento stesso in cui le toglie.
Da qui un'ulteriore considerazione: come ancora Hegel e poi Marx e infine Lenin e Gramsci ci hanno insegnato, dimenticando o disprezzando la teoria e solleticando gli istinti plebei dell'empirismo volgare non si capisce nulla del mondo che ci circonda.

E' proprio a quel punto che le differenze tra destra e sinistra sembrano svanire. Svaniscono però solo agli occhi di chi non ha strumenti per comprendere il proprio tempo, ovvero concetti [SGA].

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