domenica 27 gennaio 2019

Il Venezuela, l'imperialismo e altro. L'Europa come campo di battaglia



















Le vicende del Venezuela confermano le debolezze e le contraddizioni della UE ad egemonia borghese ma sopratutto la necessità di un'Europa autonoma dagli Stati Uniti, cosa che è assai lontana più sul piano della visione del mondo e dei valori politici che su quello strettamente economico.

Ue e USA condividono infatti il medesimo universalismo astratto e immediato incarnato nella ideologia dei diritti umani in chiave occidentale, e cioè parziale e tutt'altro che realmente universale. Per non parlare delle centinaia di testate nucleari americane presenti sul suolo europeo.

La frantumazione dell'Europa, tuttavia, non aiuterebbe in alcun modo la costruzione di equilibri mondiali diversi, come molti - indignati & confusi - pensano stupidamente nel loro antimperialismo preleninista. Perché invece di un vassallo di peso sempre a rischio di farsi un giorno indipendente avremmo (come avveniva del resto fino a poco tempo fa) solo molteplici valvassini, alcuni dei quali - come l'Italia - inevitabilmente insignificanti e sempre sul mercato. La politica bilateralista di Trump lo certifica.
In nessun modo Maduro (il quale ha fatto immensi errori ma va ora difeso senza tentennamenti) o in generale la causa antimperialista si gioverebbe di un ritorno dalla Ue a una molteplicità di piccoli paesi incapaci di agire e privi di sovranità, nella loro debolezza. Il parere della UE, che non esiste come entità politica, è comunque già ora dato dalla somma dei pareri dei suoi singoli membri, soprattutto i più importanti, come è ovvio che sia. Il ricatto imperialista non cambia perciò nella sostanza se a esercitarlo è una organizzazione oppure le sue parti.
Oltretutto questa frantumazione avverrebbe oggi a destra, con la certezza di fornire agli USA dei servi ancora più fanatizzati, specie quando c'è da intervenire contro i "comunisti" o chiunque metta in discussione il primato occidentale.
Ciò che aiuterebbe a perseguire quella necessaria indipendenza invece, sia nei singoli stati che nell'Unione nel suo complesso, sarebbe un progressivo mutamento dei rapporti di forza interni. Per il quale servirebbero decenni e decenni di lavoro, se mai sarà possibile e se mai questo lavoro, che comporta anche la costruzione di uno spazio politico continentale dei conflitti, cominciasse.
Purtroppo tutto sembra crollare e anche le forze più importanti, Francia e Germania, sembrano tirarsi indietro e con il Trattato di Aquisgrana, pur comprensibile, non favoriscono certo l'unità.
Per quanto riguarda il piccolo cabotaggio domestico, la vicenda aiuta ancora la lega e mette in difficoltà i grillini, che pagano come prevedibile la loro natura piccoloborghese e composita (oltre che la zavorra di una pletora di ex compagni che portano sfiga ovunque vadano).
La Lega, sempre coerentemente atlantica e colonialista, incassa.
Le posizioni trotzko luxemburghiane alla Halevi o Manifesto non le prendo nemmeno in considerazione [SGA].

P.S.
Questa intervista molto significativa conferma che al di là della retorica del momento sovranismi e suprematismo europeista vanno benissimo d'accordo. L'Europa è un campo di battaglia e tale sarà ancora per secoli. Il problema è quale Europa vogliamo.























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