
Il loro giudizio converge in questo senso proprio con quello di chi, provenendo dal fronte progressista, ha finito per abbandonarlo e per sposare il "sovranismo" in quanto nuova figura dell'antagonismo che avrebbe superato la dicotomia destra/sinistra. E cioè con il giudizio di chi si è spostato su quelle infami posizioni socialscioviniste che sono la vergogna del movimento operaio.
Spiace dirlo, per l'immensa distanza tra i soggetti in questione.
In realtà, populismi e sovranismi sono semmai la prosecuzione del neoliberalismo e del postmoderno nell'epoca della rivolta delle élites outsider. Frazioni di classi dominanti che nel contestare le élites stabilite si trascinano dietro anche la piccola borghesia e i salariati sconfitti, dispersi e decapitati delle loro organizzazioni, e che nessun Nuovo Realismo è riuscito a fermare, visti i disastri fatti in precedenza.
Populismi e sovranismi non c'entrano nulla con Marx e con la lotta di classe autonoma e consapevole dei subalterni, dunque.

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