venerdì 1 febbraio 2019

Populismo come neomarxismo o populismo come volto plebeo del neoliberalismo? Ferraris come i sovranisti televisivi





















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Le vestali intellettuali del liberalismo reale, che hanno accompagnato per intero la deriva del sistema politico italiano trasfigurando qualunque bizzarria in nome del Novum (persino Monti e Renzi), cercano da tempo di far passare l'identificazione tra populismo e marxismo, o comunque di presentare il primo come la prosecuzione del secondo sotto altre vesti.


Il loro giudizio converge in questo senso proprio con quello di chi, provenendo dal fronte progressista, ha finito per abbandonarlo e per sposare il "sovranismo" in quanto nuova figura dell'antagonismo che avrebbe superato la dicotomia destra/sinistra. E cioè con il giudizio di chi si è spostato su quelle infami posizioni socialscioviniste che sono la vergogna del movimento operaio.

Spiace dirlo, per l'immensa distanza tra i soggetti in questione.

Ferraris e i personaggi dello spettacolo che vendono fuffa demagogica in televisione - dicendo alla plebe ciò che la plebe vuole sentire, aizzandondola contri i più deboli e traendone lauti compensi dai padroni - sono in questo caso esattamente sulle medesime posizioni.

In realtà, populismi e sovranismi sono semmai la prosecuzione del neoliberalismo e del postmoderno nell'epoca della rivolta delle élites outsider. Frazioni di classi dominanti che nel contestare le élites stabilite si trascinano dietro anche la piccola borghesia e i salariati sconfitti, dispersi e decapitati delle loro organizzazioni, e che nessun Nuovo Realismo è riuscito a fermare, visti i disastri fatti in precedenza.

Populismi e sovranismi non c'entrano nulla con Marx e con la lotta di classe autonoma e consapevole dei subalterni, dunque.

ate attenzione: si tratta dell'ultima una trincea ideologica che ci rimane. Se passa questo discorso, siamo finiti per sempre [SGA].

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