giovedì 3 ottobre 2019

Aga Rossi colpisce ancora: i perfidi Stalin e Togliatti ingannarono gli ingenui Churchill e Roosevelt per bolscevizzare l'Italia, l'Europa e il mondo intero

La Guerra fredda dalla parte degli italiani 
di Stefano Folli Robinson 25 1 2020

È un volume di grande interesse questo che Elena Aga Rossi ha appena pubblicato con il Mulino.
Attraverso una serie di saggi rielaborati e resi omogenei come altrettanti capitoli di una vicenda complessa e cruciale, ricostruisce le azioni politiche e diplomatiche che portarono agli assetti bipolari del mondo come conseguenze del secondo conflitto mondiale.
Approfondisce interessi e motivazioni di Stati Uniti e Urss con un’originalità che deriva dallo studio attento di fonti e archivi. Si concentra in particolare sulla campagna degli alleati in Italia, sui rapporti dei comandi militari coi movimenti della Resistenza, sul reinserimento progressivo dell’Italia degasperiana nel mondo occidentale e sul parallelo scontro con il Pci togliattiano. Elena Aga Rossi, autorevole studiosa di cui sono noti, tra gli altri, i saggi scritti con Victor Zaslavsky e dedicati ai rapporti tra Togliatti e Stalin, non teme le polemiche storiografiche e nel corso della sua vita ne ha sostenute parecchie. Anche questo volume si presta a innescarne o a riproporne alcune, legate al ruolo del Pci nel biennio 1944-45, alla svolta di Salerno, alla politica su Trieste e i confini orientali in relazione alle pretese di Tito. E soprattutto agli eventi del dopoguerra, prima e dopo l’aprile democristiano del ’48, comunque entro l’arco temporale che si conclude con la morte di Stalin (1953): eventi che segnarono il tentativo comunista, in sintonia con la linea sovietica nella Guerra fredda, di indebolire e contrastare l’alleanza occidentale nella quale l’Italia della stagione “centrista” si era collocata con l’adesione alla Nato. Caratteristica della storica è la capacità costante di intrecciare l’analisi del nuovo mondo bipolare, diviso sull’asse Est-Ovest, con le vicende interne italiane dalla caduta del fascismo fino alla prima metà degli anni Cinquanta. Tale nesso non sempre è colto dagli studiosi.
Eppure è essenziale per sfuggire al rischio di fare della “piccola storia” un po’ provinciale oppure di cadere nell’apologia di fatti, situazioni e personaggi. Come dire che i miti fondanti, compresi quelli che sono alla base della nostra Repubblica, sono necessari alla politica e alle istituzioni, ma esigono di essere valutati con il necessario distacco.
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