martedì 1 ottobre 2019
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Nietzsche profeta e artista decadente? Oppure filosofo-guerriero del darwinismo pangermanista? O forse teorico di un socialismo "spirituale" che fonde in un solo fronte destra e sinistra e prepara la rivincita della Germania?
Nella lettura di Arthur Moeller van den Bruck la genesi della Rivoluzione conservatrice e uno sguardo sul destino dell'Europa.
È la stessa cosa leggere Nietzsche quando è ancora vivo il ricordo della Comune di Parigi e i socialisti avanzano dappertutto minacciosi e leggerlo qualche anno dopo, quando la lotta di classe interna cede il passo al conflitto tra la Germania e le grandi potenze continentali? Ed è la stessa cosa leggerlo dopo la Prima guerra mondiale, quando una sconfitta disastrosa e la fine della monarchia hanno mostrato quanto fosse fragile l’unità del popolo tedesco?
Arthur Moeller van den Bruck è il padre della Rivoluzione conservatrice e ha anticipato autori come Spengler, Heidegger e Jünger. Nel suo sguardo, il Nietzsche artista e profeta che tramonta assieme all’Ottocento rinasce alla svolta del secolo nei panni del filosofo-guerriero di una nuova Germania darwinista; per poi, agli esordi della Repubblica di Weimar, diventare l’improbabile teorico di un socialismo spirituale che deve integrare la classe operaia e preparare la rivincita, futuro cavallo di battaglia del nazismo.
Tre diverse letture di Nietzsche emergono da tre diversi momenti della storia europea. E sollecitano un salto evolutivo del liberalismo conservatore: dalla reazione aristocratica tardo-ottocentesca contro la democrazia sino alla Rivoluzione conservatrice, con la sua pretesa di fondere destra e sinistra e di padroneggiare in chiave reazionaria la modernità e le masse, il progresso e la tecnica.
In appendice la prima traduzione italiana dei quattro saggi di Arthur Moeller van den Bruck su Nietzsche.
1 commento:
Questi cialtroni non rappresentano altro che la coscienza dei fascisti, i quali vorrebbero imporre il loro dominio e la loro ferocia impunemente. Cercano in tutti i modi di dire agli oppressi (agli invasi e occupati e sterminati, in questo caso) che devono subire la violenza senza che essi reagiscano e la facciano ricadere su di loro.
Le prime opposizioni alla guerra del Vietnam si manifestarono soltanto dopo che i primi corpi dei soldati americani uccisi nel conflitto tornarono in patria avvolti nelle bandiere a stelle e strisce. Finché crepavano solo i vietnamiti nessuno aveva niente da ridire. E così per la ferocia coloniale fascista in Africa e altrove.
Questa gentaglia continua a pretendere da Togliatti che la sua preoccupazione principale fosse quella di salvare gli italiani "brava gente", esercito di invasione fascista al servizio della guerra di sterminio di Hitler.
Il livore fascista trabocca dagli argini "umanitari" dietro cui tenta di nascondersi.
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