La società fragile ignorata dalla sinistra
di Stefano Folli Robinson 30 11 2019
N el corso degli anni Luca Ricolfi ha pubblicato una serie di saggi ognuno dei quali aveva i requisiti per contribuire a educare la classe politica nel tentativo di trasformarla in classe dirigente. Letti in sequenza, avrebbero potuto insegnare qualcosa di essenziale sull’Italia di oggi e le sue mutazioni sociali, economiche, di costume.
Viceversa i libri di questo brillante sociologo torinese di cultura liberale, fondatore dell’Osservatorio del Nord-ovest, hanno conosciuto uno smagliante successo editoriale e hanno innescato interessanti dibattiti, ma a giudicare da quel che si vede ogni giorno non sono stati tenuti in gran conto dalla politica.
La società qui fotografata è fatta di stagnazione economica e si caratterizza per un numero di non occupati molto superiore ai cittadini che lavorano; ciò nondimeno, terza caratteristica, prevale l’opulenza, una ricchezza diffusa, prodotta dai padri e dai nonni, tale da rendere l’Italia un caso finora unico nel panorama delle società occidentali, ma a prezzo del declino del sistema scolastico e universitario, nonché del prevalere di una infrastruttura para-schiavistica che si appoggia agli immigrati a basso costo. In poche parole, è una società fragile, individualistica, che consente ai nuovi "signori" di vivere in un eterno, ambiguo presente. È possibile che non si faccia avanti qualcuno, prima che sia troppo tardi, per dare una sintesi politica alla disamina di Ricolfi, fondata su una cospicua mole di dati? La crisi o la dissoluzione della politica è anche in questa miopia di fronte a un quadro amaro e realistico.
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