venerdì 6 dicembre 2019

"Fascismo antiliberale e antioccidentale alle porte" o democrazia liberale occidentalista e bonapartista postmoderna?

repubblica.it

Gridare al "fascismo alle porte" di fronte ai recenti dati del CENSIS che mostrano un prepotente desiderio di "uomo forte", come probabilmente accadrà a sinistra, è del tutto sbagliato sul piano analitico ed è inutile su quello politico.


Questa formula retorica non ci consente anzi di capire nulla di ciò che è accaduto e finisce per sottovalutare paradossalmente la gravità della crisi in corso: come se la nostra democrazia, di per sé sana, venisse improvvisamente attaccata da un virus che le è estraneo e che basta rimuovere per ottenere nuovamente un corpo sociale e politico integro.

Pie illusioni. Non è affatto così.

Non siamo di fronte a un revival del fascismo, del quale non c'è oggi nessun bisogno non essendoci nessun motivo per reprimere classi subalterne che sono semmai docilissime, depoliticizzate e incapaci di confliggere e minacciare le gerarchie vigenti.

In realtà, oggi non accade proprio nulla di nuovo e chi grida "Al lupo! Al lupo!" lo fa quando i buoi sono già abbondantemente fuggiti dalla stalla.

Fuggiti oltretutto senza che nessuno - in primo luogo chi più si agita - se ne accorgesse e, al contrario, con il consenso dei più: all'epoca entusiasti per il decisionismo maggioritario, per le privatizzazioni, per la deregolamentazione del mercato del lavoro, per l'edonismo privatistico immediato.

Non è adesso che avviene la catastrofe: la catastrofe è avvenuta da tempo e questa catastrofe è l'esaurimento della democrazia moderna, ovvero della forma compiutamente moderna della democrazia. Una breve parentesi nella storia del genere umano.

Quel miracoloso regime politico figlio del conflitto dal basso in forme regolate si è esaurito da diversi anni nel nostro paese come in gran parte dell'Occidente e si è degradato in un regime ormai tutto postmoderno, che rimane sì democratico ma che - la mitica "governance" - non riconosce più la questione sociale come questione politica.

E che, dunque, non sente nessun bisogno di portare equilibrio nei rapporti di forza diseguali presenti nella società tramite un meccanismo di redistribuzione di riconoscimento, potere, ricchezza, poiché considera tali rapporti di forza come perfettamente naturali. Al Welfare sostituisce perciò il controllo, alla partecipazione popolare la leadership mediatica, al confronto politico l'eccitazione delle passioni tramite una propaganda divenuta scienza.


Inutile gridare al fascismo, allora: siamo semplicemente di fronte al liberalismo che, privo di avversari, si libera delle contaminazioni sociali alle quali era stato costretto dal movimento socialista e, trasformando tutto in ulteriore liberalismo, tende al suo stato puro.

E' per questo che le parole che descrivono la crisi come conseguenza di una "battaglia contro la democrazia liberale, il fiore all'occhiello dell'Occidente", sono incomprensibili e inaccettabili per chi sa che la democrazia si è affermata in Occidente non grazie al liberalismo ma nonostante un liberalismo che ha invece per quanto gli è stato possibile cercato di sventarne l'avvento. Esattamente come sono intollerabili le cicliche lamentazioni di Ezio Mauro sulle minacce all'Occidente quando è l'Occidente che minaccia invece il resto del mondo - come nella sua tradizione - avendo superato il tabu del colonialismo.


Questo non significa che quanto sta accadendo non sia drammatico e non vada sventato, né che Salvini o chi per lui non vada fermato: semplicemente, non è che se mai ci riuscissimo si tornerebbe indietro; si rimarrebbe sempre e comunque in una post-democrazia, semplicemente un po' più urbana.

Che è senz'altro meglio, ma non è e non sarà mai più la democrazia moderna.

Non abbiamo ancora e mai visto nulla di ciò che accadrà, e a nulla servirà andare in montagna [SGA].

Nessun commento: