sabato 19 marzo 2022

Gli Stati Uniti sono disposti a distruggere il mondo, pur di non perdere il primato. L'Europa rifletta sulle ragioni della pace e anche sui propri interessi

 Idealismo imperiale

7 3 2022

La mobilitazione ideologica totale alla quale siamo sollecitati da ogni lato da parte della democrazia liberale, attraverso la strategia dell indignazione e il ricatto che fa leva sui sentimenti morali, agisce su chi mantiene una posizione critica come una provocazione continua e una continua offesa alla verità.
È il totalitarismo dei valori e degli ideali, che sanno essere tremendi quando diventano strumento di una parte e alimentano la guerra, chiamando oggi ciascuno a contribuire attivamente per come può alla guerra stessa.
In tal modo, chi più è idealista, chi più parla in nome del bene assoluto e astratto, chi pensa di poter rimuovere la realtà e la storia, più in effetti desidera la catastrofe e la promuove.
È facile in questa condizione, quando ogni fibra del nostro corpo si oppone alla manipolazione, reagire auspicando un rapido Armageddon, o cercare una soluzione nel culto della forza.
Bisogna però riflettere, non cedere a questa tentazione nichilista, rimanere razionali e umani.


Dall antifascismo classico all'"antifascistismo" imperiale americano
7 3 2022

Come già con la guerra alla Jugoslavia e poi alla Libia e alla Siria, la cosa più dolorosa è vedere come l'antifascismo, monopolizzato dal Dipartimento di Stato americano e dai suoi apparati egemonici, venga facilmente deturpato e deformato in ideologia della guerra che aizza le masse.
È un grande cambiamento di paradigma storiografico ed è esattamente quanto è accaduto con il concetto di internazionalismo, divenuto sinonimo - come notava Domenico Losurdo - di Regime-change e esportazione coatta degli interessi delle grandi potenze.
Quello che era un progetto di pace e ordine internazionale improntato alla coesistenza e alla condivisione - un progetto diametralmente opposto a quello di un dominio unipolare del mondo - diventa dopo questa operazione di revisionismo un dispositivo binario di criminalizzazione di qualunque esperienza politica diversa dal liberalismo e dalla  liberaldemocrazia e una macchina retorica di fiancheggiamento della coscienza imperiale occidentale.
Così detournato, l'archetipo della guerra contro Hitler e il nazismo spegne le coscienze e legittima la pretesa del monopolio della forza: resistenza è oggi cancellare tutto ciò che il liberalismo contrappone a sé definendolo come totalitarismo.
Abbiamo perso anche le parole e con esse ogni bussola.
Unico segnale positivo, mi pare che l'Anpi questa volta si sia almeno in parte sottratto, dopo diversi anni, a questa distorsione e al controllo da parte del Pd.



Costruire il nemico assoluto del genere umano
11 3 2022

Il via libera alle espressioni di odio contro i russi sui social network -  quella dimensione che ha ormai assorbito la  sfera pubblica occidentale - equivale alla loro despecificazione, ossia alla loro espulsione dalla cerchia del genere umano, la cui definizione spetta al Dipartimento di Stato.
Questa coincide per lo più con l'Occidente, ma può estendersi di volta in volta a tutti quei popoli che sia conveniente cooptare almeno temporaneamente.


La Propaganda di guerra
12 3 2022
La sinistra italiana ufficiale odierna coincide da tempo nella sua parte moderata e responsabile con Fazio e Littizzetto, mentre quella radicale e più pasticciona è stata appaltata interamente - per semplificare tramite figure idealtipiche, sia chiaro - a minchioni comparabili del calibro di Zoro e Damilano.
(Tra parentesi, sono tutti colleghi di Zelensky, che però - ed è tutto dire - fa più ridere). 
Si tratta di dispositivi incarnati ossia di macchine di produzione a getto continuo di indignazione, sentimenti morali aizzati a comando, manipolazione delle coscienze, latte alle ginocchia. Macchine che devono moltiplicare l'amore per la società capitalistica, impedire a monte ogni riflessione che non sia già stata codificata come compatibile e in tal modo rendere normale e desiderato l'orrore.
Entrambi i lati di questa messinscena (che certo ha ragioni storiche precise, essendo figlia di una gigantesca sconfitta che è anche culturale, ma che rimane una messinscena) sono rivoltanti, per chi abbia una certa formazione, una certa visione del mondo, certi valori.
È facile perciò trarne la conclusione che se questa è la sinistra, tanto vale buttarsi a destra. Come in effetti molti ex compagni hanno già fatto.
Resistiamo a questa facile tentazione reattiva, che ci promette il gusto trasgressivo della vendetta ma è solo autolesionistica.
Se nella nomenclatura prevista dal copione dello spettacolo industriale della politica questa parte fa la parte della sinistra, infatti, nella realtà si tratta comunque di una destra, per quanto camuffata da ideali universali.
Perché il discrimine tra destra e sinistra, tra deemancipazione ed emancipazione - che muta e si sposta sempre nel tempo ma sempre c'è e ci sarà - non  è oggi tanto quello dei valori, che sanno essere l'anticamera del dominio, ma quello che passa tra l'immediatezza e la mediazione, ossia tra valori come ideologie della guerra e valori che si costruiscono nella condivisione del destino del mondo.

Parlare della Russia o parlare della Nato?
12 3 2022
È necessario ed è anche giusto, in questo conflitto che è una guerra tra potenze per interposta Ucraina, ribadire in ogni circostanza in cui abbiamo diritto di parola che la colpa principale della guerra e del dolore umano e dello sconvolgimento economico che ne derivano è degli Stati Uniti e della Nato.
In primo luogo, perché gli Stati Uniti e la Nato sono, già dalla fine della seconda guerra mondiale e ancor più dalla fine della guerra fredda, di gran lunga la principale centrale di diffusione della guerra e del terrore nel mondo, il principale aggressore dei popoli e il pericolo principale per la sopravvivenza del genere umano.
Le potenze che si contrappongono sono entrambe potenze ma non sono uguali, non hanno la stessa potenza e non sono potenze nello stesso modo. Se nello specifico la Russia ha leso il diritto internazionale, lo ha fatto in un contesto in cui quel diritto non era intatto e vergine ma era già strutturalmente infranto dalla dottrina americana e da questa piegato ai propri interessi.
Un ristabilimento del diritto internazionale che sani unicamente la grave ferita inferta ad esso dalla Russia non sanera la ferita ancor più grave inferta dagli Stati Uniti.
In una eventuale classifica delle minacce globali, del resto, la Russia -  che è un paese con le pezze al culo, a prescindere dall ideologia orrenda e reazionaria che i suoi attuali gruppi dirigenti possono esprimere per abbindolare gli allocchi domestici con ostentazioni improbabili di potenza globale e discorsi ridicoli su Pietro il Grande e sulla missione storica del Russentum -  è molto ma molto indietro. E i suoi orrori sono orrori e fanno orrore ma sono orrori difensivi, volti cioè ad assicurarsi una cintura di sicurezza, e non orrori aggressivi volti a proiettare la forza in aree non limitrofe. Come sistematicamente fanno invece gli americani, per i quali la politica estera è un corollario della politica interna anche a millemila chilometri di distanza dai propri confini e persino dal proprio emisfero. La maggior parte degli abitanti della terra la mattina si sveglia e non teme un missile di Putin,  o di Xi Jinping, o di Kim Jong Un, o di Assad, o di Maduro. Teme di ricevere in testa un missile di Biden.
Siamo tra l'altro in una fase di estremo attivismo americano, perché gli USA vedono benissimo come la globalizzazione le si sia ritorta contro e abbia posto le condizioni per un riequilibrio dei rapporti di forza internazionali. E capendo benissimo che il nuovo ordine mondiale tende verso una pluralità di poli stanno facendo di tutto e a tutto sono disposti per impedirlo e riaffermare il proprio monopolio.
In questo senso, questa guerra indiretta tra America e Russia non è che la prova generale e l'allenamento degli apparati egemonici in vista della guerra diretta tra America e Cina. Se i russi sono oggi dipinti come criminali, i cinesi saranno presentati domani come incarnazione delle schiere dei demoni dell inferno.
In secondo luogo, è giusto e necessario concentrarsi sugli USA perché a mostrare le responsabilità della Russia ci pensano già fin troppo tutti gli altri, mobilitati dal sistema industriale dei media che sempre agli Stati Uniti e alla Nato fa capo.
Proprio perché non c'è equilibrio, dobbiamo essere squilibrati per portare un minimo di equilibrio.
Servirebbe a qualcosa se qualcuno di noi andasse in tv a dire quanto fa schifo Putin, e quanto è despota e quanto è Caino? C'è bisogno di dirlo? C'è qualcuno che non lo sa? Per quanto si sforzasse, costui rimarrebbe sempre un dilettante rispetto ai soldati liberali della manipolazione e farebbe solo la figura del cagnolino ammaestrato. 
Un punto è qui decisivo.
Mentre chi sottolinea le responsabilità occidentali non rimuove mai le colpe di Putin (a parte le destre  eurasiatiste e pochi folcloristici rozzobruni), lo stesso non avviene al contrario. Per la macchina di morte dell'informazione occidentale non ci sono sfumature, l'unico colpevole è la Russia mentre l'occidente è innocente e aggredito.
Mentre chi sottolinea le responsabilità occidentali scava nelle ragioni storiche e nel contenzioso materiale che è alla base del conflitto, per i liberali c'è solo l immediatezza della colpa morale.
Solo per chi è in malafede, allora, concentrarsi sulle colpe della Nato configura una giustificazione de facto della Russia. Della quale si chiede invece il ritiro, contestualmente alla formalizzazione della neutralità dell Ucraina.
Lo stesso equilibrio non si trova invece in Occidente, che la Russia sinora ha voluto strangolare e della quale pretende ora l'annientamento e una nuova riduzione a Colonia. Figuriamoci se mai l'occidente può porsi il problema di una rimozione delle cause strutturali di questo come di altri conflitti.
Va da sé che la difesa della ragione in questo conflitto pretende che ciascuno sia rigoroso e si attenga all oggettività delle cose, evitando di contrapporre alla Chiesa atlantica il culto della Madre Russia ed evitando di replicare al culto della forza, alle fake news e al complottismo paranoico liberale con simmetrici errori a base di Rand Corporation e grimaldate simili che ci renderebbero ben poco credibili.


Annuit Coeptis - Novus Ordo Seclorum
15 3 2022
Gli americani, che non hanno nessuna intenzione di negoziare realmente - come confermano l'incontro di Roma e l'offensiva mediatica preordinata e coordinata sulle fantomatiche armi cinesi alla Russia, che persiste nonostante le smentite ufficiali di Pechino e a scorno di ogni logica -, obiettivamente, stanno facendo un capolavoro, per quanto diabolico.
In un colpo solo, oltretutto per interposta Ucraina, ottengono vantaggi su tutti gli avversari palesi e impliciti, UE compresa.
Più la faccenda va per lunghe, più la loro vittoria strategica globale, a spese del resto del mondo alleati compresi, sarà ampia.


Delirio ideologico di Putin o cieco fanatismo fondamentalista del liberalismo occidentale?
16 3 2022
Ho sentito stamane alla radio quest'altra guerriera intellettuale liberale, chiamata in qualità di esperta di politica internazionale - immagino, da quel che vedo dal suo curriculum, perché assai assai interna alle cose Nato, ma così interna che di più forse solo Molinari -, sostenere nelle vesti di una novella Talmon, o Aron, o Furet, che la guerra della Russia è motivata esclusivamente dal delirio ideologico.
I russi, a partire dallo Stato Maggiore, saprebbero benissimo di non poter vincere e in fondo anche Putin lo sa. Tuttavia, obnubilati dal loro fanatismo - un po' come i nazisti che impegnavano risorse per lo sterminio in piena guerra mondiale - andrebbero avanti lo stesso a scorno della realtà, per tigna o perché alienati nel loro mondo mentale fatto di violenza e brutalità.
L'impressione è che sia lei, come tanti altri corifei della liberaldemocrazia, a essere talmente obnubilata dalla propria ideologia fanatica e fondamentalista, ossia dal suprematismo occidentale, da negare ogni razionalità nell'avversario e da considerarlo sempre e comunque pazzo (solo un pazzo potrebbe rifiutarsi di riconoscere la superiorità e la perfezione dei nostri valori...).
Obnubilata al punto, direi, di essere disposta ad annientare il genere umano pur di veder trionfare la democrazia liberale. Che dopo la bella guerra che lei e gli altri tocci desiderano, morti tutti sul pianeta, coinciderà con la persona di Nathalie Tocci, se sopravviverà.
Se la Nato ha questo personale ideologico, così ottuso e assolutamente incapace di ascoltare l'altro, in prospettiva il confronto con la Cina l'ha perso in partenza.
Sono loro, infatti, che pagano profumatamente questi qua per farsi dire ciò che vogliono sentirsi dire e farsi raccontare il mondo che vogliono vedere.

5 commenti:

Mauro ha detto...

Cioè per te ha ragione Putin?
Spero veramente di avere capito male.
Io già tanti anni fa scrissi che la NATO non ha più ragione di esistere, ma ciò non significa che l'esistenza della stessa la faccia colpevole di tutto.
Nella guerra che la Russia ha scatenando invadendo l'Ucraina esiste un solo colpevole: Putin. Che ti piaccia o meno, così è. Punto.

MASSIMO ZANARIA ha detto...

Gli Stati uniti sono disposti a distruggere il mondo? Ma no, ci pensa Putin.
Secondo Biden, e non solo, Putin è un "criminale di guerra”.
E allora gli americani in Vietnam, Guantanamo, in Libia, In Iraq, ad Hiroshima, gli Indiani? Ogni volta la solita solfa. La si butta in caciaia. Si prendono "pezzi di storia" e si rilanciano reciproche accuse (in questi giorni si sono particolarmente distinti in questa operazione il filologo canforato e lo storico che crede che gli americani si siano abbattuti le torri da soli: la madre dei puttiniani è sempre incinta!).
Vi è poi l'altro argomento, o giochetto dialettico, su “chi abbia cominciato per primo” (in questo caso la Nato, che si sarebbe allargata troppo), o sul “chi non ha peccato scagli la prima pietra” di evangelica memoria.
Atteggiamento politico-informativo che rinvia all’armamentario ideologico e propagandistico usato dalle forze in campo per delegittimarsi a vicenda (anche lei commette questo errore, tipico dei marxisti antiamericanisti e dei rossobrunisti; posizione uguale e contraria a quella della Tocci).
Con questo modo di ragionare non c’è mai soluzione, perché si può andare avanti all'infinito, rimane solo la volontà di potenza, quindi vinca il più forte. Tutti possono dire e fare tutto. Basta trovare una giustificazione storica. Tutti colpevoli, nessun colpevole.
Limitiamoci, invece, ai fatti, e a ciò che sta accadendo in Ucraina.
1) L'ex Urss ha perso la guerra fredda.
2) Molti stati del Patto di Varsavia e alcuni stati satellite hanno scelto di staccarsi dalla Madre Russia per darsi forme di governo democratiche.
3) Putin, in compagnia di Trump, ha cercato in tutti i modi di dividere l'Unione europea, già divisa di suo (è quello che ha continuato a fare da qualche mese a questa parte in compagnia del compadre bielorusso).
4) Infine, prendendo a pretesto la mai avvenuta entrata nella NATO della "nazista" Ucraina, l'ha invasa e bombardata facendo sfollare sei milioni di poveri cristi. Dove sarebbero, di grazia, le colpe occidentali?
Mi sembra che questi siano fatti oggettivi, che sono accaduti e stanno accadendo, propaganda o meno. Sotto questo aspetto, il comportamento di Putin è quello di un criminale di guerra? Per me, sì. Non solo. La guerra rischia di trasformarsi per la Russia in un boomerang. Putin questo lo sapeva? E allora perché l'ha fatto?
Si tratta dell'incapacità, strutturale, da parte di un Putin e dei suoi corifei di comprendere un fatto fondamentale: che larga parte dell’Europa Orientale non vuole più sentir parlare di Russia e dei suoi arcaismi (si pensi alle dichiarazioni omofobiche del patriarca moscovita in appoggio alla guerra o alle stramberie di Dugin).Gli ex satelliti, non da oggi, guardano a Ovest, al benessere, al turismo, a un tenore di vita che in Russia è tuttora riservato a pochissimi oligarchi. Putin vuole imporre con la forza una visione arcaica e un’economia da miserabili, alla quale molte persone hanno voltato le spalle. Questo spiega il fascino antimodernista che egli esercita sui reazionari di ogni risma affamati di gerarchia, autorità, autarchia e comunitarismo. Qualcuno mi spieghi xosa c'entri questo con la sinistra.
Aggiungo e chiudo dicendo che finita una guerra ci sono necessariamente vincitori e vinti, e non è così pacifico che chi una guerra l'ha iniziata senza dichiararla debba avere al tavolo delle trattative tutto ciò che desidera, anzi. La giustizia in questi casi deve fungere da atto riparatore.
Per tutti questi e altri motivi, non comprendo quando lei parla di sinistra a chi voglia rivolgersi? Una sinistra europea esiste, e ha preso una posizione di condanna molto netta, solo che lei, da comunista, non la considera. E allora perché si ostina a parlare di sinistra?

materialismostorico ha detto...

La mia posizione, espressa in questi interventi e in altri, è semplice e coincide con quella espressa da molti paesi, in primo luogo la Cina. Bisogna porre fine alla guerra salvaguardando la sovranità dell'Ucraina e il diritto internazionale. Ma siccome il diritto internazionale era già fortemente lesionato prima dell'intervento della Russia - e lesionato massiciamente da parte degli Stati Uniti - contestualmente bisogna porre fine all'avanzamento a est della Nato e garantire alla Russia il rispetto della sua sicurezza.
Credo che la garanzia della neutralità e della demilitarizzazione dell'Ucraina, assieme a un sistema di forte autonomia regionale per Donbass e Luhansk, possa essere un buon compromesso.
La Crimea, chiaramente, fa invece parte della Russia, su questo non si discute.

MASSIMO ZANARIA ha detto...

E se invece demilitarizzassimo la Russia?
Visto che lei non risponde alle obiezioni, e pubblica solo ciò che le fa comodo, mi costringe a rinfrescarle la memoria. I fatto sono questi.
Con gli accordi di Budapest del 1994, l'Ucraina accettò la propria de-nuclearizzazione, consegnando alla Russia tutte le armi che si trovavano sul suo territorio, con questo gesto escludendo di fatto una volontà di partecipazione alla NATO. Di converso, la Russia si era impegnata a riconoscerne la sovranità. Da allora, non esiste nessun atto formale ucraino che abbia messo in discussione quel patto. Come non esiste alcuna richiesta formale esplicita da parte ucraina di ingresso nella NATO. Chi invece ha violato gli accordi è stata la Russia, prima con l'annessione della Crimea nel 2014, e ora con l'invasione dell'Ucraina.
Chiedo: chi stabilisce ciò che è russo e ciò che non lo è? E perché mai la sicurezza e la sovranità russa dovrebbe contare più di quella di altri stati?
Sta a vedere che a un idiota che minaccia una guerra nucleare dobbiamo anche stringergli la mano e dirgli "sciocchino, non farlo più!". No, così non va bene: potrebbe farsi delle pericolose illusioni.

Per Mauro. Almeno fino a quando non esisterà una compiuta Unione Europea, con questi "chiari di luna" ci penserei prima di fare a meno della NATO.

Mario Galati ha detto...

Lei ha dato una risposta misurata ad una questione che, per chi la pone, è tutta circoscritta, invece, nel campo del suprematismo bianco "ricco" occidentale.
Chi è intervenuto si trova dentro questo campo e ne ostenta la superiorità ("Gli ex satelliti, non da oggi, guardano a Ovest, al benessere, al turismo, a un tenore di vita che in Russia è tuttora riservato a pochissimi oligarchi. Putin vuole imporre con la forza una visione arcaica e un’economia da miserabili, alla quale molte persone hanno voltato le spalle").
C'è chi, come gli ucraini, dentro questo campo vuole essere cooptato, per lasciarsi indietro i miserabili e pezzenti barbari asiatici. È questo il significato dell'agognata entrata nell'UE e nella NATO. È questo il significato del neonazismo ucraino. Solo questo ha potuto far lievitare i fermenti offerti dalla storia ucraina dell'ultimo secolo.
Il problema per gli ucraini è che il loro passaggio dai poveri barbari asiatici ai ricchi civili occidentali è soltanto illusorio, visto che sinora ha prodotto soltanto serve nelle case dei ricchi occidentali, la distruzione della loro economia e l'impoverimento da terzo mondo che intendevano lasciare.
Quanto all'omofobia, nemmeno questa si fanno mancare, come si può appurare leggendo servizi giornalistici americani di anni recenti.
Ma per il signore al quale risponde, questi sono solo problemi di Putin e degli arcaici pezzenti asiatici.