Ho ricevuto via e-mail da uno studente questa critica, del tutto legittima e ben argomentata, alla quale è giusto rispondere pubblicamente. Al di là del fatto che lo scopo di questo blog è proprio quello di facilitare la comunicazione con gli studenti e i lettori, si tratta infatti di argomenti che vanno al di là del caso specifico. [SGA]Ho letto il suo commento sull'intervista di fazio a veltroni. A PROPOSITO DI VENDITA DI LIBRI.il libro Jan Rehmann, I nietzscheani di sinistra. Deleuze, Foucault e il postmodernismo: una decostruzione è davvero . Se fosse un testo che valesse la pena studiare per l'esame di sociologia dei processi culturali forse lo tratterebbe anche a lezione e lo chiederebbe anche agli studenti frequentanti. il dubbio che sia in programma solo per venderlo rimane forte. Quale senso dovrebbe trovare uno studente nel leggere il testo da lei curato? Visto che dobbiamo andare a lavorare nella scuola forse sarebbe meglio studiare autori come ivan illich che trattano l' implicito dell'istituzione scuola, forse allora si troverebbe un senso a studiare il panopticon?
Altra questione. Quando si fa un preappello perchè non ufficilizzare la data a tutti? tutti pagano le tasse e tutti hanno lo stesso diritto ad avere le stesse informazioni e le stesse opportunità. Non dovrebbero poi esserci preappelli in cui si ha la garanzia di non essere bocciati; perchè dare 18 a qualcuno solo perchè si presenta all'esame e si siede, non va bene. Il furbo se la cava sempre....bisogna avere il coraggio di essere severi.
Caro amico/a
Mi piace la conflittualità, anche se sarebbe più giusto che venisse espressa a viso aperto, visto che - lo assicuro - non c'è alcun motivo di averne timore.
Non mi dilungo in una ricostruzione del funzionamento del mercato editoriale italiano. Preciso però che per la cura e la traduzione del libro di Rehmann io non ho preso una lira. Allo stesso modo, l'editore Odradek non spera affatto di guadagnarci: quante copie se ne potranno vendere, visto che l'argomento non è proprio commerciale e l'autore e il curatore non sono proprio delle star? Ma Odradek ha investito qualche migliaio di euro per stamparlo e distribuirlo, cercando almeno di rientrare delle spese.
Perché tutto questo sforzo, allora? Per la gloria, diciamo. Perché il libro di Rehmann è importante e degno di essere tradotto, detto diversamente. Non ci sono in Italia altri testi che affrontano questo argomento da quel punto di vista. Può darsi che lei su Deleuze e Foucault la pensi in maniera diversa da me, come mi pare di capire. Oppure può darsi che Rehmann sbagli su tutta la linea, non so. Ma questo non toglie che - almeno per come la penso io e cioè per chi condivide un certo progetto culturale di natura critica - questo sia un lavoro importante.
Non è adatto a un corso di sociologia dei processi culturali? Non sono d'accordo. Quale processo culturale più imponente, dagli anni Settanta ad oggi, di quello che ha progressivamente trasformato la cultura occidentale in senso postmoderno, entrandoci nelle menti, distruggendo ogni ipotesi di trasformazione consapevole, collettiva e organizzata della realtà e segnando il trionfo dell'individualismo competitivo?
Certo, ci sono anche altri argomenti. Ma ci sono anche delle scale di priorità.
A lezione il testo è stato affrontato nei suoi tratti fondamentali, nell'ultima parte del corso e dopo aver discusso a lungo di processi culturali e strutture sociali. Certamente è un libro difficile e che difficilmente può essere compreso appieno in tutti i suoi passaggi da chi non ha una competenza specialistica sull'argomento. Forse per gli studenti è anche più difficile di quanto mi aspettassi all'inizio e questo ha inevitabilmente condizionato il modo in cui l'ho trattato e il mio sforzo di semplificazione. Ma anche a prescindere da questo, a me non interessa che gli studenti conoscano per filo e per segno tutte le riflessioni di Deleuze e Foucault su Nietzsche o sulla dialettica o sul potere. Questa non è una facoltà di filosofia. Mi interessa invece che capiscano la sostanza di una trasformazione culturale che è ancora in atto e le ragioni alla quale essa risponde. Che quantomeno ne abbiano un'idea, il più possibile chiara, nel momento in cui si preparano a diventare loro stessi operatori culturali. E la mia speranza è che con questa consapevolezza agiscano in maniera più critica verso la realtà, comprendendo il contesto nel quale sono immersi.
E' per questo - per venire alle altre rimostranze che lei mi fa - che agli esami ho chiesto, a proposito del libro di Rehmann, principalmente questi aspetti che avevo spiegato io stesso a lezione. E cioè: qual è il senso della svolta postmoderna? Che tipo di operazione Deleuze e Foucault hanno fatto con Nietzsche? Come cambia l'immagine di Nietzsche e a che fine un filosofo conservatore della fine dell'Ottocento viene trasformato in un autore libertario ed anarco-individualista? Ovviamente, ai non frequentati queste cose non le potevo chiedere in questi termini per il semplice fatto che non le avevano ascoltate ma avrebbero dovuto estrapolarle direttamente dal testo. E su cos'altro potevo interrogarli se non sul testo?
E veniamo all'ultimo punto, il preappello. In genere non faccio mai preappelli. E in genere sono non soltanto severo, come lei mi invita ad essere, ma perfino un po' carogna, come dimostra la mia fama non esattamente positiva. In sostanza, mi si rimprovera addirittura di bocciare!
Ma c'è un però. Come credo saprà, essendo interessato/a all'argomento, la scorsa sessione estiva era particolarmente delicata e importante per la nostra facoltà, perché consentiva a quegli studenti che riuscivano a laurearsi a luglio di ridurre quantomeno il danno dovuto ai tagli governativi nella scuola pubblica. E questo spiega il preappello, che non era aperto a tutti, è vero, ma che non era rivolto nemmeno ai soli frequentanti bensì a tutti coloro che dovevano e potevano laurearsi a luglio. E questo, infine, spiega anche la particolare tolleranza dimostrata in quella circostanza.
Nonostante tutto, insomma, cerco sempre di capire quali siano gli interessi degli studenti, se possibile senza derogare ai principi oppure trovando con essi un buon compromesso. Questo non toglie, ovviamente, che io possa sbagliare e che sia giusto farmelo notare.
Pubblicherò questo scambio di opinioni sul mio blog, perché mi sembra che abbia un significato che va al di là delle sue critiche e credo che potrebbe rispondere anche alle obiezioni di altri studenti.
SGA
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