mercoledì 13 gennaio 2010

Il Corriere incontra Ezio Raimondi: una discussione sulla letteratura contemporanea


Ma più che la modernità è il postmodernismo il principale indiziato [SGA].

Gli incontri Nello studio di Ezio Raimondi

«La modernità uccide la letteratura»
Scrivere significa cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola precisa al vuoto che ci scava (Georges Perec) La ricerca della meditazione (contro le illusioni della vita contemporanea) Tra montagne di volumi nella sua casa di Bologna Nel mondo dei libri il desiderio si trasforma in esperienza e l' esperienza in destino L' etica bolognese è una tendenza all' autocritica e all' ironia su se stessiLa lezione del grande critico, allievo di Longhi e Contini «Sono un artigiano. Il rispetto per la parola è rispetto per l' uomo»
di Paolo Di Stefano, Corriere della Sera, 10 gennaio 2010 Pagina 31

Un uomo d' altri tempi, e non solo per motivi anagrafici: Ezio Raimondi lo sarebbe anche se non avesse 85 anni. Probabilmente lo è sempre stato. E quando si dice «uomo d' altri tempi» non è necessario pensare al passato, perché ascoltarlo è come sentire la voce di una coscienza che proviene da lontanissimo pur essendo profondamente radicata nel presente. Esploratore onnivoro di un' infinità di autori, non solo italiani, da Dante a Manzoni, da Broch a Gadda, da Nabokov a DeLillo. Un critico che riflette, un teorico che vede il particolare. Alto, asciutto, elegante, chiuso tra muri di libri inseriti di traverso, incastrati, pigiati dentro scaffalature che dal pavimento arrivano al soffitto e da pile che si innalzano ovunque, Raimondi ha una retorica limpida, dalle volute ariose. «La letteratura - dice - è in una condizione difficile, ha subìto una sorta di lesione che si traduce quasi in una disfida contro la vita contemporanea, un' epoca che non favorisce la meditazione...

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