mercoledì 13 gennaio 2010

Il patriarca Scola e monsignor Ravasi riflettono sulle trasformazioni culturali nell'epoca della globalizzazione

Dal Domenicale del Sole 24 Ore, 10 gennaio 2010. Riflessioni molto interessanti nei giorni della battaglia di Rosarno. Un'unica osservazione: la frase citata da Ravasi non è di Goering ma, notoriamente, di Goebbels [SGA].

Coraggio, ripensiamo la cultura
Che cos'è oggi la cultura? Quali sono i suoi tratti costitutivi e quanto interagisce con i cambiamenti? Ancora: quanto sa interpretare le trasformazioni e diventare terreno di confronto tra mondi lontani, tra religioni che affermano le proprie verità e tradizioni secolari che nell'incontro si contaminano? La globalizzazione ha rimescolato le carte e la prima categoria messa in discussione è quella del pensiero egemonico formatosi nell'Europa giudaico-cristiana e arrivato a elaborare nell'America di George W. Bush il concetto di "esportazione della democrazia". Un'esperienza messa alla prova dalla guerra in Iraq. Emanuele Severino intervenendo sul Sole 24 Ore Domenica («Il laicismo e Penelope», 20 dicembre) ha affermato che nel primo decennio del nuovo secolo «la grande cultura moderna - filosofica, scientifica, artistica - non è andata innanzi».
Con l'intervento del patriarca di Venezia Angelo Scola, e con la recensione di Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificium Consilium de Cultura, il Domenicale pone la domanda sulla cultura e avvia il dibattito.

di Angelo Scola, patriarca di Venezia
Fede e cultura: il binomio, formulato con varietà di espressioni e accenti, rappresenta una costante della riflessione cristiana. Ma un corretto rapporto, sempre circolare, tra fede cristiana e cultura implica necessariamente il rapporto tra fede cristiana e religioni.
La riflessione, se non vuole essere astratta, deve situarsi all'interno dell'odierno processo d'incontro di popoli, che ho più volte evocato attraverso la categoria di «meticciato di civiltà»...

di Gianfranco Ravasi
Pare che il termine "cultura" – nell'accezione comune – sia sorto nel Settecento tedesco (Cultur, divenuto poi Kultur) con tutte le celebrazioni del caso messe in opera dall'Illuminismo, anche se sarà ancora un tedesco a emettere una sentenza mortale sempre citata: «Quando sento qualcuno parlare di cultura, la mano mi corre al revolver». Si conosce, però, la finezza culturale del nazista Goering a cui si assegna il motto... In realtà, è stato un altro ben più pacato e intelligente tedesco, il sociologo Niklas Luhmann a riconoscere che il termine "cultura" è «il peggiore concetto mai formulato» e Clifford Geertz infierirà affermando che «esso è destituito di ogni capacità euristica»...

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