mercoledì 31 marzo 2010

In provincia di Pesaro e Urbino una catastrofe per Rifondazione e per i comunisti

Per risolvere un problema bisogna anzitutto affrontare la realtà e non cercare di nasconderla per rimuovere le proprie responsabilità. Nella provincia di Pesaro Rifondazione aveva, ancora alle Regionali 2005, ben 12.368 voti e il 6,26% mentre i Comunisti Italiani avevano 5.203 voti e il 2,64%. Alle provinciali del 2009 Rifondazione aveva ancora 8.197 voti e il 3,9 % e i Comunisti Italiani 3.641 voti e il 1,7 %. Alle Regionali che si sono appena concluse, invece, Rifondazione e i Comunisti Italiani raggiungono insieme appena 6.098 voti e mantengono una percentuale del 3,50% solo grazie all'astensionismo diffuso.
E' stata una catastrofe su tutta la linea, con una perdita di voti enorme. Ad Urbino, ad esempio, i voti sono solo 300, con un risultato inferiore anche rispetto alle disastrose Comunali 2009, quando Savelli, l'aspirante assessore Porto e Demeli imposero l'accordo con il PD ad un Circolo che non lo voleva, distruggendo un partito che - non a caso - adesso è scomparso dalla scena politica cittadina.
Sommare i voti di Sinistra e Libertà, come fa il Segretario provinciale di Rifondazione Ciaschini, oppure considerare come propri i voti del povero Massimo Rossi, è sbagliato. Giusto sarebbe invece riconoscere la sconfitta, che è il risultato di una linea politica governista e subalterna al PD; una linea che ha prodotto alla lunga una profonda disaffezione dei ceti popolari verso questi partiti, ritenuti inutili sul piano politico come su quello sociale. Questa disaffezione, è ovvio, non poteva certo essere ribaltata scegliendo all'ultimo minuto di correre da soli e facendolo non certo per un'impennata d'orgoglio o sulla base del riconoscimento degli errori del passato, ma solo perché il PD ha preferito l'UDC ai comunisti.
Il principale responsabile di questa catastrofe, Marco Savelli, è stato giustamente punito dagli elettori e non è stato eletto. Il suo delfino Ciaschini lo sta però battendo nell'arte di nascondere la testa sotto la sabbia: i problemi dei comunisti non si risolvono cancellandone l'autonomia e sperando nel salvataggio da parte di Vendola ma ricostruendo un partito comunista unitario a partire da un profondo mutamento della linea politica e dei gruppi dirigenti [SGA].

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