mercoledì 7 marzo 2012

Il Gramsci immaginario di Roberto Saviano

Il Gramsci casalese di Saviano
di Bruno Gravagnuolo  l’Unità 7.3.12 da Segnalazioni


Che figura che ha fatto Repubblica sul Gramsci «ravveduto»! Ci voleva tanto a interpellare qualche studioso serio, e a corredare lo «scoop» di Biocca di avvertenze critiche? Questione di serietà. Oltre che di fiuto professionale. Ma come! Si prende a scatola chiusa un articolo da una rivista senza verifiche? Ma in ballo c’era una «verità» dirompente: il pentimento di Gramsci! Che secondo Dario Biocca noto per aver giurato sul Silone spia dal 1919 in poi è comprovato dall’avere egli chiesto la libertà condizionale nel 1934, sulla base dell’art. 176 di un Codice che prevedeva «comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento».
Idolo in frantumi! Piegato. Ostile a un Pc. d’I che lo aveva fatto marcire in carcere. Ma era solo una bufala. Infatti, come per primi abbiamo scritto, il ravvedimento non era (ancora) contemplato come possibilità soggettiva a favore del reo nel codice Rocco. Anzi, il 176, nel 1934 e fino al 1962, come precisato su l’Unità da Nerio Naldi, studioso di Sraffa, non includeva «ravvedimento». Solo «prove costanti di buona condotta», per la libertà condizionale. Altrimenti Gramsci, attentissimo, non avrebbe inoltrato l’istanza. Fine dello scoop. Goffamente Repubblica pubblica poi di spalla un articolo di Jospeh Buttigieg, presidente dell’International Gramsci Society, che riassume il caso e ci mette la pietra tombale. Altro «infortunio»: l’articolo di Roberto Saviano su Gramsci, trattato come uno del clan dei casalesi: violento e manesco (!) a fronte di un Turati evangelico. Roba da sprovveduti. Ci fu un Gramsci giovane rivoluzionario impetuoso e un Gramsci dialogico dei Quaderni. Mentre Turati nel 1921 diceva: «il socialismo è il comunismo!». Poi c’erano i Croce e gli Einaudi che plaudivano alle squadracce. Perché Saviano non studia un po’ certe cose?

Nessun commento: