Si propone un «realismo modesto» che riconosca in ciò che è altro da noi un elemento di attrito nei confronti del soggetto Ma l’autore trascura che l’ermeneutica si è formata a contatto con un’esperienza oggettiva
mercoledì 18 aprile 2012
Ancora Ferraris e l'ermeneutica
Un manifesto firmato Ferraris: “Bentornato realismo”
Corrado Ocone - Il Mattino 21 MARZO 2012
Ferraris. Manifesto suggestivo, ma poco oggettivo: si confonde l’interpretazione con l’immaginazione, degradata a puro fantasticare
Un nuovo realismo per salvarsi dal nichilismo
Si propone un «realismo modesto» che riconosca in ciò che è altro da noi un elemento di attrito nei confronti del soggetto Ma l’autore trascura che l’ermeneutica si è formata a contatto con un’esperienza oggettiva
Si propone un «realismo modesto» che riconosca in ciò che è altro da noi un elemento di attrito nei confronti del soggetto Ma l’autore trascura che l’ermeneutica si è formata a contatto con un’esperienza oggettiva
di Federico Vercellone La Stampa TuttoLibri 14.4.12
Apparteniamo a un’epoca di svolte e dunque anche di bilanci. E questo vale anche per la filosofia, e per il nostro passato culturale recente. È, in effetti, un vero e proprio bilancio quello che viene proposto da Maurizio Ferraris nel Manifesto del nuovo realismo pubblicato da Laterza. Ferraris delinea qui un’alternativa filosofica che è un vero spartiacque, quella tra postmoderno e realismo. E la filosofia del postmoderno è, secondo Ferraris, l’ermeneutica, la teoria dell’interpretazione che sorge nella Germania del Cinquecento come disciplina connessa alla filologia biblica, e che ha, nel Novecento, in Hans Georg Gadamer, il proprio più significativo rappresentante. Il discrimine proposto da Ferraris è insieme storico e di prospettiva. A quella che viene vista come la koiné, come l’alveo dominante della filosofia degli ultimi decenni del Novecento verrebbe ora a sostituirsi, quantomeno in germe, una nuova lingua comune della filosofia che è quella del realismo.
Ferraris tipizza il postmoderno sulla base di un brevissimo passo nietzschiano che suona: «non ci sono fatti, solo interpretazioni». Questa definizione sintetica viene attribuita al postmoderno e alla filosofia che lo fonderebbe. Il postmoderno viene visto come una vera e propria ubriacatura dell’immaginario che indirizza verso il nichilismo. Se non ci sono fatti ma solo interpretazioni, si scivola inevitabilmente verso la negazione della realtà. Si nega cioè che esista un’oggettività, e dunque anche che a questa si possa fare riferimento per discriminare il vero dal falso sia sul piano della conoscenza sia su quello morale. In questo quadro molto critico Ferraris propone l’idea di un «realismo modesto» che riconosca cioè nella realtà, in ciò che è altro da noi, un elemento di attrito nei confronti del soggetto. Ci sono dunque consistenze «inemendabili» nel mondo. Per venire a un esempio di Ferraris, se dico a qualcuno di passarmi «quella» ciabatta, non ci sono possibilità di errore: se il mio interlocutore mi consegnasse un pettine o una scarpa sbaglierebbe. Ci sono poi «oggetti sociali». Sono tutte le iscrizioni che depositiamo nel mondo: testi, leggi, atti giuridici, contratti, messaggi inviati via posta elettronica o tramite il cellulare ecc. che dobbiamo invece riconoscere nel loro carattere costruito, interpretabile, derivato da una costruzione intellettuale spesso guidata dalla tecnica. Si tratta in quest’ottica di distinguere tra l’ontologia, la conoscenza di ciò che è, e l’epistemologia, la dottrina della conoscenza. La natura oggettiva attribuita agli oggetti naturali vale, in parte, anche per gli eventi storici. Anche l’Olocausto, se tutto fosse interpretazione, potrebbe divenire il frutto dell’invenzione di qualche storico incline ad accusare i nazisti di aver progettato un piano di sterminio degli Ebrei.
L’interpretazione di Ferraris, poiché di questo si tratta, è suggestiva ma poco oggettiva. In realtà Ferraris confonde interpretazione con l’immaginazione e degrada per altro l’immaginazione a un puro fantasticare, al sogno ebbro di un soggetto che ha perduto coscienza di sé e del mondo. Su questa via egli identifica, compiendo un vero e proprio ingiustificato cortocircuito, l’ermeneutica con il postmoderno, ed entrambi con una visione del mondo anti-illuministica e regressiva, involontariamente cinica proprio in quanto vuole sollevarci dal responsabile fardello della realtà e dell’oggettività.
Le cose andrebbero molto più circostanziate. Mi limito a pochissime osservazioni. Il postmoderno ha rappresentato uno stile culturale non egemonico, tra l’altro molto criticato a suo tempo, del quale già ci stavamo dimenticando. Il postmoderno poi, anche se ha enfatizzato il pluralismo culturale, non si è identificato con l’ermeneutica anche solo per il fatto che quest’ultima ha troppe anime per essere riassunta in una definizione inclusiva. Né l’ermeneutica si è consegnata, come movimento di pensiero, al postmoderno. Ferraris sembra dimenticarsi quello che, in quanto storico dell’ermeneutica, ben conosce. Trascura cioè il fatto che l’ermeneutica si è formata storicamente a contatto con un’esperienza oggettiva di primo livello, quella del confronto con il testo classico o biblico, che non può essere mai superato ma semmai attualizzato, compreso nel suo significato per il presente ma mai tradito. Come si può poi metter da parte che è l’esperienza della legge e della sua validità quella che guida il più grande rappresentante dell’ermeneutica contemporanea, Hans Georg Gadamer, nella sua opera maggiore, Verità e metodo? Qui viene in luce che la legge può essere esercitata soltanto in quanto può essere «applicata», e cioè solo in quanto l’interprete è in grado di adattare la norma, che va colta nel suo dettato e nella sua universalità, al caso singolo che ha tutta la sua consistenza. Non è dunque un’ansia di liberarci dalla realtà o dalla norma morale o legale a orientare l’ermeneutica al suo livello più rappresentativo e influente. È semmai la preoccupazione, che può essere anche molto conservatrice, di salvaguardare le tradizioni fondanti della cultura occidentale. Di qui, nel bene o nel male, mi sembra che si possa riprendere a discutere.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento