sabato 19 maggio 2012
Ancora il Gramsci di Luciano Canfora
BERTA GIUSEPPE, L'ESPRESSO del 18/5/2012 a pag. 163
Gramsci, la speranza tradita della libertà grazie all’Urss
L’ultimo libro di Vacca presentato ieri all’Auditorium di Roma La tragedia del prigioniero sulla base dei nuovi documenti
di Bruno Gravagnuolo
l’Unità 19.5.12 da Segnalazioni
COMPAGNI...VOI
OGGI STATE DISTRUGGENDO L’OPERA VOSTRA...CI PARE CHE LA PASSIONE
VIOLENTA DELLE QUESTIONI RUSSE...».La tragedia politica ed esistenziale
di Antonio Gramsci torna a riassumersi in queste righe del 14 ottobre
1926 indirizzate al Comitato centrale del partito russo. È uno dei nodi
ineludibili a cui rimanda l’ultimo volume di Giuseppe Vacca, presidente
della Fondazione Gramsci e tra i massimi studiosi del pensatore:Vita e
pensiero di Antonio Gramsci. 1926-1937 (Einaudi, pp. 367, Euro 33). Ieri
il libro è stato presentato all’Auditorium di Roma, con il musicologo
Giudo Salvetti, Silvio Pons, storico del comunismo, Cristina Comencini e
Bruno Cagli, presidente dell’Accademia di Santa Cecilia. Mentre alla
fine Antonio Gramsci Jr, figlio di Giuliano Gramsci, e Franco Fois,
hanno suonato musiche medievali e rinascimentali. Ma c’entra Santa
Cecilia con Gramsci? Parte del suo lessico familiare, perché in
quell’Accademia cento anni fa si diplomava in violino Julka Schucht,
moglie di Gramsci e prima ancora la sorella Asia.
Mille fili emotivi,
intessuti dal mito dell’Italia, che conduce la famiglia e le tre
sorelle Schucht all’incontro con il genio di quel piccolo sardo che
osava bacchettare tutto il gruppo dirigente bolscevico, prima di venire
incarcerato dal fascismo nel novembre 1926. Insomma si è parlato di
musica, di memorie familiari. Ma il fulcro sono state le novità del
libro di Vacca, specie nella «recensione» di Silvio Pons. Eccone alcune.
Primo, la lettera del 1926 non fu una semplice accusa «di metodo» ai
sovietici: non espellete Trotzski e l’opposizione. No, l’accusa era più
pesante. E cioè: voi russi vi state chiudendo in un orizzonte da
fortezza assediata e corporativa. Mentre per Gramsci occorreva
rilanciare la rivoluzione in Occidente con una «guerra di posizione»
graduale e attenta alle alleanze.
Altra novità, la lettera del
febbraio 1928 di Grieco a Gramsci in carcere, che fece infuriare il
prigioniero, perché «compromettente». Svelava che il Pci si interessava
fin troppo della liberazione di Gramsci, il che per il detenuto
inficiava ogni trattativa tra Urss e fascismo per giungere alla sua
liberazione. Questo intendeva Macis, giudice istruttore, quando disse a
Gramsci che i suoi amici lo volevano in galera. Ovvero: il regime non
poteva tollerare che il Pci rivendicasse meriti nella liberazione di
Gramsci. Ma in realtà né l’Urss né Mussolini intendevano liberare quel
«cervello». Troppo libero e geniale. Ingestibile. E il Pci? Gestì
Gramsci come poté e poi lo mise a frutto. Con la Costituente nel 1946 e
l’idea di una via democratica. Il suo ultimo messaggio in bottiglia.
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