domenica 20 maggio 2012
Borghesia nazionale: la disobbedienza figa dei figli di papà e l'antagonismo terroristico delle zecche
La nuova disobbedienza civile
La fioritura degli Indignati e le azioni di «Occupy» costringono a riflettere sulla lezione di Antigone e Thoreaudi Ennio Caretto Corriere La Lettura 20.5.12 da Segnalazioni
Dopo quella degli anni Sessanta, l'attuale fioritura di movimenti populisti e autonomisti in Europa è forse la più caotica e ingovernabile dalla fine della guerra mondiale. Dai Nimby ai No Tav ai «grillini» in Italia, dagli Indignados di Spagna ai «Pirati» in Germania, la protesta non solo contro l'establishment finanziario e industriale e i partiti, ma anche contro le istituzioni, si articola attraverso canali sempre più spontanei e assume dimensioni sempre più inquietanti. Figlia dell'attuale crisi economica, la più grave dalla Grande Depressione degli anni Trenta, minaccia la stessa stabilità sociale. E la minaccia senza offrire la prospettiva di grandi e giusti cambiamenti alla maggioranza dei cittadini, che osserva le leggi, quella «maggioranza silenziosa» elogiata dal presidente Richard Nixon proprio nei vulcanici anni Sessanta. Cambiamenti che nel corso della storia, quando non sono stati portati dalle rivoluzioni e dalle guerre, sono stati portati solo da pacifiche e massicce, non frammentate, campagne di disobbedienza civile.
«Disobbedienza civile» — o «Resistenza civile» come preferì chiamarla Gandhi, che ne fu un maestro — è un termine oggi in disuso. Ma rimane il migliore strumento a disposizione dei cittadini contro il «sistema» quando esso assuma aspetti iniqui. La disobbedienza civile, sottolineò il filosofo inglese Bertrand Russell, che se ne servì fin dagli anni Cinquanta per promuovere la causa pacifista, è il rifiuto attivo di obbedire a certe leggi, una opposizione non violenta a certi poteri, un rispettoso disaccordo con certi governi. Per avere successo deve possedere tre qualità: rispondere ai dettami condivisi della coscienza; essere un movimento di massa; e possedere capacità di persuasione. Chi la pratica, inoltre, deve essere pronto a pagare le proprie violazioni della legge anche con il carcere. In casi estremi, essa è una responsabilità morale di tutti i cittadini, come affermò Gandhi nella sua campagna contro il regime coloniale inglese.
Alcune delle pagine più luminose dello scorso secolo furono scritte proprio grazie alla disobbedienza civile. All'inizio dalle suffragette negli anni Dieci, il movimento che favorì l'estensione del diritto di voto alle donne, e più tardi dai sindacati, che ottennero il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Dopo la Seconda guerra mondiale — in America — dal Movimento dei diritti civili di Martin Luther King per l'integrazione razziale, e dai «Figli dei fiori» per la fine della guerra in Vietnam; nonché — in Sudafrica — dalla resistenza civile di Nelson Mandela. Queste pagine luminose furono macchiate da moti violenti, come quello all'interno del movimento studentesco francese nel '68. Ma dopo il crollo del Muro di Berlino e dell'Urss, interi popoli dell'Europa dell'Est dimostrarono di avere appreso la lezione della disobbedienza civile, dalla «Rivoluzione di velluto» della ex Cecoslovacchia alla «Rivoluzione arancione» dell'Ucraina.
Fenomeni di disobbedienza civile si riscontrano com'è noto già nell'antichità, per esempio nell'Antigone di Sofocle, dove la figlia dell'ex re Edipo sfida il nuovo re che le nega gli onori funebri al fratello Polinice, e paga con la propria vita. Ma in epoca moderna, la disobbedienza civile è costante compagna della democrazia. La auspicò il poeta inglese Percy Bysshe Shelley nel 1819 in The mask of anarchy («La maschera dell'anarchia»), una delle letture preferite di Gandhi, e la teorizzò un altro poeta, l'americano Henry David Thoreau, in Civil disobedience del 1848, pubblicato solo anni dopo: Thoreau rifiutò di pagare le tasse per protesta contro la schiavitù, e fu giustamente imprigionato.
Tutti questi precedenti indicano che è giustificata la protesta pacifica degli Indignati in Europa e di Occupy Wall Street in America, ma assolutamente non lo è la violenza dei No Tav e degli attentati a Equitalia, o degli anarchici greci. Per non parlare delle formazioni terroristiche che stanno rialzando il capo.
Sulla disobbedienza civile devono riflettere chi oggi protesta e coloro contro cui la protesta è diretta, affinché la loro dialettica dia frutti utili alla società. Nell'ultimo mezzo secolo si sono verificate due rivoluzioni contrarie: quella sociale e culturale degli anni Sessanta, scaturita dal basso; e quella economica degli anni Ottanta, imposta dall'alto, che ha ridotto i poteri dei cittadini facendo di loro innanzitutto dei consumatori. C'è il pericolo che la protesta degeneri, e che per neutralizzarla gli Stati la demonizzino. L'attuale maggioranza silenziosa, che in parte si sta allontanando in modo irresponsabile dalle urne, deve farsi sentire, come si era fatta sentire con le generazioni precedenti. Solo così restituirà alla politica il primato che le compete.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento