domenica 20 maggio 2012
Pubblicato l'Atlante di Roma Antica
Andrea Carandini, Paolo Carafa (a cura di): Atlante di Roma Antica. Biografia e ritratti della città, Electa
di Andrea Carandini Domenicale 20 maggio 2012
Roma, la Manhattan dei Cesari
Venticinque anni di ricerche, sette di lavoro: è l'atlante dell'Urbe. Più di una biografia Andrea Carandini ha ricostruito monumenti e luoghi. «Scienza e divulgazione insieme»
di Paolo Fallai Corriere La Lettura 20.5.12 da Segnalazioni
Che effetto poteva fare passeggiare per il Foro romano nel secondo secolo? Alzare lo sguardo verso i palazzi imperiali, sulle pendici del Palatino, sfiorare la Basilica Emilia e alle sue spalle l'enorme complesso dei Fori imperiali; soffermarsi tra i templi della Concordia e dei Castori? E su tutto, sopra il Campidoglio, la massiccia imponenza del tempio di Giove Ottimo Massimo? Finora potevamo solo immaginare lo stupore di fronte alla Manhattan dei Cesari, adesso possiamo vederlo. Arriva in libreria il 12 giugno una delle opere più complesse che siano state concepite nell'ambito della storia e dell'archeologia romana: l'Atlante di Roma Antica. Biografia e ritratti della città, curato per Electa da Andrea Carandini, coadiuvato da Paolo Carafa, che gli è subentrato nella cattedra all'università La Sapienza.
Venticinque anni di ricerche, sette di lavoro sull'opera, un secolo di attesa: sono i tempi di questo Atlante che si ricongiunge a quello che Carandini chiama «un formidabile precedente». È la Forma Urbis Romae di Rodolfo Lanciani, pubblicata tra il 1863 e il 1901. Un lavoro straordinario, portato avanti da Lanciani in solitudine, fu lui stesso a pagare i disegnatori. Dopo quattro generazioni il moderno Atlante di Roma — frutto di un progetto che ha unito La Sapienza e la Soprintendenza archeologica sotto l'egida del MiBac — si avvale delle più moderne tecnologie, non solo per i rilevamenti e il disegno, ma soprattutto per la gestione di milioni di informazioni, dalle fonti letterarie ai saggi scientifici. «Mancava fino a oggi — spiega Andrea Carandini — uno strumento conoscitivo globale di Roma antica degno degli inizi di questo secolo». E senza tanti giochi di parole l'archeologo, che ha dedicato una vita al Palatino, spiega la filosofia dell'opera: «Un documento scientifico capace di soddisfare l'occhio, filtrato dalla filologia, dalla critica e dall'intelligenza storica, capace di comunicare visioni serie e attraenti dell'Urbe sia al mondo degli studiosi, sia al largo pubblico». Quella che Carandini fa emergere è una visione divergente dello studio archeologico: da una parte l'ossessione del particolare, del singolo scavo, i cui risultati sono comprensibili solo a pochi. Dall'altra la sua scelta di percepire Roma «come una entità complessa, che per essere capita va compresa nel suo insieme, viva e mutevole». Una città «da sottrarre ai segreti e gelosi possessi, ai rivali potentati delle conoscenze, per un interesse culturale generale in cui tutto sia finalmente di tutti».
Nasce così, sulle 1.120 pagine con quasi 400 tavole, una città raccontata per immagini viste «da lontano», con ricostruzioni affascinanti, in cui le figure umane sono essenziali a capire proporzioni e vita vissuta tra i monumenti. E una città vista «da vicino» in porzioni che isolano periodi e fasi, scendendo al particolare del singolo ritrovamento. In ogni pagina vengono indicate le fonti, che siano una moneta antica, un testo letterario o un saggio scientifico. In ogni disegno i colori evidenziano i reperti e la parte ricostruita. «Roma è un cumulo di materiali — chiosa Carandini — quindi una realtà solida che tuttavia scorre e si modifica nel tempo, come un fiume di pietre. Noi abbiamo cercato di cogliere questo movimento. E adesso chiunque abbia un'idea diversa, una interpretazione nuova, si faccia avanti».
È la conferma che «Roma è una scoperta continua». Così Paolo Carafa ha potuto evidenziare il pentimento del doppio frontone del Pantheon e accogliere le ultime scoperte di Maria Antonietta Tomei sulla Domus Tiberiana. E osservando la basilica civile del governo di Massenzio e Costantino, si scopre anche l'origine delle misure della basilica di San Pietro: sono uguali.
L'opera è suddivisa in tre parti. Nella prima sezione è indagata la città nel suo insieme: il paesaggio naturale e quello storico, i suoi confini sacri e le suddivisioni amministrative, i luoghi della produzione e del commercio, le abitazioni private, le mura, la viabilità, gli acquedotti e le aree verdi. Nella seconda sezione vengono descritte le quattordici regiones augustee dell'Urbs: ogni capitolo è composto da un testo narrativo che traccia la storia della singola regio, mentre schede descrittive e didascalie sono destinate ai monumenti e alle opere d'arte. Conclude il volume una terza sezione, dedicata agli indici analitici e alla bibliografia. Straordinarie le ricostruzioni tridimensionali eseguite appositamente per il volume che nel suo insieme esamina, scheda e ricostruisce 13.000 monumenti di Roma antica, dal IX secolo avanti Cristo, al VI d.C. inseriti nei paesaggi del loro tempo, dalle capanne più antiche a San Pietro.
Andrea Carandini e Paolo Carafa sono molto orgogliosi del gruppo di lavoro, una trentina di giovani e giovanissimi, che hanno dato anni di impegno e di ricerche. E sono preoccupati. «In un Paese normale i contenuti di quest'opera sarebbero su Internet e questi ragazzi potrebbero continuare a lavorare per un aggiornamento necessario e costante. Costerebbe pochissimo — sostiene Carandini — e ci permetterebbe di non aspettare un altro secolo per una revisione. Oltre tutto questo lavoro, come si dice oggi, è un format: se ha funzionato per Roma può funzionare per qualsiasi città del mondo».
Un'opera che, in fondo, vede realizzare un sogno che Roma non è stata capace di concretizzare: quel Museo della città, che aspetta di essere realizzato, trova posto in libreria. «L'Atlante è il museo virtuale di Roma antica. E risponde alla filosofia che ci ha sorretto in questi anni — conclude Andrea Carandini: — risarcire il passato, ricostruendolo. Di fronte all'immensa complessità di Roma, non ci disperiamo, non siamo indifferenti».
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